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Lunedì 4 marzo 2013 - 10:48

Caso Ruby: pm minori Fiorillo, mai cambiato mie disposizioni su invio in comunita’

(ASCA) – Milano, 4 mar – Nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 il pm dei minori, Anna Maria Fiorillo, aveva previsto che l’allora minorenne Ruby, fermata poche ore prima per furto, fosse destinata a una comunita’ per minori. E anche dopo la quarta telefonata in arrivo dalla questura di Milano per dire che la giovane era in realta’ la nipote del premier Hosni Moubarak ”non ho mai cambiato le mie disposizioni”. Lo ha assicurato in aula lo stesso pm Fiorillo ascoltata oggi come testimone nell’ambito del proscesso Ruby che vede come unico imputato Silvio Berlusconi, accusato di prostituzione minorile e concussione. In oltre un’ora di intervento in aula, il magistrato ha riferito tutti i ‘retroscena’ legati all’arresto di Ruby e al suo rilascio dopo le ‘pressioni’ telefoniche dell’allora premier Silvio Berlusconi con i funzionari della questura di Milano. La Fiorillo ha raccontato che Ruby era stata fermata nel pomeriggio per un furto di tremila euro. E, dai racconti dell’agente di polizia che l’aveva arrestata, ”sospettai che la giovane svolgesse attivita’ di prostituzione”, e proprio per questo ”diedi disposizione perche’ la ragazza fosse messa in una comunita’ per minori. Prima, pero’, la giovane doveva essere fotosegnalata e identificata”. Nella sua testimonianza, il pm Fiorillo ha parlato di 4 telefonate, tutte in arrivo dalla questura di Milano. Prima per riferirle che non c’erano piu’ posti disponibili nelle comunita’ milanesi, poi, quando il telefono squillo’ dopo la mezzanotte, si qualifico’ il finzionario Iafrate la quale ”mi disse che si era presentata Nicole Minetti, consigliere ministeriale, per prendere la giovane. Io risposi affermando che non conoscevo la carica di consigliere ministeriale e domandai a quale titolo si presentasse. Il commissario Iafrate mi disse che questa persona era stata incaricata di prelevare la minore perche’ si trattava della nipote del premier egiziano Moubarak. Io dissi che la giovane era marocchina e che comunque la ragazza doveva essere identificata. E poi precisai che doveva esserci l’intervento del consolato egiziano, almeno una nota o una comunicazione, per consentire un affidamento di questo tipo”. E in questa occasione ”usai toni decisi, e dissi alla Iafrate che se non avesse eseguito le mie disposizioni se ne sarebbe assunta la sua responsabilita”’. Insomma, di un fatto e’ sicura il pm Fiorillo: ”Non ho mai cambiato le mie disposizioni, quella notte ho sempre mantenuto la linea, cioe’ che la ragazza fosse messa in una comunita’ per minori”. fcz/sam/

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