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Mercoledì 13 febbraio 2013 - 14:57

Papa: scrittore aquilano ”bacchetta” Lombardi, Dziwisz e Cacciari

(ASCA) – L’Aquila, 13 feb – ”Il pallio che Benedetto XVI hadeposto sulla teca di Celestino V nel maggio del 2009 e’un’espressione di notevole significato storico e spiritualenei confronti del papa eremita”. A dirlo e’ ErricoCentofanti, giornalista e scrittore aquilano, ai microfonidel tg web ”in Consiglio”. ”Non e’ un segno premonitore della decisone di dimettersidi Benedetto XVI, ma un riconoscimento solennedell’importanza di Celestino V – aggiunge – Importanza che laChiesa si e’ sempre rifiutata di riconoscere per 700 anni”.

Per Centofanti, poi ”e’ un’espressione grave quella delportavoce della Sala stampa vaticana che, nel corso dellaconferenza stampa, ha detto che il precedente piu’ prossimofosse quello di Gregorio XII; fatto questo che risale agliinizi del 400 e che non ha nulla a che vedere con ledimissioni di Celestino V e di Benedetto XVI, poiche’Gregorio fu costretto a dimettersi per ragioni politiche”. Centofanti ne ha anche per il vescovo di Cracovia,Stanislaw Dziwisz, gia’ segretario di papa Wojtyla, che hadichiarato: ”Non si scende mai dalla croce”; e per ilfilosofo Massimo Cacciari che ”non sa valutare l’importanzadella figura di Celestino V”. Un’ultima riflessione diCentofanti riguarda l’umanizzazione della figura del Papa:”Le dimissioni di Benedetto XVI sono l’ultima e fondamentalerottura con la tradizione cattolica fondata sui valoridell’impero romano; mi riferisco all’abbandono delladivinizzazione, che allora era quella dell’imperatore e cheper secoli e’ stata del Papa, a favore dell’umanizzazionedella figura del Pontefice, ricondotto a persona conl’annuncio delle dimissioni”. iso/mau/bra

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