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Mercoledì 25 novembre 2020 - 12:37

Arabia Saudita, femminista al Hathoul in sciopero della fame

Il caso di una donna torturata che scuote coscienze nel mondo
Arabia Saudita, femminista al Hathoul in sciopero della fame

Roma, 25 nov. (askanews) – Riprenderà domani il processo dell’attivista saudita Loujain al-Hathloul, una donna di 31 anni, da un mese in sciopero della fame nella sua cella in carcere con le sue condizioni di salute in progressivo peggioramento. Lo ha fatto sapere in un tweet, la sorella Lina dell’attivista che, stando alle denunce di molte ong, nella sua prigione avrebbe subito abusi e maltrattamenti, frustate ed elettroshock con le autorità che negano contatti regolari con la famiglia.

“Ci hanno appena comunicato che l’udienza del processo di Loujain al Hathoul, riprenderà domani”, ha scritto la sorella Lima in un tweet.

La 31enne, in prima fila nella lotta dell’universo rosa per il diritto alla guida nel regno wahhabita, era stata arrestata assieme a una decina di altre attiviste, nel maggio 2018 appena poche settimane prima che al gentile sesso saudita venisse concessa la storica autorizzazione ad avere una patente di guida. Da allora molte delle amiche arrestate sono state messe in libertà vigilata, ma non lei che lo scorso mese ha iniziato a rifiutare il cibo, denunciando le restrizioni e gli abusi cui è oggetto in cella e l’impossibilità di ricevere le visite dei suoi familiari.

Un comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle donne lancia l’allarme per il progressivo peggioramento delle condizioni di salute dell’attivista saudita Loujain al-Hathloul, in sciopero della fame per protesta contro le condizioni carcerarie.

Rilanciando il suo caso, il comitato Onu per i diritti delle donne agli inizi di novembre si è rivolta direttamente al sovrano Salman bin Abdulaziz invocandone il rilascio immediato.

Loujain al-Hathloul si è battuta in prima persona in una campagna per concedere alle donne del suo Paese il diritto di guidare una automobile ed è stata arrestata prima della cancellazione del divieto, avvenuta nel giugno 2018. Le autorità l’hanno incriminata per violazione delle “norme che garantiscono la sicurezza nazionale”; una formula per giustificare una più ampia operazione volta a reprimere i movimenti attivisti, soprattutto quelli femminili.

Secondo quanto denunciano i parenti, al Hathoul, per tre mesi dopo il suo arresto, è stata in regime di isolamento subendo in carcere elettroshock, frustate e abusi a sfondo sessuale. I suoi carcerieri le avrebbero offerto la possibilità di uscire di prigione, nel caso in cui avesse dichiarato di non aver subito torture in cella.

Il governo saudita respinge le accuse, negando in particolare le torture. Fra i capi di imputazione ascritti in fase di processo vi è l’aver chiesto la fine dell’esercizio di “patria potesta” dei maschi sulle loro donne, siano esse mogli, sorelle o figlie; una della tutela maschile; e l’aver contattato organizzazioni internazionali e diplomatici Onu e stranieri. Pur restando in carcere ormai da più di due anni, finora i giudici non hanno emesso una sentenza di condanna.

Il 26 ottobre Loujain al-Hathloul ha iniziato lo sciopero della fame: “Non può sopravvivere in prigione – ha affermato la sorella alla Bbc – senza sapere cosa ne sarà del suo domani. “Non sa – ha proseguito Lina – quando potrà ricevere la prossima visita… se domani o fra un anno. Il Comitato Onu sull’eliminazione delle discriminazioni contro le donne (Cedaw), composto da 23 esperti indipendenti da tutto il mondo, ha afferma in una nota che vi è “grande preoccupazione attorno alle condizioni di salute e sul benessere fisico e mentale di Hathloul”. Il comitato si è appellato al re Salman perché utilizzi i suoi poteri per garantire il rilascio di Loujain al-Hathloul.

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