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Venerdì 8 febbraio 2013 - 19:37

Napolitano: necessaria una rinascita ideale e morale della politica

+++Intervento nella raccolta scritti Praedica Verbum per il70mo compleanno del cardinale Ravasi+++.

(ASCA) – Roma, 8 feb – La ”rinascita della componente idealee morale” della politica con una parallela affermazione diuna idea ”razionale e laica della politica” ispirata avalori condivisi e’ auspicata dal Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano in un contributo per la raccolta discritti ”Praedica Verbum”, in onore del CardinaleGianfranco Ravasi per il suo settantesimo compleanno.

Scritti pubblicati oggi in parte da ‘L’OsservatoreRomano’.

L’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica, rendenoto il testo integrale del contributo del PresidenteNapolitano. ”Mi associo ben volentieri all’omaggio che viene reso aSua Eminenza il Cardinale Gianfranco Ravasi, figura eminente della Chiesa cattolica e personalita’ piu’ generalmentericonosciuta del mondo della cultura : uomo aperto a ognidialogo, come ho potuto anche personalmente sperimentare.

Spero dunque che questo mio contributo, senza avere comealtri la dimensione e il livello dello ”studio in onore”del festeggiato, possa essere accolto come proposta ”diulteriore dialogo”, o di riflessione comune, su un tema checi sollecita entrambi. Il tema, cioe’, della ”componenteideale” propria di una seria scelta politica.

Parlai, in una mia lezione (all’Universita’ di Bologna) nelgennaio 2012, dell”’appannarsi di determinati moventidell’impegno politico, inteso come impegno di effettiva edurevole partecipazione” (individuale e collettiva). Eindicai, tra i moventi che si sono affievoliti, quella cheanche moderni scienziati della politica hanno chiamato ”laforza degli ideali”. E’ un fenomeno che ha accompagnato ilmio peraltro fisiologico distacco dall’attivita’ politica opiu’ concretamente partitica e che – nel tirareautobiograficamente le somme della mia lunga esperienza -definii ”grave e allarmante”. Impoverimento culturale dellapolitica, sua ”sfrenata personalizzazione – smania diprotagonismo, ossessiva ricerca dell’effetto mediatico” – enel contempo ”perdita, da parte dei partiti, di radicamentosociale e di vita democratica nelle istanze di base”,insieme col crescere di ”una diffusa spregiudicatezza nellalotta per il potere e nella gestione del potere”.

Il visibile impoverimento ideale e culturale della politicaha rappresentato il terreno di coltura del suo inquinamentomorale. E non e’ questa la sede in cui interrogarmi sulfuturo, su una possibile, graduale ma netta, inversione ditendenza. Posso tutt’al piu’ ribadire programmaticamente lamia fiducia nella conclusione che Thomas Mann suggeriva aitedeschi nel pieno della catastrofe provocata dalladegenerazione estrema della politica, quella del barbaricototalitarismo e bellicismo nazista : ”la politica non potra’mai spogliarsi del tutto della sua componente ideale eculturale, mai rinnegare completamente la parte etica eumanamente rispettabile della sua natura”.

Ma come – ecco quale puo’ essere la materia di un dialogorinnovato e approfondito – va intesa quella ”componenteideale”? Come ha operato politicamente nel passato vissutodalla mia e da altre generazioni ”la forza degli ideali”?Ha operato, si puo’ rispondere, nella forma delle ideologie,di grandi ideologie contrapposte, e oggi invece non e’ cosi’che si puo’ intendere la rinascita di una ”componenteideale” come molla e guida dell’agire politico.

In effetti, non spiega molto, e non ha mai spiegato molto, laformula che a suo tempo divento’ di moda : ”la fine (o lamorte) delle ideologie”. Anche perche’ l’attenzione siconcentro’, comprensibilmente, sul crollo di una ideologia :quella comunista, travolta nel collasso dei regimi che adessa si ispiravano, in Europa centro-orientale e in UnioneSovietica. Molto piu’ limitata, e sfuggente, rimase ed e’rimasta la rivisitazione – e la stessa ri-definizione -dell’ideologia che si era contrapposta a quella comunista :ideologia del libero mercato, ovvero di uno sviluppocapitalistico affidato al libero giuoco delle forze dimercato? O ideologia delle istituzioni liberal-democratichedell’Occidente come punto d’arrivo della storia? Comunque,l’ideologia conservatrice e’ sopravvissuta alla fine delcomunismo, assumendo sempre piu’ le sembianze di quel”fondamentalismo di mercato”, tradottosi in deregulation ein abdicazione della politica, che solo la crisi finanziariaglobale scoppiata nel 2008 avrebbe messo in questione.

Certo, e’ stato impossibile – se non per piccole cerchie dinostalgici sul piano teoretico e di accaniti estremisti sulpiano politico – sfuggire alla certificazione storica nonsolo del fallimento dei sistemi economici e socialid’impronta comunista, ma del rovesciamento di quell’utopiarivoluzionaria che conteneva in se’ promesse di emancipazionesociale e di liberazione umana e che aveva finito – come, confulminante espressione, disse Norberto Bobbio – per”capovolgersi”, nel convertirsi di fatto nel suo opposto.

Anche se puo’ discutersi l’uso – a proposito del movimentocomunista e della sua visione – del termine ”utopia”.

Vale senza dubbio, in riferimento allo svolgimento, semprepiu’ involutivo, di quell’esperienza, il fondamentaleavvertimento di Isaiah Berlin, che riconosceva tutto il valore delle utopie, ma aggiungeva che ”come guida alcomportamento possono rivelarsi letteralmente fatali”. Ineffetti, la dottrina e la prassi comuniste – che pureesprimevano una pretesa di scientificita’ (”l’evoluzione delsocialismo dall’utopia alla scienza”) – avevano proprio larigidita’, onnicomprensivita’ e autosufficienza di unaideologia militante.

Ma non e’ possibile – ecco ancora un interrogativo attorno alquale varrebbe forse la pena di dialogare – secernere daideologie contrapposte, riconsiderate nella loro ascesa e nelloro declino, riferimenti positivi per individuare quellairrinunciabile ”componente ideale” della politica da cuisono partito in questo mio abbozzo, o proposta, diriflessione? Non si puo’ confondere, sia chiaro, ”la forzadegli ideali” o la motivazione ideale che spinge all’agirepolitico e dovrebbe sorreggerlo, con un approccio fideistico: e invece ritengo – basandomi sulla mia personale esperienzae memoria – che nell’adesione e nell’attaccamento di tanti alpartito comunista, quale risorse in Italia dopo laliberazione dal fascismo, un elemento di fideismo vi fu, evenne anche dall’alto della sua dirigenza. In un singolarequanto spurio confronto – aggiungo – con il fideismoreligioso : non si giunse (da parte comunista) in quegli annidi nuovo inizio, a parlare di ”due fedi”? O – in terminigia’ un po’ meno ideologici e piu’ politici – di ”dueuniversalismi”? Cio’ di cui parlo e’ dunque altro : un pienoe limpido, razionale recupero a una visione laica dellapolitica degli ideali della liberta’ (politica e ancheeconomica), della giustizia, promozione e protezione sociale,della solidarieta’ come dovere e sentimento individuale ecome responsabilita’ e prassi collettiva, del piu’ riccosviluppo della persona e della costruzione di un ordinamentofondato su ineludibili diritti e doveri comuni.

Non possono questi ideali, sottratti agli irrigidimenti ealle estremizzazioni di carattere ideologico, essereperseguiti attraverso programmi e indirizzi diversi, nel vivodi una competizione politica e culturale democratica, ecostituire al tempo stesso il sostrato comune di un impegnocostituzionale, al livello nazionale e al livello europeo?Non si puo’ forse gia’ cogliere un quadro di risposte tanto -per parlare dell’Italia – nell’impianto della Costituzionerepubblicana, quanto nelle formulazioni di principio su cuisi e’ fondata e si fonda la costruzione dell’Europa unita?Vedo in tutto cio’ materia di dialogo anche tra credenti enon credenti. Perche’ i credenti, e segnatamente i cattoliciitaliani, hanno il loro punto di vista da far valere e illoro contributo da dare. E’ un fatto che nei principi e negliindirizzi costituzionali sanciti sia in termini nazionali siain termini europei (tra questi ultimi, quelli riassumibilinell’ancoraggio a una ”economica sociale di mercato”), sisono calati valori sentiti come autenticamente cristiani.

Quanto l’adesione a questi valori possa essere vissuta intermini di fede e in sintonia con la pratica religiosa, e’aspetto non secondario dell’approfondimento e dellariflessione comune che sollecito sulla possibile, necessariarinascita della componente ideale e morale dell’agirepolitico. Approfondimento, riflessione, cui da pochi puo’venire un apporto alto e sereno come da Gianfranco Ravasi”.

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