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Sabato 27 aprile 2013 - 19:28

Governo: formula di rinnovamento in salsa Marini (nota)

(ASCA) – Roma, 27 apr – Chissa’ cosa stara’ pensando FrancoMarini nel vedere il suo partito dare vita alla formulapolitica delle larghe intese, uscita bocciata per iniziativadi un reggimento di franchi tiratori in sede istituzionaleper il Quirinale. Chissa’ cosa stara’ pensando Romano Prodi,candidato sprecato sul fronte di una alternativa politicaorgogliosamente proclamata subito dopo.

Il governo a tre Pd-Pdl-Sc e’ un fatto, con le innovazioniche sono state proposte: accanto a vecchie glorie come EmmaBonino, risorse piu’ fresche vengono messe alla stanga(l’invito era di De Gasperi), per una fase politica chevolenterose portavoci del Pd hanno definito del ”fare”,riecheggiando espressioni care alla forza politica ieriavversaria ed oggi alleata.

Come escono le due coalizioni che si sono fronteggiatealle elezioni politiche recenti? Se il centrodestra perde dueframmenti, rispettivamente Fratelli d’Italia e Lega Nord perragioni piu’ strumentali che sostanziali, il campo delcentrosinistra appare attraversato da turbolenze piu’pesanti. Uno dopo l’altro sono stati sacrificati leader comeMarini, Prodi, Bersani, D’Alema, arrivando alla rottura conl’alleato scelto per governare il Paese, Sinistra Ecologia eLiberta’, alleato con il quale si era dato avvio allalegislatura, con la elezione dei Presidenti di Camera eSenato. Appare un indebolimento non da poco di uno deipilastri del sistema politico vigente, anzi, del teoricovincitore delle elezioni alla Camera. Il processo popolare di selezione della classe dirigentecon le primarie viene accantonato, con una rotturasostanziale del contratto stipulato con quella parteimportante di elettorato che vi aveva creduto ed aderito.

Difficile non vedere nella marginalita’ assunta dal Pd intutto il processo di costruzione del nuovo esecutivo,l’avanzata di nuove ipotesi per il futuro del partito,inclusa la stessa aspirazione alla leadership da parte diRenzi che appare gia’ obsoleta, alla quale si oppone (nonnella carica di segretario evidentemente), quella che apparepiu’ matura del neo presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Le ragioni avanzate dal Presidente Napolitano per le suescelte sono note. In larga misura appartengono alla stessacategoria di quelle che orientarono, oltre un anno e mezzofa, la sua decisione di dare vita ad un governo tecnicopiuttosto che anticipare la chiamata alle urne. Il futuro cidira’ se da esse scaturiranno percorsi virtuosi. Per intantoun risultato puo’ essere indicato: il bipolarismo conclamatodal 1994 in poi non esiste e la presenza di Cinque Stelle nee’ esplicita testimonianza. Davanti all’esecutivo stanno orale strade di un rinnovamento delle regole dellarappresentanza parlamentare da condurre con l’obiettivo nondi esorcizzare l’esistenza di Grillo bensi’ di rimuoveredetriti che si sono nel tempo accumulati per ragioni diconvenienza, come e’ avvenuto con il Porcellum. Mal’alternativa non sono le sirene che portarono nel 1991 esuccessivi a strappi referendari con il solo risultato diridurre la partecipazione elettorale in Italia anche sotto il50% (si vedano Sicilia e recentemente Friuli).

Il discorso programmatico di lunedi’ del Presidente delConsiglio offrira’ la chiave per cominciare ad interpretareil nostro futuro: se saranno le giaculatorie che guardanoalla piazza ma prive di sostanza sulla riduzione dei costidella politica piuttosto che il rimborso dell’Imu finanziatoa carico del sistema della previdenza, la strada delrinnovamento autentico non sara’ imboccata.

dir/

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