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Mercoledì 7 agosto 2013 - 14:48

Dl fare: Morassut (Pd), Senato sopprima norma su modifica sagoma edifici

(ASCA) – Roma, 7 ago – ”Mi auguro che al Senato, dov’e’ invotazione il decreto del Fare, si possa efficacemente tornaresulla soppressione dell’art.30 del testo, quello cheintroduce nuove norme edilizie che consentono la demolizionee la ricostruzione con CIA, anche modificando la sagoma degliedifici”. Lo scrive il deputato del Pd Roberto Morassut,responsabile urbanistica per il suo partito. ”La questione non e’ tecnica – spiega – ma di granderilievo politico. Con quelle norme si abbraccia in modoestremistico una visione della trasformazione urbana puntualee senza alcuna idea d’insieme del risanamento e dellacosiddetta rigenerazione urbana. Una idea di presuntorecupero nella quale la pura edilizia uccide l’urbanistica omeglio il puro profitto uccide la prerogativa pubblica dipianificare la trasformazione urbana equilibrando vantaggiprivati e benefici pubblici. Con questo tipo di misure siproducono diverse conseguenze negative. Si stravolge lanormativa edilizia in modo puntiforme e senza organicita’producendo confusione e non semplificazione cosi’ come e’accaduto coi vari Piani casa. Si riduce la possibilita’ dientrate finanziarie per i Comuni perche’ il recupero urbanoper interventi diretti e puntuali anziche’ soggetti aconvenzione impedisce di ottenere oneri concessori e diurbanizzazione adeguati. Infine si entra nella trasformazionedei centri storici in modo aggressivo mettendo a rischio lapreservazione dei tessuti consolidati nei secoli delle nostrebellissime citta’ storiche”. ”Vale la pena di ricordare – continua Morassut – chequesta stessa norma, inserita lo scorso anno nella leggeurbanistica regionale della Lombardia, era stata dichiarataincostituzionale dalla Corte per cui si e’ ritenuto chemodificando la normativa nazionale del 380 – peraltro non e’quello il riferimento legislativo da modificare per evitareil rischio della incostituzionalita’ – tutto potesse essererisolto”. ”Queste norme – conclude – sono rozze e semplicistiche,tutt’altro che semplificatorie, e chi le sostiene deveritenere evidentemente che le nostre citta’ possano esseretrattate come le megalopoli asiatiche o sudamericane che,spinte da un turbo-capitalismo senza civilta’, debbonotrasformarsi nel giro di pochi anni per recuperare secoli diarretratezza e di miseria. Da noi e’ diverso. La forma dellenostre citta’, soprattutto nelle parti storiche, non e’ unasovrastruttura culturale e preservarle non e’ grettoconservatorismo. L’impronta e la forma urbana – nei tessutistorici – e’ per noi una risorsa economica e turistica eanche un fattore identitario irrinunciabile”. com/sgr/lus

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