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Giovedì 4 aprile 2013 - 08:35

Governo: ”O patto con il Pdl o urne”. Renzi attacca Bersani

(ASCA) – Roma, 4 apr – ”Il Pd deve decidere: o Berlusconi e’ il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito, oppure Berlusconi e’ un interlocutore perche’ ha preso dieci milioni di voti”. Lo dice Matteo Renzi in una intervista che compare oggi sul ”Corriere della Sera”. Dopo aver preso le distanze da Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, definito ”noto giurista” a proposito dell’annuncio di un eventuale voto favorevole alla richiesta di arresto di Silvio Berlusconi, il sindaco di Firenze aggiunge: ”Non si puo’ stare cosi’ in mezzo al guado. Io ho tutto l’interesse a votare subito. Ma l’importante e’ decidersi”. L’analisi e’ pungente verso il gruppo dirigente del suo partito: ”Pensiamo a cosa e’ successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese e’ stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia e’ totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo”. Renzi rilancia il suo ruolo di potenziale leader del centrosinistra: ”Se il Pd ha paura delle urne, deve dialogare con chi ha i numeri. Il Pd avanzi la sua proposta, senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti”. Il riferimento polemico e’ all’incontro tra Bersani, che aveva ricevuto un incarico esplorativo dal Capo dello Stato, e il M5S: ”Mi veniva da dire: ‘Pier Luigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare cosi’!’. Noi non dobbiamo inseguire Grillo. Facciamo noi i tagli alla politica, aboliamo il finanziamento pubblico ai partiti e poi vediamo chi insegue”. La tregua post-elettorale nel Pd e’ finita. Renzi annuncia che chiedera’ nuove primarie nel caso di torni al voto in tempi brevi: ”Vorrei essere il primo di una fase nuova. Non posso essere delegittimato dal gruppo dirigente che intendo cambiare. Voglio bene al Pd, ma prima ancora voglio bene all’Italia”. Il sindaco di Firenze fa intanto proposte concrete: ”Anziche’ vivacchiare, rendiamo utile questo voto. Bersani riunisca fin dalla prossima settimana i gruppi parlamentari. Non l’ ennesima Direzione che diventa una seduta di autocoscienza; i gruppi parlamentari , che tra l’altro sono quasi tutti bersaniani. Lanciamo una proposta forte. Il sindaco d’Italia: una nuova legge elettorale, grazie a cui si sa subito chi ha vinto. Abolizione del Senato, che diventa la Camera delle autonomie. In sei mesi si puo’ fare. Come anche l’abolizione delle Province. Se invece riteniamo che lo spazio per parlare con il centrodestra non ci sia, allora andiamo a votare. Ma in fretta”. Che Renzi avesse deciso di rilanciarsi nella corsa alla leadership del centrosinistra lo si era capito ieri, quando e’ intervenuto a Firenze alle celebrazioni per i 120 anni della Camera del Lavoro, presente Susanna Camusso, segretaria della Cgil. ”Stiamo vivendo una situazione politico istituzionale in cui stiamo perdendo tempo – ha detto – mentre il mondo ci chiede di correre a velocita’ doppia. La politica che non sa correre produce soluzioni che non riesce a concretizzare. Tante imprese sono sull’orlo della fine. Ormai bisogna prendere atto che la clessidra e agli sgoccioli”. Il sindaco di Firenze ha invitato infine a ”immaginare una nuova stagione di diritti, ma anche di doveri, capace non solo di chiedere ma anche di dare, bisogna mettere al centro l’articolo 1 della Costituzione: il lavoro e’ un dovere”. Sempre ieri, dieci senatori renziani (Andrea Marcucci, Rosa Maria De Giorgi, Stefano Collina, Nadia Ginetti, Roberto Cociancich, Laura Cantini, Mauro Del Barba, Isabella De Monte, Stefano Lepri e Mario Morgoni) hanno depositato una proposta di legge per abrogare il rimborso elettorale ai partiti. ”Il rimborso elettorale ai partiti va interamente abrogato perche’ rappresenta una forma impropria di finanziamento pubblico alla politica. Il meccanismo disciplinato dalla legge attualmente in vigore non fa infatti alcun riferimento alle spese sostenute dai partiti nelle competizioni elettorali ma eroga un finanziamento sulla base dei voti ricevuti”, si legge nell’introduzione alla proposta di legge. Questa iniziativa ha fatto reagire Antonio Misiani, tesoriere del Pd: ”E’ una posizione legittima che non riflette pero’ la linea del segretario Bersani. Ne discuteremo nel partito”. gar/red

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