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Sabato 26 gennaio 2013 - 15:35

Meic: Balduzzi, il nostro impegno testimoniare la speranza

(ASCA) – Roma, 26 gen – ”’Il nostro impegno: testimoniare lasperanza’: il Meic si e’ ritrovato, nel maggio scorso,intorno a questo mandato. Il Movimento e’ convenuto a Romaper incontrare il Santo Padre, per affidargli con convinzionela propria volonta’ di continuare il servizio intellettualealla Chiesa e al Paese, per celebrare gli 80 anni di questaesperienza. Una celebrazione non retorica, non sterile,appunto perche’ incardinata intorno a queste tre parole:impegno, testimonianza, speranza”. Lo scrive il ministrodella Salute, Renato Balduzzi, in un editoriale pubblicato suCoscienza, il bimestrale del Movimento Ecclesiale di ImpegnoCulturale.

Per Balduzzi ”’impegno’ e’ una parola che oggi suonastrana. Nell’era dell’immediato, del fluido, del reversibile,e’ difficile immaginare opzioni che durino piu’ di unepisodio, che non siano qualcosa in piu’ di rapide fiammate.

Impegno e’ costanza, e’ scelta di vita. ‘Testimonianza’ none’ solo il semplice dar conto in modo intellettuale: e’coerenza personale, disponibilita’ ad accogliere tutte leconseguenze di un impegno. E’ donazione totale. La Storiadella Parola ce lo conferma. E poi c’e’ la ‘speranza’. E’ ilcatalizzatore verso cui l’impegno e la testimonianza tendono,senza del quale impegno e testimonianza perdonogiustificazione. Di speranza ne parliamo molto ma, comespesso succede, il ricorrere frequente delle parole e’ ilsintomo di un desiderio che in qualche modo tradiscel’assenza, quasi a compensare con la parola il sensostruggente di una mancanza, di una incapacita’, di unadisperazione. E, d’altra parte, non e’ neanche difficilecapire perche’ sia cosi’: la situazione del Paese, la crisieconomica, politica, etica, sociale, la questione ambientale,la criminalita’ organizzata e la violenza, i vari terrorismi:resta il senso di un’impotenza, resta la paura”.

”Ma la speranza non puo’ prescindere dalla realta’.

L’unica speranza possibile – spiega Balduzzi – e’ quella cheparte necessariamente dalla consapevolezza del contesto.

Qualcuno ha criticato: ecco, l’approccio sociologico – l’handetto anche della Mater et magistra! – ‘Vedere, giudicare,agire’: prima bisogna giudicare. E invece no: prima bisognavedere. Prima bisogna capire. Perche’ nel tempo che cambia cisono cose nuove da vedere, per poi infine agire. Ecco,allora, la speranza che il Meic si impegna a testimoniareoggi come ieri, come sempre ha fatto nel corso dei suoiottant’anni. Una testimonianza che il Movimento puo’ renderesolo essendo se stesso, cioe’ capace di aiutare tutti aleggere la realta’, a interpretarla, e solo dopo a lavorareper cambiarla. Se c’e’ un tempo in cui il Meic mi sembranecessario per la nostra comunita’ ecclesiale e per il nostroPaese, e’ ancora questo”.

”La ricetta? E’ nel contributo ricco che il Movimento hadato e continua a dare. Penso soprattutto al ‘ProgettoCamaldoli’. Penso a cinque piccole strade da intraprenderesubito: ricucire il discorso pubblico e il discorso privato,perche’ siano coerenti fra di loro; assumere la sobrieta’come abito civile, in ogni contesto: l’ambiente, la politica,i consumi; lavorare di piu’ per lavorare tutti, e vincerecosi’ la scommessa di questo Paese; ricostruire il senso diuna nuova cittadinanza, fondata su una solidarieta’ concreta,a partire dalla sincerita’ fiscale; infine, includere eaccogliere le poverta’, ridurre le distanza fra i troppi chesono rimasti indietro e troppo pochi che vivono nelbenessere.

Aldo Moro, quarant’anni fa, aveva capito tutto quandospiego’ che non ci sarebbe stata una vera stagione deidiritti se non si fosse accompagnata a una rinnovata stagionedei doveri. E’ forse finalmente giunto il momento di farnostra quella lezione”, conclude Balduzzi.

com-ceg/mar/ss

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