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Mercoledì 9 settembre 2020 - 16:22

Cina proporrà a Ue governance dei dati alternativa a quella Usa

L'iniziativa lanciata da Wang Yi per "fiducia" digitale reciproca"
Cina proporrà a Ue governance dei dati alternativa a quella Usa

Roma, 9 set. (askanews) – La Cina proporrà all’Unione europea la sua “Initiative on Global Data Security”, lanciata ieri dal ministro degli Esteri Wang Yi in competizione con il progetto “Clean Network” proposto dagli Stati uniti, con cui Pechino è ai ferri corti anche sul fronte del digitale dopo che il presidente Donald Trump ha lanciato l’attacco contro app cinesi come WeChat e TikTok.

Il South China Morning Post segnala oggi che il vicepremier Liu He, che incontrerà domani la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager, metterà sul tavolo la proposta, in un ulteriore segnale d’interesse di Pechino nel creare canali privilegiati con l’Unione europea prima delle elezioni presidenziali americane, in seguito alle quali potrebbero esserci cambiamenti degli scenari internazionali.

In sostanza l’iniziativa proposta da Wang Yi consta di una serie di regole da condividere a livello globale. “Di fronte al deficit della governance digitale globale, i paesi hanno urgente bisogno di rafforzare la comunicazione, costruire la fiducia reciproca, di uno stretto coordinamento e di approfondire la cooperazione”, ha spiegato Wang. Chiaro l’attacco agli Stati uniti, pur non citati direttamente, accusati di “bullismo digitale”.

Le regole proposte da Wang, in particolare, sono otto, secondo un testo ufficiale del ministro che è stato pubblicato anche sul sito del Ministero degli Esteri di Pechino:

1. “Trattare la sicurezza dei dati in modo obiettivo e razionale mantenendo la sicurezza e la stabilità della catena di approvvigionamento globale”.

2) “Opporsi all’uso della tecnologia dell’informazione per danneggiare le infrastrutture critiche di altri paesi o rubare dati sensibili”.

3) “Adottare misure per prevenire e fermare la violazione delle informazioni personali e l’abuso della tecnologia dell’informazione per condurre una sorveglianza su larga scala di altri paesi o raccogliere illegalmente informazioni personali di cittadini di altri paesi”.

4) “Richiedere alle aziende di rispettare le leggi locali e non obbligare le società nazionali a memorizzare i dati generati e ottenuti all’estero nel proprio paese”.

5) “Rispettare la sovranità, la giurisdizione e i diritti di gestione dei dati di altri paesi e non accedere direttamente ai dati situati in altri paesi da società o individui”.

6) “La necessità del recupero transfrontaliero dei dati da parte delle forze dell’ordine dovrebbe essere risolta attraverso l’assistenza giudiziaria e altri canali”.

7) “I fornitori di prodotti e servizi di tecnologia dell’informazione non dovrebbero creare backdoor nei loro prodotti e servizi per ottenere illegalmente i dati degli utenti”.

8) “Le società di tecnologia dell’informazione non devono utilizzare la dipendenza degli utenti dai prodotti per cercare vantaggi impropri”.

Si tratta di regole che, in alcuni casi, vanno per la prima volta incontro alle preoccupazioni occidentali in merito al possibile utilizzo di tecnologie come il 5G da parte della Cina per ottenere dati sensibili (vedere il caso Huawei), ma in altri casi di affermazioni di sovranità digitale che possono limitare le fondamentali libertà d’espressione.

Quale ascolto troverà, su questo fronte, Pechino a Bruxelles? Secondo una fonte che ha parlato con il SCMP, l’enfasi di Vestager sarà più incentrata sull’ottenere impegni per la reciprocità nell’accesso ai mercati, sulle regole per l’intelligeza artificiale e sul fatto che l’Ue intende imporre una digital tax, che peraltro ha fatto infuriare Washington e la Silicon Valley. Invece l’iniziativa digitale di Wang, che non era all’ordine del giorno, avrebbe preso di sorpresa i negoziatori europei, i quali comunque non prevedono colloqui esclusivamente amichevoli, ma un dialogo franco che verta sia sugli elementi su cui può esserci un accordo che sulle differenze.

Questi colloqui sono importanti, perché si svolgono a pochi giorni dal summit virtuale di lunedì prossimo tra il presidente Xi Jinping, la cancelliera di Germania – paese presidente di turno dell’Ue – Angela Merkel, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula van der Leyen. Il vertice è considerato a Pechino un’occasione cruciale per costruire un canale privilegiato con l’Europa, prima delle elezioni americane che potrebbero – nel caso (non scontato) di vittoria del democratico Joe Biden – rappresentare per l’Europa un miglioramento delle relazioni transatlantiche rispetto a quelle dell’era Trump, piuttosto scadenti. E per la Cina un’opportunità sfumata.

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