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Giovedì 8 agosto 2013 - 20:58

Imu: il Tesoro fa i calcoli, il Pdl dice va abolita e basta

(ASCA) – Roma, 8 ago – Ancora nessuna certezza sulla sorte dell’Imu prima casa. Mentre il Tesoro rende noti i conti e le ipotesi di revisione dell’imposta, la politica fatica a trovare una soluzione definitiva del problema. Il ministero ha messo a punto 9 ipotesi di revisione dell’Imu. ”Il documento – si legge in una nota – non ha la pretesa di essere esaustivo, ma cerca di tener conto di quanto e’ emerso negli ultimi mesi, nel dibattito politico, negli interventi accademici, nelle audizioni parlamentari, nei rapporti degli organismi internazionali. Il documento e’ organizzato in schede che riportano, per ogni tipo di intervento, l’impatto di gettito e gli effetti distributivi sui contribuenti. Se le prime 8 riguardano ipotesi di intervento sulla fiscalita’ immobiliare applicate a decorrere dall’anno 2014, la nona riguarda l’abolizione del versamento della prima rata dell’IMU relativa all’anno 2013”, che, secondo il ministero, avrebbe effetti negativi sul gettito dell’IMU 2013 pari a 2.426,4 milioni di euro, di cui circa 2,1 miliardi ascrivibili alle abitazioni principali (di proprieta’ individuale, indivisa e IACP) e circa 0,3 miliardi alla componente terreni e fabbricati rurali. Secondo il ministero dell’Economia, quindi, l’eliminazione totale dell’Imu sulla prima casa ”avrebbe un effetto fortemente regressivo” sull’economia. Nel 2012, osserva il Mef, i versamenti relativi all’IMU per l’abitazione principale sono ammontati a circa 4 miliardi di euro su base annua di cui circa 3,4 miliardi ad aliquota base e 0,6 miliardi per le maggiorazioni delle aliquote deliberate dai comuni. L’esenzione totale avrebbe quindi effetti negativi sul gettito per circa 4 miliardi di euro. Di questa beneficerebbero i circa 17,8 milioni di contribuenti che hanno effettuato versamenti IMU per abitazione principale, per un importo medio di circa 227 euro. ”L’esenzione dall’IMU dell’abitazione principale avrebbe un effetto fortemente regressivo: il beneficio – si legge nel documento del Mef – aumenterebbe al crescere del reddito complessivo. I contribuenti con redditi tra i 75 mila euro e i 120 mila euro risparmierebbero infatti 455 euro e quelli con redditi superiori a 120 mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti piu’ poveri sarebbe sensibilmente inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10 mila euro il risparmio sarebbe di soli 187 euro. Ma alla politica i numeri interessano meno e continua la battaglia sull’abolizione tout court dell’imposta. Per il Pdl, in particolare, si tratta di una promessa, non solo elettorale, ma dello stesso governo Letta. E’ chiaro l’ex presidente del Senato Renato Schifani: ”La decisione di abolire l’Imu sulla prima casa e’ politica, spetta al governo assumerla e al Parlamento approvarla. Chiediamo al presidente Letta di mantenere gli impegni assunti. Le ipotesi e le valutazioni dei tecnici del Ministero dell’Economia, che noi conoscevamo e che oggi vengono rese di dominio pubblico, non spostano di una virgola la nostra posizione”. Stesso tono per il presidente della commissione Finanze delle Camera, Daniele Capezzone (Pdl): ”Le analisi, gli scenari e le simulazioni del Mef sono sempre utili per approfondire, ma ora e’ il tempo delle decisioni. L’Imu sulla prima casa va abolita. Pacta sunt servanda”, cui fa eco un altro big del partito, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri: ”Lo diciamo con pacatezza ma con chiarezza – avverte -. Non serve sfoggiare un menu di ipotesi sull’Imu. La tassa sulla prima casa va tolta e basta. Le esercitazioni sui siti sono tempo perso. Il Mef prenda atto e agisca di conseguenza. Enrico Letta e’ una persona seria e ha condiviso fin dal primo momento questo obiettivo”. Sul fronte opposto, interviene il numero uno dei Democratici, Guglielmo Epifani che, nella direzione del partito – ancora in corso – affronta il nodo Imu in modo prudente ma chiaro: ”Su Iva e Imu – avverte – cerchiamo soluzioni logiche e compatibili; e bisogna metter mano a una assenza decennale di politica industriale. Questo e’ cio’ che noi vogliamo fare e lo diciamo con chiarezza al Paese”. Al momento, quindi, per i contribuenti nessuna certezza, anche se il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, assicura che la rata di settembre non ci sara’: ”Non si puo’ far pagare a settembre cio’ che non si e’ fatto pagare a giugno”. lus

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