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Giovedì 15 ottobre 2020 - 09:47

Thailandia, governo arresta diversi leader protesta democratica

I manifestanti mettono in discussione anche poteri del re
Thailandia, governo arresta diversi leader protesta democratica

Roma, 15 ott. (askanews) – Il governo tailandese ha iniziato una stretta sull’opposizione, che ieri è andata in piazza con oltre 10mila manifestanti. Secondo quanto ha riferito un analista di Human Rights Watch sul campo, almeno una ventina di persone sono state arrestate e, tra loro, alcuni leader della protesta.

Tra i fermati ci sarebbero – secondo l’agenzia di stampa France Presse – anche Parit “Pinguino” Chivarak e Anon Numpa, due dei leader del movimento. Inoltre la ventunenne Panusaya Sithijirawattanakul, altra giovane organizzatrice delle proteste democratiche, che ha comunque lanciato un appello a una nuova manifestazione per oggi stesso nel centro di Bangkok.

Il governo dal canto suo ha proclamato lo stato d’emergenza, disperdendo la manifestazione di ieri perché, secondo quanto ha affermato il sito internet della Royal Gazette tailandese, la manifestazione ha “avuto un impatto su un corteo reale”: a bordo c’era la regina Suthida con altri esponenti della famiglia reale, che si stavano recando a un tempio buddista di Bangkok e che ha incrociato il corteo, dovendosi fermare e subire l’onta di vedere i manifestanti innalzare le tre dita del loro saluto – mutuato dal film “Hunger Games” – e urlare la richiesta di giustificare l’uso delle loro tasse.

La decisione dell’esecutivo, per cercare di fermare le manifestazioni, è stata quella di imporre il divieto di assembramento a più di cinque persone e di rafforzare la sorveglianza sui post internet che possano minacciare la sicurezza nazionale. Il governo ha anche addotto la scusa che le proteste avrebbero messo a rischio le “misure anti-COVID”.

Il movimento democratico è ormai in piazza da mesi, per choedere le dimissioni del primo ministro Prayut Chan-O-Cha, un generale al potere dopo un ennesimo colpo di stato avvenuto nel 2014. Chiede inoltre il ritorno alla democrazia, con una modifica della costituzione imposta dalla giunta militare nel 2017.

Ma – questione delicata in un paese che mantiene un profondo rispetto per la monarchia – vuole anche che il re non abbia più potere esecutivo e d’ingerenza negli affati politici, oltre che l’abrogazione della controversa e draconiana legge sulla lesa maestà che impedisce di fatto ogni critica alla Corona tailandese con la minaccia di lunga pene detentive.

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