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Mercoledì 2 gennaio 2013 - 14:33

Pd: dalle primarie un partito rinnovato e piu’ bersaniano (il punto)

di Angelo Mina
+++Non sfonda la rottamazione renziana. Ridimensionamento pergli ex popolari+++.

(ASCA) – Roma, 2 gen – Il milione e piu’ di persone che neigiorni 29 e 30 dicembre hanno partecipato alle primarie delPd, hanno dato una forte scossa al partito: e’ stato comeun’onda che ha superato (o quasi) le consolidate logiche diapparato e di corrente. Non e’ che i candidati fossero ‘figlidella luna’ senza cioe’ un’appartenenza politica o unorientamento di corrente, ma la scelta che e’ stata fatta haprivilegiato il senso o quanto meno il desiderio di un forterinnovamento e di ricambio. A imporsi all’attenzione -anchefuori del Pd, nel quadro politico generale- e’ poi il decisocolore rosa presente in questa onda di rinnovamentogenerazionale. Un rinnovamento comunque che non ha assunto ilcarattere di una ”rottamazione”, di una drastica messa daparte di tutti coloro che avessero superato una ‘certa’ eta”anagrafica o parlamentare. E’ un fatto che insieme ai tantigiovani sono stati confermati politici ormai di lungo corsocome la Bindi, la Finocchiaro, Damiano o la Pollastrini,tanto per ricordare alcuni nomi.

Il risultato, in secondo luogo, premia la linea delsegretario Bersani che da queste primarie ne esceindubbiamente rafforzato. In questo panorama un indubbiosuccesso e’ poi quello dei cosiddetti ‘giovani turchi'(Fassina, Orfini e Andrea Orlando) che sono stati i portatoridelle posizioni piu’ decise in tema di lavoro (anche concritiche esplicite alle scelte di Monti e di Fornero) e digiustizia e che hanno aperto la strada all’affermazione di unfolto gruppo di giovani. E’ in questo senso che secondoalcuni si puo’ parlare di un rafforezamento della sinistradel partito, ma detto solo cosi’ non si raffigura lavicinanza al segretario Bersani che non e’ certo minacciatodalla loro affermazione.

In questo contesto c’e’ stato un certo arretramentodell’Areadem (che si riconosce in Franceschini) ma tenendoconto dell’insieme dei risultati dei candidati ex popolari sipuo’ parlare di una sostanziale tenuta.

I risultati definitivi saranno comunicati nella direzionenazionale di martedi’ 8 gennaio. Il tempo si rende necessarioperche’ in base al regolamento delle primarie che stabilisceil criterio dell’alternanza di genere, la lista dei candidatie’ soggetta a modifiche rispetto ai risultati per ora resinoti. Non sono prevedibili grandi stravolgimenti, ma casicontestati o contestabili gia’ sono stati segnalati. E’ ilcaso per esempio di Bologna dove a seconda della scelta delcapolista tra i candidati puo’ entrare la prodiana SandraZampa o Paolo Bolognesi, il presidente dell’associazionedelle vittime dell’attentato del 2 agosto.

Ulteriori modifiche sono poi possibili dalla composizionedel ”listino” i cui componenti (il 10% del totale) sono dicompetenza del segretario e della direzione nazionale.

Bersani ha gia’ detto che nel listino si dara’ spazio allasocieta’ civile con figure di particolare esperienza (i priminomi sono stati quello del procuratore antimafia Piero Grassoe il rettore della Scuola superiore S.Anna di Pisa ChiaraCarrozza): si trattera’ di una novantina di persone a cui sidovranno aggiungere 20-30 nomi di capilista tra i qualipolitici di riferimento all’interno del partito comeFranceschini, Enrico Letta, Giusepppe Fioroni, ecc.).

In queste primarie non si puo’ poi notare il mancatosfondamento da parte dei ‘renziani’ che non hanno ottenutograndi affermazioni neanche nelle loro roccaforti dellaToscana. Un fatto che potrebbe spiegarsi con un consensomolto personale verso Matteo Renzi, un consenso cioe’ chesolo limitato si e’ riversato dal leader fiorentino verso isuoi ‘seguaci’. Il caso di Giorgio Gori in questo senso e’emblematico. Insomma ”un’esperienza difficilissima ma bellissima”,per dirla con le parole di Bersani che ha sottolineato comequeste primarie sono state un fatto ”che non ha precedentinella storia politica europea”.

Ma riusciranno queste primarie a sostenerequell’operazione di rimescolamento delle vecchie culture etradizioni politiche per consolidare il ‘partito nuovo’? Lechances ci sono, molto dipendera’ dalla coerenza con iprincipi fondativi del Partito Democratico, se cioe’ non cisara’ un cedimento alle logiche di corrente che seprevalessero farebbero regredire il partito nuovo allavecchia prima Repubblica creando le condizioni per crepe cheportano sempre a divisioni e spaccature. E al centro (nonsolo in senso politico stretto) c’e’ chi guarda con interessee speranza a questa prospettiva. min

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