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Giovedì 31 gennaio 2013 - 15:57

Universita’: Cun, 58mila iscritti in meno, come la Statale di Milano

(ASCA) – Roma, 31 gen – C’e’ un grosso calo degli iscrittinelle universita’ italiane. In dieci anni gli immatricolatisono scesi da 338.482 (anno accademico 2003/2004) a 280.144(anno 2011/2012), con un calo di 58.000 studenti, pari al 17%in meno. E’ l’allarme lanciato dal Consiglio universitarionazionale (Cun), che ha diffuso un documento in cui si spiegache il fenomeno e’ cosi’ accentuato come se in un decenniofosse scomparso un intero ateneo di grandi dimensioni come laStatale di Milano. Il calo delle immatricolazioni riguardatutto il territorio nazionale e la gran parte degli atenei. Ai diciannovenni, il cui numero e’ rimasto stabile negliultimi 5 anni, la laurea interessa sempre meno: le iscrizionisono calate del 4% in tre anni, passando dal 51% nel2007-2008 al 47% nel 2010-2011. L’Europa, spiega il Cun, si allontana anche nel numero deilaureati, largamente al di sotto della media OCSE: siamo al34* posto su 36 Paesi (anno 2012). Solo il 19% dei 30-34ennipossiede una laurea, contro una media europea del 30%(rilevazione al 2009). Il 33,6% degli iscritti ai corsi dilaurea, infine, e’ fuori corso mentre il 17,3% non fa esami.

Il numero dei laureati nel nostro Paese e’ destinato a calareancora anche perche’, negli ultimi 3 anni, il fondo nazionaleper finanziare le borse di studio e’ stato ridotto. Nel 2009i fondi nazionali coprivano l’84% degli studenti aventidiritto, nel 2011 il 75%. Il 25% dei ragazzi quindi e’rimasto fuori. La spesa per il diritto allo studio ha subitoun andamento contrario a ogni dichiarazione di principio.

Diminuita drasticamente anche l’offerta formativa degliatenei: in sei anni sono stati eliminati 1.195 corsi dilaurea. Quest’anno (2012/2013) sono scomparsi 84 corsi dilaurea triennali e 28 corsi specialistici/magistrali(biennali). Se tale riduzione e’ in parte stata prima dovutaad azioni di razionalizzazione adottate dagli atenei eindicate dal Cun, adesso e’ invece dovuta in larghissimamisura alla pesante riduzione numerica del personaledocente.

Europa distante anche per il numero dei dottorati:rispetto alla media europea in Italia abbiamo 6.000dottorandi in meno che si iscrivono ai corsi di dottorato(fascia eta’ 25-27 anni). Il dottorato (o Doctor inPhilospphy – Ph.D o PhD) e’ il piu’ alto grado di istruzioneuniversitaria in molti paesi del mondo ma l’attuazione dellariforma del dottorato di ricerca prevista dalla legge (30dicembre 2010, n.240) e’ ancora al palo. Inoltre in Italia il50% dei laureati segue i corsi di dottorato senza alcunaborsa di studio. Emorragia di professori: in soli sei anni (2006/2012) ilnumero dei docenti si e’ ridotto del 22%. Nei prossimi 3 annisi prevede un ulteriore calo dei docenti di ruolo. Contro unamedia OCSE di 15,5 studenti per docente, in Italia la mediae’ di 18,7 (includendo sia i docenti strutturati che quelli acontratto). Pur ammettendo l’evidente calo delle immatricolazioni, checomunque andrebbe contrastato, il rapporto docenti/studentie’ destinato a divaricarsi ancora rispetto alla media OCSE,per una continua emorragia di professori che non vengono piu’assunti. Il calo e’ anche dovuto alla forte limitazione chela legge ha imposto al numero dei contratti di insegnamentoche ciascun ateneo puo’ stipulare.

Le spese superano i fondi: dal 2001 al 2009 il Fondo difinanziamento ordinario (FFO), calcolato in termini realiaggiustati sull’inflazione, e’ rimasto quasi stabile dal 2001sino al 2009, per poi scendere del 5% ogni anno, con un calocomplessivo che per il 2013 si annuncia prossimo al 20%. Suqueste basi e in assenza di un qualsiasi piano pluriennale difinanziamento moltissime universita’, a rischio di dissesto,non possono programmare la didattica ne’ le capacita’ diricerca. A forte rischio obsolescenza perfino le attrezzature deilaboratori per la gravissima decurtazione dei fondi: anche ifinanziamenti PRIN, cioe’ i fondi destinati alla ricercalibera di base per le universita’ ed il Cnr, subiscono taglicostanti. Siamo infatti passati da una media di 50 milionistanziati all’anno ai 13 milioni per il 2012. Infatti dai 100milioni di euro assegnati nel 2008 e nel 2009 a progettibiennali (media per anno di progetto pari a 50 Meuro) a 170milioni di euro cumulativi per il biennio 2010-2011 (ovvero85 Meuro per anno), ma per progetti triennali (media per annodi progetto pari a 28 Meuro), per giungere a meno di 40milioni di euro nel 2012, sempre per progetti triennali.

”Il CUN lancia un allarme a fronte della costante,progressiva ed irrazionale riduzione delle risorsefinanziarie ed umane destinate al sistema universitario chene ledono irrimediabilmente la capacita’ di svolgere le suefunzioni di base, di formazione e ricerca”, afferma AndreaLenzi, presidente Cun. ”Questo documento e’ rivoltoall’attuale Governo e Parlamento ed alle forze politicheimpegnate nella competizione elettorale e ai loro leader, masoprattutto a tutto il Paese”. Sottolinea Andrea Lenzi: ”Inquesto momento infatti qualcuno potrebbe chiedersi perche’,in questa fase storica, un Paese in profonda crisifinanziaria e sociale debba preoccuparsi a investirenell’alta formazione delle future generazioni quando altritipi di investimenti potrebbero dare risultati nel brevetermine”. rus/mau

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