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pubblicato il 19/ott/2016 15:15

Ucraina, stasera vertice a Berlino ma restano i soliti nodi

Non attesa svolta a riunione Merkel, Putin, Hollande, Poroshenko

Ucraina, stasera vertice a Berlino ma restano i soliti nodi

Kiev, 19 ott. (askanews) - La situazione in Ucraina e quella in Siria sono i dossier scottanti che affronteranno a Berlino questa sera la cancelliera tedesca Angela Merkel e i presidenti di Russia, Francia e Ucraina. Il cosiddetto "quartetto normanno", con Vladimir Putin, Francois Hollande e Petro Poroshenko, non si riuniva da oltre un anno, da quando il 2 ottobre del 2015 era stato il capo di Stato francese a presiedere l'ultimo vertice a Parigi. Oggi come allora la priorità è quella di rilanciare gli accordi di Minsk, siglati nel febbraio dello scorso anno e per nulla implementati. L'incontro arriva in un momento caldo, sia sul versate nel Donbass, dopo l'uccisione questa settimana di uno dei comandanti ribelli filorussi, Arseni Pavlov, sia su quello siriano, con la breve tregua ai bombardamenti annunciata da Mosca e Damasco solo per oggi e che la cancelliera tedesca vorrebbe in qualche modo prolungare vista "la disastrosa situazione umanitaria".

NIENTE MIRACOLI IN VISTA

Alla vigilia del vertice Angela Merkel ha affermato che il processo di pacificazione in Ucraina è in stallo su molti punti e "bisogna sfruttare al massimo ogni possibilità per fare progressi", anche se dal mini-summit di oggi al Kanzleramt "non bisogna aspettarsi miracoli". Dello stesso tenore sono stati i commenti di Petro Poroshenko, che ha detto di "non essere molto ottimista", scaricando le colpe dei ritardi sulla Russia. Vladimir Putin, che la scorsa settimana aveva annullato un previsto incontro con Francois Hollande in Francia, ha fatto sapere tramite il suo portavoce Dmitri Peskov di essere convinto che l'unica strada percorribile sia comunque quella tracciata in Bielorussia ormai venti mesi fa e ha invitato Kiev a rispettare i patti. La Russia non si aspetta "alcuna svolta" dall'incontro, ha ribadito oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

La realtà è che dalla firma della prima versione degli accordi di Minsk, nel settembre 2014, sono trascorsi più di due anni e nessuno degli attori in campo ha mostrato mai la piena volontà di rispettarli.

LA SITUAZIONE NEL DONBASS

La guerra nel Donbass ha fatto dal suo inizio nell'aprile del 2014 ormai quasi 10 mila morti. L'ultima tregua iniziata all'inizio di settembre è finita sostanzialmente nel vuoto, anche se il numero degli incidenti si è ridotto rispetto ai picchi degli ultimi mesi. Secondo l'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che monitora il processo di pace, anche il nuovo piano per la smilitarizzazione di tre hotspot lungo la linea di contatto (Stanytsia Luhanska, Zolote e Petrovske) che è stato fissato il mese scorso nell'ambito del Gruppo trilaterale, procede a rilento, anche per la difficoltà degli osservatori di accedere alle zone da controllare. Il ritiro delle armi pesanti dal fronte è un tira e molla impossibile da monitorare seriamente e il pericolo di una nuova escalation è sempre dietro l'angolo. Roma, 19 ott. (askanews) - Anche i previsti scambi di prigionieri non sono ancora stati completati e il numero di questi su entrambi i fronti è incerto; se all'inizio di ottobre il portavoce dei ribelli Eduard Basurin ha affermato che nelle galere del Donbass ci sono quasi un migliaio di detenuti, Kiev ha circa 500 separatisti dietro le sbarre.

I NODI POLITICI

Se la parte tecnica degli accordi di Minsk è complicata da far rispettare sul campo, la parte politica è ancora più difficile. I punti fondamentali sui quali non si è trovato ancora un accordo sono quelli delle elezioni locali nel Donbass e le modifiche costituzionali con l'autonomia per le regioni separatiste. Se da un lato i ribelli non hanno nessun interesse a processi democratici trasparenti e condivisi con il potere centrale, dall'altro a Kiev il governo non ha la maggioranza dei due terzi per realizzare il processo di decentramento. Il primo ministro Volodimir Groisman, delfino di Poroshenko, è così più impegnato nel difficile rilancio dell'economia e nell'impossibile lotta alla corruzione che nel trovare compromessi all'interno del parlamento. Le forze di opposizione e nazionaliste si oppongono a soluzioni che considerano antitetiche agli interessi del Paese.

Sino ad ora non hanno portato nessun frutto non solo i tentativi di mediazione del Gruppo trilaterale, dove siedono il fedelissimo di Putin Boris Grizlov e per l'Ucraina l'ex presidente Leonid Kuchma, ma nemmeno il dialogo informale portato avanti ad intermittenza tra Russia e Stati Uniti, con gli inviati speciali Vladislav Surkov e Victoria Nuland. Resta quindi da vedere se l'incontro tra i grandi a Berlino rimarrà come i precedenti senza seguito o produrrà qualche sorpresa.

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