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Mercoledì 5 giugno 2013 - 08:50

Riforme: l’accelerazione del governo, da oggi si fa sul serio

(ASCA) – Roma, 5 giu – Accelerazione e’ la parola piu’ usatadagli osservatori in riferimento alla pubblicazione ieri serada parte del governo dei 35 nomi dei componenti dellacosiddetta Commissione dei saggi chiamati a spianare lastrada delle riforme – o quanto meno a togliere il maggiornumero di ostacoli – a vantaggio del Parlamento che entrera’in gioco con il Comitato dei 40, composto da 20 deputati ealtrettanti senatori, con il compito proprio di unacommissione parlamentare referente, che cioe’ prepara untesto che passera’ all’esame e all’approvazione dei due ramidel Parlamento.

Una accelerazione comprovata dal fatto che i nomi deicomponenti la Commissione erano attesi per venerdi’. Attesache era degli stessi interessati che erano statiinformalmente ”allertati”.

Fin qui in estrema sintesi la novita’ per cosi’ dire’tecnica’ del capitolo riforme. Politicamente questoevidenzia anzitutto una volonta’ a ”fare sul serio”.

Avvisaglie non sono mancate e la prima, la piu’ forte, e’stata quella proveniente dal Quirinale con il presidenteNapolitano che nella cornice solenne della festa dellaRepubblica ha dato un forte impulso al progetto di riformeistituzionali delineando anche un ”ragionevole” arco ditempo indicato in 18 mesi, all’interno del quale, ha detto,la riforma ”si puo’ fare”.

L’accelerazione del governo a questo punto e’ piu’ di unarisposta. E’ l’evidenza di un lavoro in tandem, di una intesaQuirinale-Palazzo Chigi per fare uscire i partiti dalletrincee della polemica politica e pressapochismoistituzionale.

I 35 saggi – 10 in piu’ rispetto alle attese della vigilia- venerdi’ saranno ricevuti al Quirinale e c’e’ dunque daattendersi una nuova riflessione-sollecitazione da parte diNapolitano. Sempre venerdi’ (salvo anticipazione a domani) ilgoverno nel Consiglio dei ministri dovrebbe varare il disegnodi legge costituzionale per l’iter della grande riformaistituzionale che dovrebbe aprire sul serio ad una secondaRepubblica (quella calcolata tale fino ad oggi e’ piu’ chealtro una finzione degenerativa della prima).

Sul piano ancora piu’ strettamente politico si cogliel’esistenza all’interno dello stesso governo di un nucleomaggiormente sensibile al problema e maggiormente in sintoniacol Quirinale: si tratta ovviamente del presidente delConsiglio Enrico Letta, coaudiuvato dal Pdl GaetanoQuagliariello (piu’ che il vicepremier Alfano) e il ministroper i rapporti col Parlamento Dario Franceschini. Sono loro,a quanto risulta che – d’intesa sempre col Quirinale – hannomesso a punto la lista dei 35 saggi.

Ma l’effetto politicamente meno vistoso, ma piu’ pesante,lo si ha nel piu’ ampio quadro politico, dove per il solofatto del messaggio (concreto) della volonta’ a fare sulserio ha mostrato tutta la vecchiaia e la debolezza di unacontrapposizione polemica e pseudo ideologica su’presidenzialismo-Si’ e ‘presidenzialismo-No’, come se laquestione fosse risolvibile come ad una sfida sportiva.

A fare bene sperare e’ la composizione stessa dellaCommissione dei saggi dove il tasso di competenza e’decisamente alto e soprattutto senza vistosi squilibri diorientamento.

Molto, ieri, ha aiutato la direzione nazionale del Pd doveil segretario Epifani ha a suo modo invitato a non faretifoserie e lasciare la questione alla trattazione nelle sediappropriate con esplicito riferimento al Parlamento e con lamessa al bando dell’uso politicamente strumentaledell’argomento riforme, magari ai fini interni di partito. Lostesso Epifani ha invitato a riflettere che a fronteggiarsisono due strade ambedue legittime su cui si dovra’ riflettereprima di iniziare il cammino.

Cosa prevedere? C’e’ la sensazione di un gia’ visto,quell’esperienza della Bicamerale (prima con De Mita-Jotti epoi con D’Alema) che si arenarono su problemi di giustizia.

Comunque in quell’occasione si fronteggiarono le scelte traun sistema di governo del premier (modello Westminster) e ilsemipresidenzialismo alla francese (anche se ‘temperato’). E’da li’ che sicuramente si dovra’ ripartire sapendo che questavolta non ci sono paracadute o via di fuga. Se fallisce lariforma si apre la strada ad una rissa politica cheprodurrebbe solo disaffezione dei cittadini e tantopopulismo. E quello di Grillo non e’ necessariamente ilpeggiore.

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