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Lunedì 8 aprile 2013 - 13:47

Parlamento: Rodota’, problema non istituzioni ma crisi della politica

(ASCA) – Roma, 8 apr – ”Questa iniziativa e’ stataprogettata in tempi non sospetti”, chiarisce subito StefanoRodota’ nell’iniziare la sua relazione al convegno su”Costituzione e Parlamento” promosso dall’Associazione exparlamentari della Repubblica (presieduta da Gerardo Biancoconta su 1.500 iscritti) presso la Biblioteca della Camera.

Il giurista ed ex deputato prende le distanze dallastringente attualita’ (elezione del Capo dello Stato,formazione del nuovo governo che lo vorrebbero tra iprotagonisti) ricordando in apertura: ”Ancora oggi consideroun privilegio aver servito la Repubblica come parlamentarecon disciplina e onore. La mia personalita’ deve molto aquesto”. Il tema assegnatogli, aggiunge Rodota’, non e’ soloitaliano e puo’ essere riassunto nel ”confronto tra poterecostituente e potere costituito”, appartenendo il Parlamentoal secondo potere. Il giurista polemizza con le ”cronologieabusive” che parlano di Seconda o Terza Repubblica: ”Lanostra e’ rimasta una Repubblica parlamentare. Il problemasono le torsioni subite dal sistema parlamentare. Sonolontani i tempi in cui Pietro Ingrao, presidente dellaCamera, parlava di centralita’ del Parlamento. Spesso intempi recenti il Parlamento si e’ limitato a registrare ledecisioni del governo”. Rodota’ espone una tesi precisa: ”Il problema nasce dallaprogressiva conversione della crisi della politica inquestione istituzionale. Da qui la stagione dei cosiddettiingegneri costituzionali”. E’ la politica, fa intendere, cheha perso negli ultimi anni autorevolezza e progettualita’:invece che interrogarsi sul perche’ questo sia avvenuto(crisi dei partiti o tendenziale sovranazionalita’ delledecisioni su scala europea) si e’ preferito pensare che fossel’intelaiatura istituzionale a scricchiolare. Mario Segni,referendario non pentito su legge elettorale e preferenze,intervenendo al convegno conferma quest’ultima lettura,schierandosi a favore dell’elezione diretta del Capo delloStato.

Rodota’ annota che quando il potere della politica eraintatto si potevano registrare grandi conquiste: ”Nel 1970fu approvata la legge sul divorzio insieme allo Statuto deilavoratori che, citando la Costituzione, aveva come titolooriginario ‘Tutela della liberta’ e della dignita’ deilavoratori’. Le questioni aperte nel rapportoCostituzione-Parlamento non possono essere risolte solo consoluzioni normative”.

Il relatore affronta anche temi complessi come la crisidella rappresentanza. Nel 1953 la polemica politica sullacosiddetta ”legge truffa”, prosegue Rodota’, al di la’della propaganda riguardava la possibilita’ che ”lamaggioranza uscita dalle urne potesse essere tale damodificare autonomamente la Costituzione”. La leggeelettorale in vigore ora pone il problema della selezione deiparlamentari e deve fare i conti con la sentenza del 2012della Corte costituzionale, che ha bocciato il referendumelettorale proposto dall’Idv ma ha segnalato allo stessotempo la necessita’ di correggere il cosiddetto Porcellum chepuo’ produrre – come nell’attualita’ di queste settimane -due maggioranze distinte alla Camera e al Senato. ”Puravendo promosso in passato insieme al mio amico LuigiFerrajoli un convegno dal titolo ‘Una sola Camera, 100deputati’ – rileva Rodota’ – dobbiamo essere consapevoli chela diminuzione dei parlamentari implica un restringimentodella capacita’ rappresentativa del Parlamento”.

Rodota’, definitosi ironicamente ”costituzionalistaabusivo”, cita i nuovi problemi di democrazia posti dallarete internet alla politica, a partire dalla possibilita’ chela democrazia partecipativa possa superare quellarappresentativa (allusione al tema riproposto dall’arrivo inParlamento dell’M5S): ”Lo hanno teorizzato gia’ negli StatiUniti, dove ci si potrebbe collegare alla Biblioteca delCongresso e chiamare tutti a esprimersi con un voto. E’ unavia non percorribile”. Se mai il problema aperto e’integrare la democrazia rappresentativa con quellapartecipativa con il ripensamento di strumenti come ireferendum, le leggi di iniziativa popolare, le petizioni.

Quanto ai limiti di revisione costituzionale, Rodota’ annotala sentenza della Consulta numero 1146 del 1988, in cui siavverte che non possono essere sovvertiti i principi dellaCostituzione. La parte finale della relazione e’ dedicata allaresponsabilita’ del singolo parlamentare. ”Resto indignato -sostiene Rodota’ – quando si fa riferimento alla liberta’ dicoscienza individuale solo su alcuni problemi. Il rispettodelle convinzioni personali dovrebbe valere sempre. Come dicel’articolo 32 della Costituzione: ‘La legge non puo’ innessun caso violare i limiti imposti dal rispetto dellapersona umana’. E’ su questa indicazione che deve fermarsi ilpotere della politica”. Gli ex parlamentari hanno promosso cosi’ una utilemattinata di discussione. Come ama ripetere Gerardo Bianco:”Noi ex siamo una riserva di saggezza della politica”. gar/fdv

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