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Lunedì 22 aprile 2013 - 16:29

Quirinale: discorso insediamento Napolitano del 2006

(ASCA) – Roma, 22 apr – Di seguito il discorso d’insediamentodel Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,pronunciato nell’Aula di Montecitorio il 15 maggio 2006,davanti alle Camere riunite. ”Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevolisenatori, signori rappresentanti delle Regioni d’Italia, e’con profonda emozione che mi rivolgo a voi in quest’Aulanella quale ho speso tanta parte del mio impegno pubblico,apprendendo dal vivo il senso e il valore delle istituzionirappresentative, supremo fondamento della democraziarepubblicana. Sono le assemblee elettive, e’ innanzitutto ilParlamento, il luogo del confronto sui problemi del paese,della dialettica delle idee e delle proposte, della ricercadelle soluzioni piu’ valide e condivise. La nuova legislaturasi e’ aperta nel segno di un forte travaglio, a conclusionedi un’aspra competizione elettorale, dalla quale gli oppostischieramenti politici sono emersi entrambi largamenterappresentativi del corpo elettorale. L’assunzione delleresponsabilita’ di governo da parte dello schieramento che e’sia pur lievemente prevalso rappresenta l’espressionenaturale del principio maggioritario che l’Italia ha assuntoda quasi un quindicennio come regolatore di una democraziadell’alternanza realmente operante. Ma in tali condizioni piu’ chiara appare l’esigenza di unaseria riflessione sul modo di intendere e coltivare in unsistema politico bipolare i rapporti tra maggioranza eopposizione. Non si tratta di tornare indietro rispettoall’evoluzione che la democrazia italiana ha conosciutograzie allo stimolo e al contributo di forze di diversoorientamento. Ma il fatto che si sia instaurato un clima dipura contrapposizione e di incomunicabilita’, a scapito dellaricerca di possibili terreni di impegno comune, deveconsiderarsi segno di un’ancora insufficiente maturazione nelnostro paese del modello di rapporti politici e istituzionaligia’ consolidatosi nelle altre democrazie occidentali.

Ebbene, e’ venuto il tempo della maturita’ per la democraziadell’alternanza anche in Italia. Il reciproco riconoscimento,rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti, ilconfrontarsi con dignita’ in Parlamento e nelle altreassemblee elettive, l’individuare i temi di necessaria epossibile limpida convergenza nell’interesse generale,possono non gia’ mettere in forse ma, al contrario,rafforzare in modo decisivo il nuovo corso della vitapolitica e istituzionale avviatosi con la riforma del 1993 ele elezioni del 1994.

Cio’ potra’ avvenire solo ad opera delle forze politicheorganizzate e delle loro rappresentanze nelle istituzionirappresentative, sorrette dalla consapevolezza e daldinamismo della societa’ civile. A chi vi parla, chiamato arappresentare l’unita’ nazionale, spetta semplicementetrasmettere oggi un messaggio di fiducia, in risposta albisogno di serenita’ e di equilibrio fattosi cosi’ acuto ediffuso tra gli italiani. Sono convinto che la politica possarecuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nellavita del paese e nella coscienza dei cittadini. Puo’riuscirvi quanto piu’ rifugga da esasperazioni eimmeschinimenti che ne indeboliscono fatalmente la forza diattrazione e persuasione, e quanto piu’ esprima moralita’ ecultura, arricchendosi di nuove motivazioni ideali. Tra esse,quella del costruire basi comuni di memoria e identita’condivisa, come fattore vitale di continuita’ nel fisiologicosuccedersi di diverse alleanze politiche nel governo delpaese”.

”Ma non si puo’ dare memoria e identita’ condivisa, senon si ripercorre e si ricompone in spirito di verita’ lastoria della nostra Repubblica nata sessanta anni fa comeculmine della tormentata esperienza dello Stato unitario e,prima ancora, del processo risorgimentale.

Ci si puo’ – io credo – ormai ritrovare, superando vecchielaceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e deldecisivo apporto della Resistenza, pur senza ignorare zoned’ombra, eccessi e aberrazioni. Ci si puo’ ritrovare – senzariaprire le ferite del passato – nel rispetto di tutte levittime e nell’omaggio non rituale alla liberazione dalnazifascismo come riconquista dell’indipendenza e delladignita’ della patria italiana.

Memoria condivisa, come premessa di una comune identita’nazionale, che abbia il suo fondamento nei valori dellaCostituzione. Il richiamo a quei valori trae forza dalla lorovitalita’, che resiste, intatta, ad ogni controversia. Parlo- ed e’ giusto farlo anche nel celebrare il sessantesimoanniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente – diquei ”principi fondamentali” che scolpirono nei primiarticoli della Carta Costituzionale il volto dellaRepubblica. Principi, valori, indirizzi che scritti ieri sonoaperti a raccogliere oggi nuove realta’ e nuove istanze.

Cosi’, il valore del lavoro, come base della Repubblicademocratica, chiama piu’ che mai al riconoscimento concretodel diritto al lavoro, ancora lontano dal realizzarsi pertutti, e alla tutela del lavoro ”in tutte le sue forme eapplicazioni”, e dunque anche nelle forme ora esposte allaprecarieta’ e alla mancanza di garanzie.

I diritti inviolabili dell’uomo e il principio diuguaglianza, ”senza distinzione di sesso, di razza, dilingua, di religione”, si integrano e completano nella Cartaeuropea, aperta ai nuovi diritti civili e sociali. Essi nonpossono non riconoscersi a uomini e donne che entrano a farparte, da immigrati, della nostra comunita’ nazionalecontribuendo alla sua prosperita’.

Il valore della centralita’ della persona umana viene amisurarsi con le nuove frontiere della bioetica.

L’unita’ e indivisibilita’ della Repubblica si e’ via viaintrecciata col piu’ ampio riconoscimento dell’autonomia edel ruolo dei poteri regionali e locali.

Si rivela lungimirante come fattore di ricchezza e aperturadella nostra comunita’ nazionale la tutela delle minoranzelinguistiche.

Essenziale appare tuttora il laico disegno dei rapportitra Stato e Chiesa, concepiti come, ciascuno nel proprioordine, indipendenti e sovrani. La liberta’ e il pluralismodelle confessioni religiose sono state via via sancite, eancora dovranno esserlo, attraverso intese promosse dalloStato.

Presentano poi una pregnanza ed urgenza senza precedenti,tanto lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica etecnica, quanto la tutela del paesaggio e del patrimoniostorico e artistico della Nazione.

Infine, i valori, tra loro inscindibili, del ripudio dellaguerra e della corresponsabilita’ internazionale perassicurare la pace e la giustizia nel mondo, si confrontanocon nuove, complesse e dure prove”.

”Ebbene – Signor Presidente, onorevoli parlamentari,signori delegati regionali – chi puo’ mettere in dubbio lastraordinaria sapienza, e rispondenza al bene comune, deiprincipi e valori costituzionali che ho voluto puntualmenteripercorrere? In questo senso, e’ giusto parlare di unita’costituzionale come sostrato dell’unita’ nazionale.

Un risoluto ancoraggio ai lineamenti essenziali dellaCostituzione del 1948 non puo’ essere scambiato per puroconservatorismo. I costituenti si pronunciarono a tuttelettere per una Costituzione ”destinata a durare”, per unaCostituzione rigida ma non immutabile, e definirono leprocedure e garanzie per la sua revisione. Nei progetti voltia rivedere la seconda parte della Costituzione che si sonovia via succeduti, non sono stati mai messi in questione isuoi principi fondamentali. Ma gia’ nell’AssembleaCostituente si espresse – nello scegliere il modello dellaRepubblica parlamentare – la preoccupazione di ”tutelare leesigenze di stabilita’ dell’azione di governo e di evitare ledegenerazioni del parlamentarismo”. Quella questione rimaseaperta e altre ne sono insorte in anni piu’ recenti, anchesotto il profilo del ruolo dell’opposizione e del sistemadelle garanzie, in rapporto ai mutamenti intervenuti nellalegislazione elettorale. La legge di revisione costituzionaleapprovata dal Parlamento mesi or sono e’ ora affidata algiudizio conclusivo del popolo sovrano ; si dovra’ comunqueverificare poi la possibilita’ di nuove proposte di riformacapaci di raccogliere il necessario largo consenso inParlamento.

Esprimo il piu’ sentito e convinto omaggio al miopredecessore Carlo Azeglio Ciampi per l’esemplare svolgimentodel suo mandato, e in special modo per l’impulso a una piu’forte affermazione dell’identita’ nazionale italiana e di unrinnovato sentimento patriottico. Nello stesso tempo, nessunripiegamento entro confini e orizzonti anacronistici. Comegia’ si disse, precorrendo i tempi, all’AssembleaCostituente, l’Europa e’ per noi italiani una secondapatria.

Lo e’ diventata sempre di piu’ nei quasi cinquant’anni checi separano da quei Trattati di Roma che portano la firma,per l’Italia, di Antonio Segni e di Gaetano Martino : e ilcammino dell’integrazione e costruzione europea comincio’ancor prima, ispirato dalle profetiche intuizioni diBenedetto Croce e di Luigi Einaudi, guidato dall’incontro trai diversissimi apporti di personalita’ come Alcide De Gasperie Altiero Spinelli, lo statista lungimirante e il paladinodel movimento federalista, entrambi ne’ meschinamenterealisti ne’ astrattamente utopisti.

La crisi che da un anno ha investito l’Unione europea nonpuo’ in alcun modo oscurare il cammino compiuto e farliquidare il grande progetto della costruzione comunitariacome riflesso di una fase storica, quella del continentediviso in due blocchi contrapposti, conclusasi nel 1989. Ineffetti non solo si e’ portata a compimento la piu’ grandeimpresa di pace del secolo scorso nel cuore dell’Europa, nonsolo si e’ realizzato uno straordinario e duraturoavanzamento economico e sociale, civile e culturale nei paesiche si sono via via associati al progetto, ma si sono postele radici di un irreversibile moto di avvicinamento eintegrazione tra i popoli, le realta’ produttive, i sistemimonetari, le culture, le societa’, i cittadini, i giovanidelle nazioni europee.

Non potranno arrestare questo processo le difficolta’ purgravi incontrate dall’iter di ratifica del Trattatocostituzionale : l’Italia – dopo che il suo governo e il suoParlamento hanno tra i primi provveduto alla ratifica di quelTrattato – e’ fortemente interessata e impegnata a creare lecondizioni per l’entrata in vigore di un testo di autenticarilevanza costituzionale.

Ci inducono a riflettere ma non potranno fermarci ifenomeni di disincanto e di incertezza indotti nelle opinionipubbliche da un serio rallentamento della crescitadell’economia e del benessere, da un palese affanno nel farfronte sia alle sfide della competizione globale e delcambiamento di pesi e di equilibri nella realta’ mondiale,sia alle stesse prove dell’allargamento dell’Unione. Di certonon esiste dinanzi a queste sfide alcuna alternativa alrilancio della costruzione europea.

L’Italia solo come parte attiva della costruzione di unpiu’ forte e dinamico soggetto europeo, e l’Europa soloattraverso l’unione delle sue forze e il potenziamento dellasua capacita’ d’azione, potranno giuocare un ruolo effettivo,autonomo, peculiare nell’affermazione di un nuovo ordineinternazionale di pace e di giustizia. Un ordine di pace nelquale possa espandersi la democrazia e prevalere la causa deidiritti umani, e insieme assicurarsi un governo dellosviluppo che contribuisca a scongiurare tensioni e rischi diguerra, e ponga un argine all’intollerabile, allarmanteaggravarsi delle disuguaglianze a danno dei paesi piu’poveri, dei popoli colpiti da ogni flagello come quelli delcontinente africano”.

”La strada maestra per l’Italia resta dunque quelladell’impegno europeistico, come il Presidente Ciampi ha inquesti anni appassionatamente indicato. E in cio’ egli haincontrato, io credo, il sentire profondo ormai maturatosoprattutto nelle nostre giovani generazioni, il cui animoitaliano fa tutt’uno con l’animo europeo, e che non vedonoavvenire se non nell’Europa.

La priorita’ dell’impegno europeistico nulla toglie allaprofondita’ dell’adesione dell’Italia a una visione deirapporti transatlantici, dei suoi storici legami con gliStati Uniti d’America e delle relazioni tra Europa e StatiUniti, come cardine di una strategia di alleanze, nellalibera ricerca di approcci comuni ai problemi piu’controversi e nella pari dignita’. E’ in tale contesto che vaaffrontata senza esitazioni e ambiguita’ la minaccia cosi’dura, inquietante e per tanti aspetti nuova, del terrorismodi matrice fondamentalista islamica, senza mai offrire aquesto insidioso nemico il vantaggio di una nostra qualsiasiconcessione alla logica dello scontro di civilta’, di unanostra rinuncia al principio e al metodo del dialogo trastorie, culture e religioni diverse.

Non e’ illusorio pensare che questa cornice degliorientamenti di politica internazionale dell’Italia possaessere condivisa dagli opposti schieramenti politici. Entroquesta cornice spetta al governo e al Parlamento indicareiniziative atte a contribuire al dialogo e al negoziato traIsraele e l’Autorita’ palestinese nel pieno riconoscimentodel diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza edel diritto del popolo palestinese a darsi uno Statoindipendente. Ed e’ ora di mettere al bando l’arma delterrorismo suicida e di contrastare fermamente ogni rigurgitodi antisemitismo.

Si impongono egualmente iniziative volte alla soluzionedella ancora aperta e sanguinosa crisi in Irak, allastabilizzazione del processo democratico in Afghanistan, allaricerca di uno sbocco positivo per lo stato di preoccupantetensione con l’Iran.

Piu’ specificamente, compete al governo e al Parlamentodefinire le soluzioni per il rientro dei militari italianidall’Irak. Oggi, non puo’ che accomunare quest’Assembleal’omaggio riverente e commosso a tutti i nostri caduti, chehanno rappresentato il prezzo cosi’ doloroso di missioniall’estero assolte con dedizione e onore, qualunque sia statoil grado di consenso nel deliberarle.

Onorevoli parlamentari, signori delegati regionali, serivolgo ora lo sguardo dal cruciale orizzonte europeo allostato del nostro paese e al quadro delle nostre diretteresponsabilita’, posso solo consentirmi brevi considerazioni,senza affacciarmi in un campo che e’, piu’ di ogni altro,proprio del confronto tra diverse impostazioni e posizionipolitiche. Posso, anche qui, esprimere solo un messaggio difiducia, senza indulgere a diagnosi pessimistesull’inevitabile declino del nostro sistema economico efinanziario, ma nemmeno sottovalutando la gravita’ delledebolezze da superare e dei nodi da sciogliere. Il nodo -innanzitutto – del debito pubblico. E insieme, le debolezzedel sistema produttivo.

Le imprese italiane hanno mostrato di saper raccogliere lasfida che viene dall’operare in un mercato aperto e in liberaconcorrenza e di volersi impegnare in un serio sforzo per lacrescita, l’innovazione e l’internazionalizzazione. Essechiedono allo Stato non di introdurre o mantenere indebiteprotezioni, ma di favorire la competitivita’ del sistema egli investimenti privati e pubblici, nonche’ di riprenderequel processo di sviluppo infrastrutturale che tanta parteebbe nella crescita del secondo dopoguerra. Ma all’esigenzadi rimuovere limiti e vincoli ingiustificati, si accompagnaquella di assicurare regole e controlli efficaci edefficienti”.

”Il nostro paese non puo’ rinunciare alle sue granditradizioni in campo industriale e agricolo, che ancora siesprimono in rilevanti prove di progresso anche tecnologico :tali da dar luogo di recente a casi di straordinario recuperoin gravi situazioni di crisi e da animare nuove, vitalirealta’ produttive. Nello stesso tempo, appare indispensabilerafforzare e modernizzare il settore dei servizi, evalorizzare con coraggio e lungimiranza il patrimonionaturale e paesaggistico, culturale e artistico senza egualidi cui l’Italia dispone.

Di qui passa anche qualsiasi politica per il Mezzogiorno,le cui regioni diventano un asse obbligato del rilanciocomplessivo dello sviluppo nazionale anche per la lorovalenza strategica nella nuova grande prospettiva dei flussidi investimenti e di scambi tra l’area euromediterranea el’Asia. Ne’ occorre che io aggiunga altro a questo proposito,signori parlamentari e delegati regionali, per la profondita’delle radici e delle esperienze politiche e di vita che milegano al Mezzogiorno : non occorrono altre parole peraffidarvi un auspicio cosi’ intimamente sentito.

Sono piu’ in generale le mie complessive esperienze politichee di vita che mi inducono ad associare con forza il problemadel rilancio della nostra economia a quello della giustiziasociale, della lotta contro le accresciute disuguaglianze ele nuove emarginazioni e poverta’, dell’impegno piu’conseguente per elevare l’occupazione e il livello diattivita’ della popolazione, il problema non eludibile delmiglioramento delle condizioni dei lavoratori e deipensionati e di una rinnovata garanzia della dignita’ e dellasicurezza del lavoro.

C’e’ bisogno di piu’ giustizia e coesione sociale. E se unruolo decisivo spetta in questo senso ai sindacati, postiperaltro di fronte a un mercato del lavoro in profondocambiamento che richiede forti aperture all’innovazione, e’interesse e responsabilita’ anche delle forze imprenditorialicomprendere e assecondare politiche di coesione e disolidarieta’.

Quando ci domandiamo – dinanzi a problemi cosi’ complessie a vincoli cosi’ pesanti – se possiamo farcela, dobbiamoguardare alle risorse di cui dispone l’Italia. Sono lerisorse delle istituzioni regionali e locali che esercitanole loro autonomie in responsabile e leale collaborazione conlo Stato e contando sull’impegno unitario della pubblicaamministrazione al servizio esclusivo della nazione. Sono,insieme, le risorse di un ricco tessuto civile e culturale,da cui si sprigiona un potenziale prezioso di sussidiarieta’,per l’apporto di cui si e’ mostrato e si mostra capace ilmondo delle comunita’ intermedie, dell’associazionismo laicoe religioso, del volontariato e degli enti non profit. Sonole risorse della partecipazione di base, che le istituzionilocali tanto possono stimolare e canalizzare.

E sono le risorse delle famiglie : come quelle che abbiamovisto in queste settimane stringersi attorno alle spoglie deicaduti di Nassirya e di Kabul. Famiglie laboriose e modesteche educano i loro figli al senso del dovere verso la patriae verso la societa’. Famiglie che rappresentano la piu’grande ricchezza dell’Italia.

E ancora, abbiamo da contare – mi si lasci ricordare lasplendida figura di Nilde Iotti – sulle formidabili risorsedelle energie femminili non mobilitate e non valorizzate ne’nel lavoro ne’ nella vita pubblica : pregiudizi e chiusure,con l’enorme spreco che ne consegue, ormai non piu’tollerabili.

Contiamo infine sulle risorse che possono essereattribuite ai giovani, uomini e donne in formazione, da unsistema di istruzione che fino al piu’ alto livello offra atutti uguali opportunita’ di sviluppo della persona, e premiil merito e la dedizione allo studio e al lavoro.

Da tutto cio’ le ragioni di una non retorica fiducia nelfuturo del nostro paese”.

”Il nostro futuro tuttavia e’ legato anche a problemicome quelli che ormai si collocano nel grande scenario dellospazio europeo di liberta’, sicurezza e giustizia. Restaassai dura la sfida della lotta contro la criminalita’, unapresenza aggressiva che ancora tanto pesa sulle possibilita’di sviluppo del Mezzogiorno, cosi’ come contro le nuoveminacce del terrorismo internazionale e interno. Ci da’ pero’fiducia il fatto che lo Stato ha mostrato anche negli ultimianni di poter contare sull’azione efficace e congiunta dellamagistratura e delle forze dell’ordine, alle quali tutte -avendo io stesso, da responsabilita’ di governo, imparato ameglio conoscerne e apprezzarne l’impegno e lo slancio -desidero indirizzare il piu’ vivo nostro riconoscimento.

Certo, i problemi della legalita’ e della moralita’collettiva si presentano ancora aperti in modi inquietanti eanche in ambiti che avremmo sperato ne restassero immuni.

Mentre sono purtroppo rimaste critiche le condizionidell’amministrazione della giustizia, soprattutto sotto ilprofilo della durata del processo.

E troppe tensioni circondano ancora i rapporti trapolitica e giustizia, turbando lo svolgimento di una cosi’alta funzione costituzionale e ferendo la dignita’ di coloroche sono chiamati ad assolverla. Anche in questodelicatissimo campo, sono esigenze di serenita’ e diequilibrio, negli stessi necessari processi di riforma,quelle che si avvertono e chiedono di essere soddisfatte.

Seri e complessi sono dunque gli impegni cui debbono farfronte la politica e le istituzioni. L’Italia vive un momentodifficile : ma drammatico, non solo difficile, fu il periodoche l’Italia visse negli anni successivi alla fine dellaguerra e alla Liberazione, dovendo accollarsi un’eredita’ diterribili distruzioni materiali e morali e superare anche lescosse di un conflitto elettorale e ideale come quello chedivise in due il paese nella scelta tra monarchia erepubblica.

Prevalse allora – la prova piu’ alta la diede l’AssembleaCostituente – ed ebbe ragione di tutte le difficolta’ ilsenso della missione nazionale comune : che fu piu’ forte dipur legittimi contrasti ideologici e politici. Cosi’, oggi,il mio appello all’unita’ non tende a edulcorare una realta’di aspre divergenze soprattutto ai vertici della politicanazionale, ma proprio a sollecitare tra gli italiani un nuovosenso della missione da adempiere per dare slancio e coesionealla nostra societa’, per assicurare al nostro paese il ruoloche gli spetta in Europa e nel mondo.

Ed e’ un appello che puo’ forse trovare maggiorerispondenza in quell’Italia profonda, l’Italia delle centoprovince, l’Italia della fatica quotidiana e della volonta’di progredire, che il mio predecessore ha voluto esploraretraendone l’immagine di una concordia di intenti e di operepiu’ salda di quanto comunemente si ritenga.

Considero mio dovere impegnarmi per favorire piu’ pacaticonfronti tra le forze politiche e piu’ ampie, costruttiveconvergenze nel paese ; ma e’ un impegno che svolgero’ con lanecessaria sobrieta’ e nel rigoroso rispetto dei limiti chesegnano il ruolo e i poteri del Presidente della Repubblicanella Costituzione vigente. Un ruolo di garanzia dei valori edegli equilibri costituzionali ; un ruolo di moderazione epersuasione morale, che ha per presupposto il senso e ildovere dell’imparzialita’ nell’esercizio di tutte le funzioniattribuite al Presidente.

Come rappresentante dell’unita’ nazionale, raccolgo ilriferimento ben presente nel messaggio augurale indirizzatomidal Pontefice Benedetto XVI – al quale rivolgo il miodeferente ringraziamento e saluto : raccolgo il riferimentoai valori umani e cristiani che sono patrimonio del popoloitaliano, ben sapendo quale sia stato il profondo rapportostorico tra la cristianita’ e il farsi dell’Europa. E netraggo la convinzione che debba laicamente riconoscersi ladimensione sociale e pubblica del fatto religioso, esvilupparsi concretamente la collaborazione, in Italia, traStato e Chiesa cattolica in molteplici campi in nome del benecomune”.

”Nel momento in cui inizia il suo mandato, il Presidentedella Repubblica rende omaggio alla Corte Costituzionale,come organo di alta garanzia che da cinquant’anni veglia sulpieno rispetto della nostra legge fondamentale ; al ConsiglioSuperiore della Magistratura, espressione e presidiodell’autonomia e indipendenza di quell’ordine da ogni altropotere ; a tutte le amministrazioni pubbliche, a tutti gliorgani e i corpi dello Stato, e in particolare alle ForzeArmate italiane che si distinguono per sempre piu’ altilivelli di moderna professionalita’ ed efficienza, cosi’ comealle diverse e distinte forze preposte con convergenteimpegno alla tutela del bene essenziale della sicurezza deicittadini.

Un segno di particolare attenzione va al mondo dellascuola e dell’Universita’ e a quanti sono chiamati a tenernealta la funzione educativa. Al mondo dell’informazione vaindirizzato un convinto impegno a garantirne la liberta’ e ilpluralismo come condizione imprescindibile di democrazia.

Rivolgo un grato e rispettoso pensiero a tutti i mieipredecessori, personalita’ rappresentative di diversecorrenti ideali e tradizioni popolari, ritrovatesi nelprimato dei valori essenziali : liberta’, giustizia,solidarieta’.

Uno speciale ricordo per il primo Presidente dellaRepubblica Enrico De Nicola, che fu simbolo di pacificazionein un contrastato passaggio storico e al quale fui legato darapporti di antica amicizia famigliare e dal comune impegno,in diverse epoche, a rappresentare in Parlamento la nostragrande, generosa e travagliata citta’ di Napoli.

Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signori delegati,mi inchino dinanzi a questa Assemblea nella quale siriconoscono tutti gli italiani, per la prima volta anchequelli che operano all’estero, le cui comunita’ hannofinalmente voce per far sentire le loro esigenze ed attese.

Non saro’ in alcun momento il Presidente solo dellamaggioranza che mi ha eletto ; avro’ attenzione e rispettoper tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche cheesprimete ; dedichero’ senza risparmio le mie energieall’interesse generale per poter contare sulla fiducia deirappresentanti del popolo e dei cittadini italiani senzadistinzione di parte.

Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l’Italia!”.

red/vlm

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