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Mercoledì 24 luglio 2013 - 16:59

Camaldoli: Bianchi, anche oggi problema e’ dare pensiero alla politica

(ASCA) – Roma, 24 lug – Nella societa’ globalizzata ecomplessa la politica e’ chiamata ad un ruolo di particolareresponsabilita’, purtroppo ”in questa politica c’e’ unalatitanza del pensiero” che rende piu’ difficile allapolitica di individuare i problemi e compiere le necessariescelte.

Ad affermarlo e’ Giovanni Bianchi, storico esponente delmovimento cattolico democratico (ex presidente delle Acli eattuale presidente dell’Associazione nazionale dei partigianicristiani), spiegando il senso del convegno organizzato oggia Roma in collaborazione con Acli, Istituto Sturzo e Fuci, a70 anni dal Codice di Camaldoli, il documento che nel 1943 hapreceduto la caduta del fascismo dando dei riferimenti nuovi,democratici, al mondo cattolico in vista della ricostruzionedel Paese.

Nel ’43, riuniti nell’eremo di Camaldoli, giovanicattolici sensibili alla dimensione sociale e democratica,quali Vittorino Veronese, Ludovico Montini, Orio Giacchi,Paolo Emilio Taviani, Guido Gonella, Giorgio La Pira, GiorgioBalladore Pallieri, Antonio Amorth, svilupparono lapreoccupazione sociale di Giuseppe Toniolo centrando la lororiflessione sui diritti ”da riconoscere” secondo quelloschema del personalismo cristiano che messo a fuoco daJacques Maritain fu portato all’interno della Costituente dai”professorini” Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, GiuseppeLazzati, Aldo Moro e Amintore Fanfani.

”Come allora – spiega Bianchi – c’e’ da affrontare unvuoto che e’ rappresentato dalla latitanza del pensiero inquesta politica”.

All’osservazione che in questo periodo si sono succedutiappuntamenti del mondo cattolico come quelli di Todi 1,2 e 3Bianchi sottolinea che ”questi, non sono in linea conquell’avvenimento di 70 anni fa, hanno una natura ben diversadalla preoccupazione che mosse l’incontro di Camaldoli nel1943 e che si vorrebbe caratterizzasse la nuova Camaldolioggi”.

”Il tema che oggi si impone e’ pensare ad una sortitadell’Italia all’interno della globalizzazione con tutto ilcarico delle disuguaglianze dell’attuale societa”’. ”Se ripercorriamo la storia, almeno quella europea eoccidentale, vediamo – dice Bianchi – che per un lungoperiodo il pensiero politico non ha valorizzato tutte e trele parole simbolo e riferimento dei grandi cambiamentistorici e dei diritti dei popoli: mi riferisco alla parolafraternita’, la terza parola della rivoluzione francese,liberte’ ed egalite’, che e’ rimasta abbastanza dimenticata.

E’ da qui che dobbiamo ripartire e in questa chiave c’e’ unariflessione da fare sulla crisi”.

Sull’ambizione di pensiero e di ricerca che questocomporta, Bianchi fa osservare che ”Non puo’ certo esseredefinito nello spazio di un convegno di una o due giornate:c’e’ bisogno di un percorso che noi immaginiamo di un paioanni. Un percorso che riprenda dalle scadenze della memoria,ma che guardi avanti senza esclusioni di nessuno. Ne’ ildiscorso deve essere rivolto solo ai cattolici, e sviluppatoper i cattolici. L’iniziativa deve essere aperta a tutti icontributi e rivolgersi al Paese nella sua globalita’. Quellodi cui si sente il bisogno e’ una riflessione che porti arivalutare, e a dare contenuto e tensione, alle politiche,come diceva Aldo Moro”.

Alla osservazione provocatoria che se Camaldoli hapreceduto la caduta le fascismo oggi la nuova Camaldolipotrebbe precorrere la caduta del berlusconismo, Bianchi hadetto ”accetto la provocazione, ma se si assume ilberlusconismo come tendenza al populismo e alla demagogia”.

In ultima analisi proprio quella ”latitanza del pensiero”che affligge la politica.

min/sat

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