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Mercoledì 7 agosto 2013 - 09:53

Giustizia: Vietti, politica debole delega a magistratura

(ASCA) – Roma, 7 ago ”Non c’e’ dubbio che la politica e’,allo stato, un potere debole e la magistratura, in confronto,gode di miglior salute. Ma quest’ultimo non e’ un dato ne’negativo ne’ scontato in un Paese in cui i magistrati debbonofronteggiare una criminalita’ comune e organizzata tra lepiu’ agguerrite e una domanda di giustizia tra le piu’elevate d’Europa. C’e’ del merito, non della casualita’ inquesto. Per altro e’ la politica ‘debole’ che delega allamagistratura la soluzione di molti problemi socio-economiciche non sa risolvere”. Cosi’ inizia la lettera inviata alCorriere della Sera dal vicepresidente del Csm, MicheleVietti, in risposta ad un editoriale di Angelo Panebianco cheieri aveva definito la riforma della giustizia ”la piu’difficile”.

”Certo – argomenta Vietti nella missiva – ogni corporazionenon ama le riforme che la riguardano. Ma tra il 2006 e il2007 due diversi governi sorretti da opposte maggioranzehanno profondamente riformato l’ordinamento giudiziario, tral’altro, proprio sui criteri di reclutamento e le promozioniche evoca Panebianco. Forse conviene intanto applicarli senzadebolezze e il Csm e’ impegnato a farlo, non senza contrastiche vedono paradossalmente invertite le posizioni’correntizie’ interne rispetto alle posizioni politicheesterne”. ”Quanto alla separazione delle carriere, al ruolodel pm, all’obbligatorieta’ dell’azione penale e alfunzionamento del Csm che Panebianco definisce i ‘nodi difondo’, non c’e’ accordo non nella magistratura ma nellapolitica, nell’accademia e nel foro sulla loro rilevanza esoluzione. Gia’ oggi grazie alle incompatibilita’ e’difficile e poco praticato cambiar carriera. Non credo -spiega Vietti – che una falange di pm a vita,autoreferenziale e non dipendente dall’esecutivo,tranquillizzerebbe chi ne lamenta gli eccessi”. Secondo Vietti ”sarebbe opportuno chiarirsi le idee sucosa si intenda per ‘riforma della giustizia’, dato checiascuno vi attribuisce un significato diverso. Se anche sifacessero interventi per introdurre ‘un po’ di efficienza’come dice Panebianco, credo sarebbero benvenuti per ilcittadino, piu’ interessato a una risposta celere eprevedibile che non alle fumisterie dei rapporti di forza trai poteri. I ‘giuristi puri’, sono tali non perche’ astrattima perche’ soggetti solo alla legge. Quella legge che scrivela politica”. In un ‘post scriptum’ Vietti aggiunge ”cosadiversa e’ valutare l’impatto delle proprie dichiarazioni: seproprio non si possono evitare in generale, occorre evitarlesempre sui propri processi”.

brm/lus

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