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Giovedì 23 maggio 2013 - 13:30

Mafia: Grasso, Falcone e Borsellino provocato rivoluzione…(1 update)

(ASCA) – Roma, 23 mag – ”Giovanni (Falcone) e Paolo(Borsellino) avevano provocato una vera e propria rivoluzionedelle coscienze, trasformando l’atavica rassegnazione allaconvivenza con il fenomeno mafioso nella convinta reazione adun sistema di malaffare e ingiustizie. I loro valori e i loroideali hanno aperto una nuova fase: dal silenzio complice diun tempo ad un consapevole risveglio. E’ un enorme passoavanti. Il Paese, quello della gente comune si e’ dimostratostraordinariamente ricettivo nel coltivare una rinnovatacoscienza civile”. Lo afferma il presidente del SenatoPietro Grasso intervenendo a Palermo alla commemorazionedella strage di Capaci.

”Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – ricorda Grasso -hanno vissuto e lavorato per un ideale di giustiziaconsiderata non solo come professione ma anche, prima ditutto, come obbiettivo, come valore. In fondo era il lorolavoro, semplice onesto servizio. Troppo spesso questoessere semplicemente servitori dello stato e’ stato pagatocon la vita. A Palermo Giovanni e Paolo cominciarono alavorare in modo nuovo, non solo nelle tecniche d’indagine,ma nella consapevolezza che il lavoro dei magistrati nellalotta alla mafia non poteva essere soltanto una distaccataopera di repressione: era necessario che si trasformasse inuna spinta verso un cambiamento culturale”. Grasso spiega come Falcone fosse ”una persona timida,seria, taciturna ma di un’ironia e un umorismo particolari.

La sua qualita’ piu’ evidente era la capacita’ di soffrire,di sopportare molto piu’ degli altri, senza arrendersi mai.

La sua tenacia era proverbiale. Giovanni si rialzava sempre.

Era allenato alla lotta, si riparava dietro un perenne scudo,in una costante autodifesa… Aveva l’orgoglio di unadignita’ antica ed era restio a manifestare il benche’ minimosegno di debolezza. Quante sconfitte dopo ogni successo,quante delegittimazioni in ogni snodo della sua vita e dellasua carriera”.

Il presidente del Senato, gia’ magistrato a Palermo,ricorda che ”quando scherzavamo sull’idea della morte, conironia esorcizzante, Paolo era solito dire a Falcone:”Giovanni, finche’ sei vivo tu, io sto tranquillo”. Dopo il23 maggio 1992 l’espressione di Paolo, sempre tendente alsorriso, si trasformera’ in una maschera di tensione e didolore. Fu chiamato dalla sua coscienza – sostiene Grasso – araccogliere il lascito pericoloso del suo amico e collega, esebbene fisicamente e moralmente distrutto per la perdita diGiovanni ne assunse la pesante eredita’ con la precisaconsapevolezza che presto avrebbe seguito il suo destino;aveva deciso di continuare e si era buttato senza un attimodi tregua nelle indagini, imponendosi ritmi massacranti conl’ansia di una vera lotta contro il tempo. Questo il suogrande insegnamento: ”Andare avanti pur sapendo qualedestino ti attende””. Grasso continua: ”Voglio ripeterequel che rispondeva agli amici che gli consigliavano diandare via da Palermo, di mollare tutto, di lasciare ilcompito ad altri: ”Non e’ amico chi mi da’ questi consigli.

Gli amici sinceri sono quelli che condividono le mie scelte,i miei stessi ideali, i valori in cui credo. Come potreifuggire, deludere le speranze dei cittadini onesti?””. njb

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