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Mercoledì 6 febbraio 2013 - 12:54

Federalismo: Bonanni sostiene manifesto per cambiare la Costituzione

(ASCA) – Roma, 6 feb – Un Manifesto per cambiare laCostituzione: lo hanno lanciato stamane il SegretarioGenerale della Cisl Raffaele Bonanni insieme ad un gruppo distudiosi, docenti universitari e politici tra cui GaetanoQuagliariello, Luciano Violante, Enzo Moavero Milanesi, LucaAntonini, Mauro Magatti, Antonio Pilati, presso la SalaZuccari del Senato della Repubblica .

”E’ sempre piu’ netta e angosciosa la sensazione che ogginella nostra Italia sia in corso un vero e propriosfaldamento dello Stato e della societa’. – si legge nelManifesto – Certamente colpiscono singoli episodi dimalcostume ma soprattutto impressiona la mancanza di rispostecoerentemente razionali e capaci di unificare la nazione – aldi la’ delle legittime e indispensabili divisioni politiche edi interessi. Ogni occasione serve essenzialmente aconsolidare poteri molto parziali di questo o quel gruppo dipressione: economico, politico, corporativo, personale. Nonc’e’ una semplice crisi politica, siamo di fronte a una crisigenerale della Repubblica. Del diffuso malcontento e del rancore sociale chepercorrono la nazione vanno intese le ragioni: indicano lecontraddizioni di una Costituzione figlia della stagioneormai compiuta della Guerra fredda, ricca di insostituibilivalori e principi ma anche di compromessi nell’organizzazionedei poteri. Di questa realta’ – si legge ancora – che allafine della Prima Repubblica ormai cominciava a diventareevidente, non si e’ preso atto e cio’ ha provocato unacrescente disgregazione istituzionale (a seguire morale esociale), esplosa quando le condizioni internazionali hannoimposto all’Italia, soggetto strategico sul piano geopoliticoe finanziario, una drastica semplificazione dellagovernance.

La Seconda Repubblica si e’ mossa con grandissima faticasulla strada delle riforme costituzionali, rompendo anche laconvenzione che le voleva approvate con larghissimo consenso:nel 1947 la Costituzione ebbe un voto quasi unanime. Si e’iniziata un’improvvisata prassi di interventi costituzionalia colpi di maggioranza (riforma del Titolo V del 2001 nellaXIII legislatura e Devolution nella XIV), mentre altre partidegli assetti materiali delle istituzioni sono state risoltecon una strategia di approssimativi referendum. In questomodo l’assetto costituzionale, anziche’ semplificarsi in unordine adeguato ai tempi, si e’ complicato ancora di piu’,risultando letteralmente ingestibile. Per esempio ai vecchinodi si sono aggiunti quelli nuovi di un pasticciatofederalismo all’italiana, con l’ assenza di un Senatofederale. Sottovalutare la condizione di emergenza in cui viviamo e’suicida – si sottolinea nel Manifesto – Si tratta di pensaree costruire una fase di transizione per riformare laRepubblica riacquisendo quegli elementi di ordinatasovranita’ i quali soltanto ci possono consentire un rapportoparitario con gli altri Stati, a partire da quelli europei. La campagna elettorale sta focalizzando troppo poco questoproblema. Per questo e’ necessario ora richiamare condecisione l’attenzione sulla necessita’ di un processo direvisione costituzionale che, per la Parte II dellaCostituzione, memorizzi i fallimenti di un trentennio ditentativi, dalla commissione Bozzi alle riforme federalistedi centrosinistra e centrodestra. Le principali questionisono ormai chiare: riorganizzazione e bilanciamento deipoteri dello Stato; razionalizzazione del decentramentolegislativo e riassetto territoriale. I problemi dell’Italiadi oggi non sono ciclici ma strutturali: senza affrontarlineanche azzerando il debito pubblico ricominceremo acrescere. I problemi italiani derivano innanzitutto daldisordine sistemico di istituzioni che vanno razionalizzatee semplificate anche in coerenza con il livello delle risorseeffettivamente disponibili. Se non si agisce a questo livellosi rischia di continuare a rattoppare un assetto ormaiinadeguato nelle sue linee di fondo. Sono pero’ anche evidenti i rischi e i fallimenti chehanno segnato trent’anni di riformismo costituzionale. Perqueste ragioni – si legge in conclusione – il processo direvisione costituzionale va impostato attraverso laproposizione di una commissione redigente composta in terminisimili a quella istituita dall’Unione europea per prepararela propria ”Carta” fondamentale, prevedendo forme diconsultazione popolare. Rivitalizzata un’ordinata dialetticapolitica la revisione del nostro assetto costituzionalepotrebbe ricomporre le condizioni strutturali necessarie perun nuovo processo di crescita del nostro Paese: nel 1947 ilmiracolo costituente fu alla base, qualche anno piu’ tardi,del miracolo economico”. red/mar

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