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Mercoledì 22 maggio 2013 - 18:30

Riforme: ‘maquillage’ al Porcellum, solite distanze su modifiche a Costituzione

(ASCA) – Roma, 22 mag – Solo un ”ritocchino” al Porcellum, almeno per ora. E’ questo l’accordo raggiunto dalla maggioranza (Pd-Pdl-Scelta civica) dopo un’intensa giornata dedicata alle riforme istituzionali, in previsione del 29 maggio, mercoledi’ prossimo, quando il premier Enrico Letta iniziera’ la seduta delle Camere dedicata al tema, intervenendo al Senato, con l’obiettivo dell’approvazione di una mozione con cui impegnare l’esecutivo alla realizzaione di alcuni obiettivi. Si e’ iniziato stamattina presto, alle 8, con il vertice a palazzo Chigi, si e’ chiuso il confronto poco dopo le 16 quando le commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato si sono riaggiornate a martedi’ 28 per proseguire l’audizione di Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme costituzionali. Malgrado gli sforzi messi in campo da governo e gruppi parlamentari, l’accordo di merito sembra ancora lontano. C’e’ pero’ l’impegno alla riformulazione delle norme elettorali prima della pausa estiva. L’intesa sembra infatti riguardare solo la ”messa in sicurezza” della legge elettorale, come chiesto da Letta nel suo discorso d’investitura alle Camere. Il che significa evitare, nel caso di crisi di governo, di tornare alle urne con il Porcellum. Eppure, a ben guardare, l’accordo non e’ precisato nei dettagli anche in questo caso. Il Pdl vorrebbe fissare una soglia (intorno al 40%) per ottenere il premio di maggioranza alla Camera o cancellare del tutto il premio in modo che la ripartizione dei seggi avvenga in modo proporzionale. Il Pd preferirebbe invece tornare al Mattarellum (25% di seggi alla Camera assegnati proporzionalmente, collegi per il restante 75% e soglia di sbarramento fissata al 4%. Del problema si e’ discusso anche nella riunione del gruppo Pd della Camera con il segretario Guglielmo Epifani. Roberto Giachetti, Pd, vicepresidente della Camera, gia’ protagonista di un prolungato sciopero della fame con l’obiettivo della riforma elettorale, preferisce usare l’ironia: ”Dopo aver ascoltato il ministro Franceschini all’assemblea dei deputati Pd e il ministro Quagliariello alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, constato che sulla questione relativa all’intervento di ‘salvaguardia’ dicono cose simili ma non uguali”. La riunione di maggioranza sulle riforme e’ stata aperta in mattinata dal premier Enrico Letta, che ritiene il percorso della riforma costituzionale una priorita’ nell’azione del governo. Da Bruxelles, a conclusione del Consiglio europeo, dichiara convinto a fine pomeriggio che ”la legge elettorale si fara’ entro l’autunno”. Per Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, l’intesa sul ritocco della legge elettorale consiste nel ”fare una riforma minimalista che ricostituzionalizzi il Porcellum e possa essere utilizzata se, Dio non voglia, si va alle elezioni in tempi brevi”. Nella riunione congiunta delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato che lo audiva, il ministro Quagliariello ha esposto con sobrieta’ l’elenco delle questioni in campo, sulle quali c’e’ da anni solo un accordo di massima: riduzione del numero parlamentari, fine del bicameralismo perfetto, possibile introduzione nel sistema istituzionale italiano del semipresidenzialismo con elezione diretta del Capo dello Stato con i necessari contrappesi istituzionali, nuovi regolamenti parlamentari. Il ministro ha invitato a evitare sia il ”conservatorismo istituzionale di chi sostiene che la nostra Costituzione del 1947 e’ la migliore del mondo”, sia l’ossessione ”per la modellistica istituzionale fine a se stessa”. I vari interventi dei rappresentanti dei gruppi parlamentari hanno piu’ o meno convintamente condiviso i temi posti da Quagliariello ma non si e’ entrati nel merito dei poteri della Convenzione sulle riforme, che dovrebbe essere formata dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, a cui dovrebbe essere affiancata una commissione formata da ”esperti”. La giornata di oggi dedicata alle riforme, pur di sicuro interesse, si e’ chiusa ancora una volta con il limite di segnalare che tutti vorrebbero le riforme del sistema istituzionale ma non si sa come e quando. Forse si fara’ solo la riforma-maquillage della legge elettorale prima della pausa per le vacanze estive. gar/vlm

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