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Lunedì 14 gennaio 2013 - 15:23

Federalismo: rapporto Veneto, svuotato da manovre ultimi Governi

(ASCA) – Venezia, 14 gen – ”Il federalismo fiscale non puo’essere messo sul banco degli imputati semplicemente perche’non c’e’. La riforma del Titolo V non e’ stata attuatapienamente; la legge delega del 2009 non ha prodotto i suoieffetti in quanto molti aspetti non sono ancora entrati invigore; e alcune parti dei decreti sul federalismo sono state”svuotate” dalle manovre dei vari Governi”. E’ questa laconsiderazione di fondo emersa dal nuovo rapportodell’Osservatorio regionale sul federalismo e la finanzapubblica, nato nel novembre 2007 dalla collaborazione tra ilConsiglio regionale del Veneto e Unioncamere del Veneto.

Il nuovo rapporto, presentato stamani a palazzo Ferro-Finidal presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato eillustrato da Gian Angelo Bellati segretario generale diUnioncamere Veneto e da Serafino Pitingaro responsabile areastudi e ricerche di Unioncamere, parte da un confronto tra lasituazione dell’Italia e quella della Germania paese afederalismo realizzato; un confronto che evidenzia ben altrispread oltre ai differenziali sui titoli pubblici che nasconodall’inefficienza del settore pubblico italiano,dall’eccessiva spesa pubblica e, non ultimo, da un”federalismo (che sarebbe meglio definire regionalismo) ameta”’ che non ha dato alle Regioni e agli enti localiitaliani le regole e i mezzi per sviluppare in manieraresponsabile il proprio grado di autonomia”.

”Un’autonomia di basso livello, anche e soprattutto dalpunto di vista fiscale, che – si legge nel rapporto -impedisce di beneficiare pienamente dei vantaggi di unmodello di spesa decentrata”.

Un ulteriore elemento che spiega il federalismo mancatodell’Italia riguarda il personale. ”Le nostreamministrazioni locali – rileva il rapporto – gestiscono il58,1% delle risorse pubbliche, ma hanno a disposizione soloil 43,3% del personale. Cio’ significa che non c’e’ statodecentramento del personale pubblico fatto che ha sicuramentecreato duplicazioni e sovrapposizioni contribuendoinevitabilmente alla crescita della spesa pubblica degliultimi anni. ”L’impressione – afferma ancora il rapportodell’osservatorio – e’ che ci si ricordi delle Regioni edegli enti locali solo in occasione delle manovre finanziariesoprattutto al capitolo ”tagli” che si sono succedute dalluglio 2011 fino al termine di questa legislatura. Manovreche, di fatto, svuotano le conquiste ottenute sulla cartadalle stesse autonomie locali con l’approvazione dellariforma federale e dei relativi attuativi”. Tra i passaggipiu’ dolorosi per le autonomie locali il rapporto diUnioncamere cita il decreto ”Salva Italia” che ”hapesantemente alterato l’impianto del federalismo municipalecon l’anticipo dell’IMU e l’attribuzione allo Stato delgettito derivante da seconde case e immobili commerciali eproduttivi”. E’ poi il turno della spending review. Annunciata come unariduzione selettiva degli sprechi dello Stato centrale, laspending review (DL n. 95/2012), secondo il rapporto diUnioncamere, ”si e’ ben presto svelata nella sua veranatura, quale portatrice di tagli lineari alle Autonomielocali. Su Regioni e enti locali, sottoposte ad un nuovotaglio di risorse pari a 2,3 miliardi nel 2012 e di 5,2miliardi nel 2013, e’, infatti, gravato ben il 70%dell’intera manovra. E’ solamente grazie a questi nuovi tagliche e’ stato possibile evitare l’aumento delle aliquote IVAinizialmente previsto da ottobre 2012”.

Non e’ finita: ”sempre con la spending review – continua ilrapporto – il Governo ha imposto il taglio netto di circa lameta’ delle Province. Ma questo frettoloso processo diriordino si e’ di fatto arenato, in ragione della sospensioneprescritta dalla legge di stabilita’ 2013.

Si arriva, infine, a questi giorni. ”L’interventogovernativo sui ”costi della politica” (DL n.174/2012) diRegioni ed enti locali e il nuovo taglio di 2,2 miliardiprevisto dalla cosiddetta fase due della spending review(inserita nella legge di stabilita’) e’ solo una delle ultimetappe di uno stillicidio iniziato piu’ di un anno fa.

”Va, infine, ricordato – si legge sempre nel rapporto – chelo scorso ottobre il Consiglio dei Ministri, aveva approvatoun DDL costituzionale di riforma del Titolo V dellaCostituzione che, se fosse stato approvato dal Parlamento,avrebbe ridotto i poteri delle Regioni, passando allacompetenza esclusiva dello Stato materie come i trasporti,l’energia, il commercio estero, l’istruzione e ilcoordinamento della finanza pubblica; il turismo, attualmentemateria di competenza esclusiva regionale, sarebbe invecediventata materia condivisa con lo Stato”. Che fare dunque? Dallo studio di Uniocamere Veneto emergonoalcune ipotesi: sperimentare il federalismo differenziato chepotrebbe avere un ”effetto volano” per l’economia delVeneto e definire un nuovo patto di stabilita’ per ripartiregli obiettivi di finanza pubblica su base territorialepremiando veramente gli enti locali virtuosi e liberando gliinvestimenti. Per Unioncamere Veneto il riaccentramento deiconti pubblici non sembra essere la soluzione dei problemidel paese e l’eccessiva tassazione rischia di bloccare ilsistema economico. E’ necessario, quindi, dare maggioreautonomia alle Regioni come il Veneto che trainano l’economiae che sono virtuose sotto il profilo amministrativo. com/rus

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