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pubblicato il 15/gen/2016 07:06

Candidati repubblicani uniti contro Obama e Hillary

Presidente ed ex first lady nel mirino al dibattito su Fox

Candidati repubblicani uniti contro Obama e Hillary

New York, 15 gen. (askanews) - Ted Cruz contro Donald Trump. Marco Rubio contro Chris Christie. Jeb Bush nel mezzo, impegnato a presentarsi come un'aspirante alla Casa Bianca misurato, ma non populista. Come prevedibile, i candidati repubblicani alla elezioni presidenziali americane arrivati sul palco del North Charleston Coliseum and Convention Center in North Charleston, South Carolina, si sono attaccati a vicenda. Ma il loro vero target non ha preso parte al dibattito andato in onda su Fox Business News nella notte italiana. Ad essere presi di mira sono stati il presidente uscente, Barack Obama, e la donna che ha fatto parte della sua amministrazione come segretario di Stato: Hillary Clinton.

I sette candidati repubblicani che si sono confrontati ieri in serata, nella notte italiana, hanno promesso al pubblico presente in sala e agli spettatori sintonizzati via tv o Internet che, ognuno a loro modo, sarà il migliore Commander in Chief se mai verrà eletto.

A Cruz è andata la prima domanda della serata, un riferimento diretto al discorso sullo stato dell'unione pronunciato da Obama martedì scorso al Congresso riunito e in cui il presidente ha detto che l'America è l'economia più solida al mondo. Il senatore del Texas ha colto subito l'occasione per criticare Obama: "Non ha parlato dei 10 marinai statunitensi" fermati nello stesso giorno del discorso dalla Guardia della Rivoluzione islamica di Teheran per aver violato le acque territoriali iraniane. "E' stato tremendo vedere quei marinai in ginocchio. Ma c'è una buona notizia", ha detto Cruz: "Il prossimo Commander in chief è su questo palco".

Secondo il governatore del New Jersey, Christie, nel suo ultimo discorso alla nazione Obama ha descritto "un mondo fantastico". Per questo "serve fare pulizia" anche perché "la classe media è sempre più schiacciata". Paragonando Obama a un "bambino petulante", ha aggiunto: "Amo questo Paese, voglio lottare" anche per far sì che Hillary Clinton "non metta mai più piede alla Casa Bianca" (ci è stata da first lady quando il marito Bill Clinton era presidente). Non solo. Ha detto che se verrà eletto, farà in modo che la sfidante democratica "stia a una distanza di 10 miglia dalla Casa Bianca". Secondo Christie, Hillary "non può essere presidente, porterebbe a una guerra. Con lei e Obama abbiamo meno democrazie" nel mondo.

L'ex governatore della Florida, Bush, ha promesso di essere un presidente "con l'appoggio militare". In più occasioni il fratello dell'ex presidente George W. ha spiegato di volere rafforzare i vari rami dell'esercito, perseguendo "la pace con la forza" perché "i nostri nemici non hanno più paura di noi e i nostri alleati non si fidano più". Anche lui ha preso di mira Hillary: se eletta, "creerebbe casini sul piano della sicurezza nazionale". E poi "passerebbe il primo mese a fare la spola tra la Casa Bianca e i tribunali invece che a dedicarsi a stilare la sua agenda", riferimento alle indagini dell'Fbi legate alla gestione delle sue email (attraverso un server privato) quando era segretario di Stato.

Per il senatore della Florida Rubio, Hillary non ha le competenze per diventare presidente. "Chi mente alle famiglie dei quattro americani uccisi [nell'attacco alla sede diplomatica Usa] a Bengasi [Libia] non può essere presidente; chi non sa gestire informazioni sensibili non può essere presidente". E nel giorno del trasferimento in Oman di 10 prigionieri dello Yemen dalla prigione statunitense a Guantanamo (Cuba), Rubio ha promesso esattamente l'opposto di quanto Obama vorrebbe fare: anziché chiudere la prigione di massima sicurezza, lui ci porterebbe i prigionieri per ricavarne informazioni preziose. Secondo Rubio il 2016 è un "anno di svolta. Se Hillary viene eletta i prossimi quattro anni saranno peggiori degli ultimi quattro". Con lui nello Studio Ovale gli Usa saranno invece "forti come non mai".

Forse l'unico ad essere d'accordo almeno su qualcosa con Obama è stato Ben Carson. L'ex neourochirurgo afroamericano ha detto che "abbiamo il sistema militare migliore al mondo". Nel suo discorso alla nazione, il presidente in carica aveva detto che "gli Stati Uniti d'America sono la nazione più potente sulla Terra. Punto". Carson tuttavia ha invitato i repubblicani come lui a pensare a lungo termine: dopo la sconfitta alle elezioni del 2012, "se ci facciamo del male [e perdiamo alla prossima chiamata alle urne] questa nazione è finita". Anche Bush ha invitato gli sfidanti a mostrare "unità per sconfiggere Hillary, è un disastro. Tutti su questo palco siamo migliori di lei".

Donald Trump, l'ultimo tra i sette candidati a ricevere il primo round di domande iniziali, ha attaccato Obama ribadendo le sue politiche populiste contro cui - senza fare nomi - proprio il presidente si era espresso due giorni prima dicendo che "quando i politici insultano i musulmani...è sbagliato". Anche ieri il magnate newyorchese si è messo in mostra facendo leva sulla proposta di impedire temporaneamente l'ingresso in Usa di tutti i musulmani, difendendo il diritto di possedere armi e dichiarando che lo scorso 13 novembre a Parigi non ci sarebbero stati oltre 100 morti se i terroristi che hanno agito per conto dell'Isis si fossero trovati davanti persone armate pronte a difendersi.

Trump ha anche preso di mira il discorso di Obama, quando ha parlato di un medico siriano venuto in Usa (esempio lodevole di rifugiati che molti governatori conservatori non vogliono più accogliere): "Potrebbe essere un cavallo di Troia" per i terroristi che cercano di infiltrarsi negli Usa, ha detto Trump. Solo Bush ha cercato di fargli cambiare idea: simili posizioni "danneggerebbero le nostre relazioni con i leader musulmani e i Paesi arabi" e "ci impedirebbero di avere la giusta serietà per sconfiggere l'Isis". Ma nulla ha smosso Trump: "E' la sicurezza che voglio per questa nazione". Basta alla cose "politicamente corrette".

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