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Venerdì 12 aprile 2013 - 14:52

Consulta: Gallo, Parlamento non ascolta nostri inviti a modificare leggi

(ASCA) – Roma, 12 apr – Il Parlamento sottovaluta e non ascolta i richiami – ”tipici delle funzioni della Corte Costituzionale” – che la Consulta rivolge per la modifica di una normativa che ritiene in contrasto con la Costituzione. Lo afferma il presidente della Corte, Franco Gallo, nel corso della sua relazione svolta durante l’udienza straordinaria di questa mattina, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Gallo nota come sia ”accaduto spesso che il Parlamento non abbia dato seguito a questi inviti” che rappresentano ”non il mero auspicio di un mutamento legislativo, ma costituiscono l’affermazione – resa nell’esercizio tipico delle funzioni della Corte – che, in base alla Costituzione, il legislatore e’ tenuto ad intervenire in materia”. Gallo fa alcuni riferimenti pratici alla mancanza di intervento delle Camere, come l’unione tra due persone dello stesso sesso, la modifica della legislazione che prevede l’attribuzione al figlio del solo cognome paterno, la raccomandazione a modificare la vigente legge elettorale. Il dialogo che la Corte costituzionale ”ha ormai stabilmente instaurato con i giudici europei”, spiega Gallo, si presenta ”a volte piu’ difficile” con il suo ”naturale interlocutore, cioe’ il legislatore”. Le ”esortazioni rivolte al Parlamento – dice Gallo nella successiva conferenza stampa – non hanno avuto seguito, sono rimaste senza risposta. D’altronde – aggiunge – la norma non la possiamo scrivere noi”. Il presidente della Corte si rammarica del fatto che ”piu’ tempo passa e piu’ il Parlamento e’ sordo nei confronti delle sollecitazioni della Consulta”. Il fatto che il Parlamento spesso non dia seguito agli inviti provenienti dalla Consulta, rileva Gallo, ”ha costretto talvolta la Corte a dichiarare, quando e’ stato possibile, l’illegittimita’ delle norme non emendate”. Il presidente scende poi nello specifico e cita alcuni casi di inviti inascoltati, come quello contenuto nella sentenza 138 del 2010. ”In tale pronuncia – spiega – la Corte ha escluso l’illegittimita’ delle norme che limitano l’applicazione dell’istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna ma, nello stesso tempo, ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il ”diritto fondamentale” di ottenere il riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione. Ha percio’ affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti piu’ opportuni”. Un’altra raccomandazione ”rimasta priva di seguito” – cosi’ come quella relativa alla modifica della legislazione che prevede l’attribuzione al figlio del solo cognome paterno – e’ quella che riguarda la modifica della vigente legge elettorale. Il cosiddetto Porcellum, afferma Gallo, ”e’ per certi suoi aspetti relativi al premio di maggioranza a sospetto di incostituzionalita”’. La Corte, sottolinea, ”ha invano sollecitato il legislatore a riconsiderare gli aspetti problematici della legge, ‘con particolare riguardo all’attribuzione di un premio di maggioranza…senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o seggi”’. fdv

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