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Lunedì 15 aprile 2013 - 17:28

Quirinale: i sette anni di Napolitano, punto di riferimento per il Paese

(ASCA) – Roma, 15 apr – Il mandato settennale del Presidentedella Repubblica forse piu’ ‘politico’ della storiarepubblicana si concludera’ giovedi’ prossimo, con l’avviodelle votazioni del Parlamento riunito in seduta comune perl’elezione del successore di Giorgio Napolitano. Sette anninel corso dei quali il primo Presidente della Repubblica excomunista ha lavorato – sempre nei limiti postigli dallaCostituzione, e’ bene ricordarlo – per garantire solidita’ alquadro politico italiano (in perenne fibrillazione, dallevicende berlusconiane alle intemperanze leghiste per arrivareallo sbarco in Parlamento delle forze di Beppe Grillo) estabilita’ nei riguardi degli impegni assunti dal Paese versol’Unione europea, a partire da quelli di bilancio.

Un’attivita’ non meramente notarile, caratterizzatadall’aver messo a disposizione del bene comune quellecompetenze, quelle capacita’ maturate in tanti anni di vitapolitica di primo piano (figura eminente del Pci, deputato,presidente della Camera, ministro dell’Interno, senatore avita) e di attivita’ internazionale di rilievo (ministro’ombra’ degli Esteri del Pci, membro dell’Assembleadell’Atlantico del Nord, primo dirigente Pci invitato negliUsa, parlamentare europeo, presidente della commissioneAffari istituzionali del Parlamento europeo). Di fronte alfallimento dei partiti – o quanto meno alla loro incapacita’di adeguarsi alle nuove sollecitazioni provenienti dallasocieta’, frutto anche della drammatica crisieconomica-finanziaria – la figura del Capo dello Stato si e’posta, o e’ stata percepita, come il vero punto diriferimento del nostro Paese. Un Napolitano ovviamenteestraneo alla lotta politica ma che non ha esitato, quandonecessario, a richiamare i giocatori in campo al rispettodelle regole. O ad intervenire direttamente, come per lanascita del governo Monti.

Non certo una ‘Repubblica del Presidente’ ma un settennatoqualificato da una sua costante presenza su tutte lequestioni che significativamente hanno attraversato il suomandato. D’altronde e’ stato lo stesso Napolitano, con parolepronunciate lo scorso novembre, a dare la cifra del suoruolo: ”Sono convinto” che ”quando i nostri padricostituenti hanno scritto la carta fondamentale non hannoimmaginato per il Capo dello Stato un ruolo che sirisolvesse, come si dice per i re in altri paesi, neltagliare i nastri alle inaugurazioni” e quindi ”ho ritenutoche il Presidente della Repubblica, secondo la nostraconcezione istituzionale, dovesse prendersi delleresponsabilita’ senza invadere campi che non sono suoi”;”credo di dovere sempre cercare di interpretare esigenze einteressi generali del paese anche in rapporto a scelte digoverno che rispetto, perche’ non posso assolutamentesostituirmi a chi ha la responsabilita’ del potere esecutivo,ma che possono rientrare in un dialogo al quale intendo dareil mio contributo”.

Durante i sette anni di Napolitano si sono dati il cambioa Palazzo Chigi Romano Prodi, Silvio Berlusconi e MarioMonti. Tre governi diversissimi tra loro, per composizione eper provenienza politica, ma nei confronti dei quali il Capodello Stato ha assunto lo stesso atteggiamento, senza faresconti quando e’ stato necessario e dando sostegno quando e’servito, ma sempre avendo bene in mente le parole pronunciateil 15 maggio 2006, nel suo discorso di insediamento davantile Camere: ”Saro’ il Presidente di tutti, non della solamaggioranza che mi ha eletto”.

E’ con questo spirito che Napolitano ha affrontato lequestioni piu’ delicate che gli si sono via via presentatedavanti, a cominciare da quelle giudiziarie. Nella primaveradel 2007, in qualita’ di Presidente del Csm richiede allostesso organo di autogoverno della magistratura di visionareil fascicolo del pm Henry John Woodcock, titolaredell’indagine su Vittorio Emanuele di Savoia. Successivamenteinvita piu’ volte ad interrompere la ”guerra tra procure”in atto tra le sedi di Salerno e Catanzaro nell’ambitodell’indagine Why Not alla quale lavora, tra gli altri, il pmdella citta’ calabrese Luigi de Magistris. E’ invece del 2012il caso delle intercettazioni da parte della Procura diPalermo, svolte nell’ambito dell’indagine sulla presuntatrattativa Stato-Mafia e che vede coinvolti, tra gli altri,l’ex ministro Nicola Mancino. Intercettazioni – relative atelefonate di Mancino che coinvolgono, sia pureindirettamente, lo stesso Napolitano e il consiglieregiuridico del Colle, Loris D’Ambrosio (che muore d’infarto) -che provocano il ricorso (poi vinto) alla Consulta perconflitto di attribuzione da parte del Quirinale contro laProcura siciliana.

Ma non solo di giustizia si occupa il Capo dello Stato.

Gli appelli alle forze politiche a riforme condivise sono unacostante dei suoi interventi. In particolare, la sua ‘moralsuasion’ verso i partiti perche’ abbandonino il permanenteclima di scontro ha tra gli obiettivi principali – quasipresago della ingovernabilita’ prodotta dalle elezioni senzavincitori del 25 febbraio scorso – quello della riforma dellalegge elettorale. Inviti caduti nel vuoto.

C’e’ poi il capitolo dei rapporti con Silvio Berlusconipremier. Rapporti se vogliamo nati male perche’ ilcentrodestra non voto’ Napolitano, contestando il fatto chedopo l’elezione di ”uomini della sinistra” come Marini eBertinotti alla guida di Senato e Camera, al Quirinale andavaun ex comunista. Una dialettica tra i due particolarmentedura ma che non impedisce al capo dello Stato di firmare ilLodo Alfano (bocciato pero’ successivamente dalla Consulta) eil legittimo impedimento. Da ricordare anche lo scontro sulcaso Englaro, quando Napolitano fa sapere a Palazzo Chigi chenon avrebbe firmato il decreto che impediva ai medici disospendere l’alimentazione forzata alla giovane Eluana.

Arrivano poi la crisi economica-finanziaria e ledrammatiche difficolta’ dell’Italia. Berlusconi si dimette enasce il governo tecnico di Monti, voluto fortemente dalPresidente della Repubblica (che due giorni prima di darel’incarico nomina l’ex professore della Bocconi senatore avita).

Napolitano affianca e sostiene il governo fino alla fine,anche in presenza di alcune frizioni con il premier. In ognicaso il Capo dello Stato non perde occasione per ricordare,in ogni suo intervento pubblico, l’importanza del nostrorapporto con l’Unione europea e il ruolo primario dell’Italianella politica dell’Ue. Ma il lavoro di Napolitano non siesaurisce con questo o quel discorso ma con lo sviluppo diquei numerosi contatti internazionali che per ruoloistituzionale e’ tenuto ad avere. Ecco allora cherassicurazioni sullo stato di salute dell’Italia arrivano neisuoi incontri con i partner europei e con i leader mondiali.

Una presenza, quella sulla scena internazionale, che porta lasua popolarita’ a livelli altissimi, al punto che per il NewYork Times e’ ”King George”, con chiaro riferimento al rebritannico Giorgio VI, per la sua ”maestosa” difesa delleistituzioni italiane.

Una popolarita’ che ovviamente e’ meno che mai indiscussione sul territorio nazionale. Il settennato diNapolitano coincide con l’anniversario dei 150 annidell’Unita’ d’Italia e questo rappresenta l’opportunita’ – incontinuita’ con l’azione del suo predecessore Carlo AzeglioCiampi – per rinsaldare lo spirito di coesione nazionale inun momento di grande difficolta’ per il paese, respingendo(per la verita’ senza particolare affanno) pulsionilocalistiche o separatistiche come quelle messe in campo perl’occasione dalla Lega Nord.

Insomma un settennato complesso, gestito con vigore erigore da questo signore napoletano d’altri tempi, che haavuto il merito di tenere unito il paese laddove avvenimentiparticolari o calcoli politici rischiavano di produrrerotture. Un presidente applaudito in tutte le piazzed’Italia, indipendentemente dai colori politici locali.

L’auspicio e’ che il suo successore – in un momento in cuil’acrimonia, la polemica politica sembrano lontanedall’essere messe da parte – sappia fare altrettanto.

fdv/sat

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