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pubblicato il 16/nov/2013 12:00

## Cav: volevano scrivessi la mia fine. Ma non chiude a alfaniani

"Con loro possibile coalizione, da soli al massimo prendono 4%"

## Cav: volevano scrivessi la mia fine. Ma non chiude a alfaniani

Roma, 16 nov. (askanews) - Convinto di aver fatto la "scelta giusta", evidentemente affaticato ma per certi versi "sollevato". Anche perché "non possiamo mica essere tristi per aver perso Giovanardi o Formigoni". Alla fine del Consiglio nazionale che ha resuscitato ufficialmente l'amata bandiera di Forza Italia, Silvio Berlusconi si 'ritira' in una stanza del palazzo dei Congressi dell'Eur. Il via vai di parlamentari in cerca di un colloquio è stile grandi eventi. "Ho fatto di tutto. Fino all'ultimo - ripete a più di una persona - ho mediato per evitare questa scissione. Ero disponibile a qualsiasi cosa, ma non a mettere nero su bianco la mia fine politica, perché questo rappresenta la decadenza che il Pd ha fretta di votare solo per portare la mia testa su un piatto d'argento al Congresso". Il Cavaliere racconta delle estenuanti riunioni e un po' tutti hanno la sensazione che in realtà non sia affatto dispiaciuto per l'addio dei ministri. Angelino Alfano fa eccezione. "Non ci volevo credere, per me era come un figlio". Ripete, per quanto sia difficile da credere, di aver saputo della nascita dei nuovi gruppi dalle agenzie. "Non capisco cosa pensano di fare, da soli al massimo prendono il 4%". Mentre l'ex premier parla, Alfano è riunito a palazzo Chigi con gli altri ministri e con gli esponenti di spicco del neonato 'Nuovo centrodestra'. Una seconda riunione - più ristretta - si tiene nel pomeriggio in un altro palazzo istituzionale: il Viminale. E' lì che viene deciso che a breve, forse già la settimana prossima, si terrà una convention e sarà presentato il simbolo. Nell'intervento pronunciato dal palco del Consiglio nazionale, Silvio Berlusconi si dice "addolorato" della separazione, ma non fa mai il nome del vicepremier. Sceglie volutamente di mantenere un low profile, invita i presenti a non attaccare i 'fuoriusciti' e soprattutto dice che nel futuro si può anche tornare assieme. In coalizione. Il nome della possibile aggregazione c'è già ed è Pdl: da queste parti i brand si mettono nel congelatore ma evidentemente non si buttano. D'altra, parte il Cavaliere confida che gli alfaniani mantengano la promessa di far slittare il voto sulla sua decadenza, mandando in lungo i lavori sulla legge di stabilità. Il vero turning point resta quello: il voto del Senato sulla sua persona. Fino ad allora di certo l'ex premier continuerà a tenere aperto uno spiraglio, infatti già a breve potrebbero riprendere i contatti con 'l'altro fronte'. Nel frattempo, tuttavia, continua ad armare il terreno della manovra sul quale è chiaro che non intende fare sconti al governo. "Così com'è - dice alla platea del Consiglio nazionale - è inutile". Berlusconi evita di collocarsi esplicitamente all'opposizione dell'esecutivo e anzi disegna un atteggiamento che sembra più vicino a quello dell'appoggio esterno quando ipotizza un 'mettersi fuori' dando "il nostro assenso ai provvedimenti che riteniamo utili". E' uno scenario già discusso con alcuni interlocutori qualche giorno fa: l'idea è quella di continuare a mostrarsi responsabili, convinti che sarà Matteo Renzi a fare il resto del lavoro. "Dubito che voglia rimanere lì a farsi logorare, mentre questo governo va a picco nei sondaggi" avrebbe ragionato.

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