Header Top
Logo
Domenica 25 Giugno 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Politica
  • Crisi: Brunetta, un ‘tesoro’ da 4 mld nascosto in Bankitalia

colonna Sinistra
Lunedì 29 luglio 2013 - 10:40

Crisi: Brunetta, un ‘tesoro’ da 4 mld nascosto in Bankitalia

(ASCA) – Roma, 29 lug – ”Da una decina di giorni il ministrodell’Economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni hafinalmente cominciato a seguire i consigli che da tempo glivengono rivolti dal Pdl”. Cosi’ Renato Brunetta, capogruppodel Pdl alla Camera, in un editoriale pubblicato da ‘IlGiornale’.

”Facciamo un’ulteriore proposta. Una proposta vincente,sotto tutti i punti di vista. Win-win-win, direbbero gliinglesi, perche’ dalla rivalutazione del capitale della Bancad’Italia derivano benefici per tutti: per le banche; per leimprese e le famiglie, che vedono riaprire nei loro confrontii rubinetti del credito; per lo Stato, che trae vantaggio intermini di gettito (l’operazione potrebbe portare nelle cassepubbliche fino a 4 miliardi di euro)”, sottolinea Brunetta.

”Tutto inizio’ nell’ormai lontano 2005. Grande battagliaper riorganizzare il settore delle banche, con quella che poidiverra’ la Legge 262: ‘Disposizioni per la tutela delrisparmio e la disciplina dei mercati finanziari’. Tra lenovita’ introdotte da quella Legge, – spiega Brunetta – ilcomma 2 dell’articolo 19 recita che la Banca d’Italia ‘e’istituto di diritto pubblico’. Se la banca e’ un istituto didiritto pubblico, non vi possono essere altri proprietari chenon siano lo Stato. Ma, nella lunga tradizione della Bancad’Italia, cosi’ non e’ mai stato. Contraddizioni della storiae del parto difficile che, nel lontano 1933, porto’ allanascita della nostra banca centrale. Il capitale di alloraera pari a 300 milioni. Con la nascita dell’euro e con scarsafantasia fu semplicemente tradotto nel nuovo conio: per cuiancora oggi ammonta appena a 156.000 euro. Una bazzecola.

Specie se si considera che il totale delle riserve finoraaccumulate (31 dicembre 2012) ammonta a piu’ di 22,6 miliardidi euro”.

”L’anomalia era evidente e il legislatore del 2005 decisedi porvi rimedio. Stabili’, infatti che ‘e’ ridefinitol’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sonodisciplinate le modalita’ di trasferimento, entro tre annidalla data dell’entrata in vigore della presente legge, dellequote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia inpossesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri entipubblici’. Mai norma fu cosi’ precisa e, forse proprio perquesto, disattesa. Da allora gli anni passati sono pari apiu’ del doppio, ma il capitale rimane quello del 1933. Erestano piu’ o meno identici gli azionisti di riferimento: 64enti di cui solo 58 con diritto di voto. L’assolutamaggioranza dei quali (51) appartenenti al settorebancario”, aggiunge Brunetta.

”La soluzione migliore, in linea con quanto accade nelresto d’Europa, sarebbe quella di ‘liquidare’ i vecchiazionisti e trasferire interamente il capitale nelle manidello Stato. Se non si e’ adottata questa soluzione, ilmotivo e’ stato prevalentemente di carattere economico. E’chiaro, infatti, che disciplinare ‘le modalita’ ditrasferimento’ significherebbe un cospicuo esborsofinanziario. Ecco allora la soluzione, se si vuoleprovvisoria, in attesa che lo Stato trovi i soldi perrilevare le quote possedute dalle banche. Se ne rivaluti ilvalore facciale, sulla base dei parametri correnti, tenendoconto del valore effettivo delle riserve e si consenta aglistockholder di apportare le opportune variazioni dibilancio.

Ne deriverebbe un rafforzamento patrimoniale e quindi unbeneficio indiretto alle imprese, sotto forma di maggioredisponibilita’ all’erogazione del credito. Al tempo stesso lesingole banche realizzerebbero delle plusvalenze, cheandrebbero tassate, facendo cosi’ contento l’Erario, chepotrebbe contare di un cespite aggiuntivo. Se non e’ l’uovodi Colombo, poco ci manca”, conclude Brunetta.

com-ceg/lus

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
Torna su