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Venerdì 1 febbraio 2013 - 12:52

Diritti tv: Corte nega legittimo impedimento, difensori lasciano l’aula

(ASCA) – Roma, 1 feb – Scontro nell’aula del processod’appello sui diritti tv di Mediaset. Dopo una lunga riunionein camera di consiglio, i giudici della seconda Corted’Appello di Milano hanno detto no alla richiesta dilegittimo impedimento presentata dai difensori di SilvioBerlusconi, gia’ condannato in primo grado a 4 anni per frodefiscale. Secondo il collegio presieduto da Alessandra Galli,la riunione degli europarlamentari del Pdl di questa mattinaa Roma ”non puo’ essere considerato un impegno legittimo econsolidato”, anche perche’ ”l’imputato era perfettamente aconoscenza che in data odierna ci sarebbe stata udienza”. Igiudici hanno citato in aula un pronunciamento della CorteCostituzionale sulla necessita’ di conciliare gli impegnidell’imputato con il calendario del processo. Una bocciatura, quella Corte d’Appello, che di fatto aprela strada alla requisitoria del sostituto pg, Laura Bertole’Viale, inizialmente prevista due settimane fa. Quanto e’bastato per far infuriare Niccolo’ Ghedini, uno dei legali diBerlusconi, partito all’attacco dei giudici milanesi: ”Voi -li ha accusati – chiedete leale collaborazione all’imputato,ma non la offrite. Presentate un calendario di udienza senzaspostarlo nemmeno di un millimetro. Si invoca la lealecollaborazione ma la si nega, perche’ chiedete a Berlusconidi rinunciare di qui al 24 febbraio a sei giorni di campagnaelettorale su un totale di 23”. Lo stesso Ghedini e l’altrolegale di Berlusconi, Piero Longo, hanno quindi abbandonatol’aula. ”Questa Corte d’appello si e’ resa protagonista diuna grave lesione dei diritti di difesa. Noi con la nostrapresenza in aula non possiamo piu’ legittimare questocomportamento”, ha spiegato Ghedini precisando che in trentaanni di carriera ”non ho mai fatto un gesto di questogenere”. Uno strappo condiviso dai legali di tutti gli altrisette imputati, pronti a rinunciare al proprio mandato inassenza di una retromarcia da parte della Corte d’appello.

Sono rimasti tutti sorpresi quando anche il sostitutoprocuratore generale Laura Bertole’ Viale, si e’ dettad’accordo con le difese: ”Vorrei – ha detto – che la Corteripensasse la sua decisione per garantire un clima diserenita’ in quest’aula”. La conseguenza dello strappo dei difensori di Berlusconi,seguiti a ruota dagli altri avvocati, e’ quello di bloccareper la terza volta consecutiva la requisitoria della pubblicaaccusa e le conseguenti richieste di condanna nei confrontidegli imputati. ”Questo processo – sostiene Ghedini – ha una stradasegnata che prevede la conferma della condanna di primogrado. La presenza di noi avvocati in quest’aula e’ del tuttoinutile, con questa condanna vi siete resi colpevoli di unapesante intromissione nella campagna elettorale”. Infine, unattacco all’intera categoria delle toghe: ”Il senso delleistituzioni non lo avete soltanto voi giudici, lo abbiamoanche noi avvocati. Anche l’avvocatura e’ un’istituzione, macon questa ordinanza decretate l’imperio della magistraturasu tutte le altre istituzioni”.

fcz/mau

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