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Mercoledì 9 settembre 2020 - 13:36

Cina accusa Australia di perquisizioni “barbare” a 4 giornalisti

Dopo arresto presentatrice australiana della Tv cinese
Cina accusa Australia di perquisizioni “barbare” a 4 giornalisti

Roma, 9 set. (askanews) – La Cina ha accusato oggi l’Australia di aver perquisito in maniera “barbara” le case di quattro giornalisti cinesi in un momento di alta tensione tra Pechino e Canberra in seguito all’arresto di una giornalista australiana della tv pubblica cinese.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha dichiarato che a fine giugno le autorità australiane hanno interrogato quattro giornalisti cinesi dell’agenzia di stampa di stato Xinhua, del China Media Group e di China News Service. I giornalisti hanno subito il sequestro di strumenti di lavoro e poi sono tornati nella Repubblica popolare.

Secondo Zhao, le autorità australiane non hanno fornito spiefazioni “ragionevoli” per le perquisizioni. “Chiediamo – ha continuato – che l’Australia interrompa immediatamente questi atti barbari e irragionevoli”.

Australia e Cina sono ai ferri corti dopo l’arresto della giornalista australiana di origine cinese Cheng Lei, volto noto della televisione pubblica cinese CGTN. Ieri le autorità di Pechino hanno confermato l’arresto, sulla base del fatto che la giornalista rappresenterebbe una “minaccia alla sicurezza” cinese.

In relazione a questa vicenda sono stati anche interrogati gli unici due corrispondenti australiani che era rimasti fino all’altro ieri in Cina – Bill Birtles della ABC e Michael Smith dell’Australian Financial Review – che sono rientrati poi nel loro paese.

Secondo quanto riferisce il South China Morning Post e i media australiani, le perquisizioni avvenute nelle case dei giornalisti cinesi in Australia sarebbero legate a un’inchiesta sul politico shaoquett Moselmane e sul suo ex collaboratore John Zhang. Questi è accusato di aver usato un gruppo WeChat er influenzare le posizioni di Moselmane a favore della Cina. Zhang nega ogni accusa. Una serie di cittadini cinesi – giornalisti e accademici – sono finiti nell’inchiesta.

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