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Giovedì 4 giugno 2020 - 13:44

Gente d’Italia critica Merlo su beni demaniali a Santo Domingo

Si configura conflitto di interessi dice il giornale
Gente d’Italia critica Merlo su beni demaniali a Santo Domingo

Roma, 4 giu. (askanews) – Un conflitto d’interessi – scrive il giornale degli italiani in America Latina “Gente d’Italia” – risulta da un insieme di circostanze. Può essere coinvolta una persona che riveste una carica dello stato o di una società come membro del consiglio di amministrazione o del collegio sindacale o può trattarsi di un rappresentante nei confronti del rappresentato in sede di stipulazione di un contratto. Ci sono tantissimi casi in cui si configurano conflitti d’interessi non contemplati dalla legge. In tal caso, la persona coinvolta semplicemente fa finta di niente e tutto finisce lì. Il fatto però che la legge non lo vieti non è detto che debba essere ritenuto anche etico. In politica, del resto, vale da sempre il principio che “La moglie di Cesare deve non solo essere onesta ma anche sembrare onesta”. Il sottosegretario agli esteri on. Ricardo Merlo è stato coinvolto di recente in diverse situazioni che rientrano nella fattispecie di un probabile conflitto d’interessi, ovviamente da un punto di vista etico e non di violazione di una qualche legge: conflitti contrari al principio secondo cui chi riveste una carica dello stato debba essere come la moglie di Cesare…

Un conflitto d’interessi ad es., è stato adombrato nell’opera edilizia del valore di 1.000.000 di euro per la costruzione della sede della cancelleria consolare di Montevideo. Risolto il problema della mancanza di personale grazie all’intervento del senatore italo-argentino sempre attentissimo ai problemi della sua circoscrizione elettorale (conflitto d’interesse?) sarebbe bastata la locazione di una nuova sede per accogliere comodamente gli utenti e il personale. Invece, l’on. Merlo ha chiesto e ottenuto la destinazione di 1.000.000 di euro da parte della Farnesina per la costruzione di una palazzina di 750 metri quadrati per ospitare i servizi consolari. L’on. Merlo, come evidenziato dal direttore di Gente d’Italia, ha delle partecipazioni in tre diverse società argentine di costruzioni. Inoltre, il suo principale referente in Uruguay è il coordinatore del MAIE, architetto costruttore Aldo Lamorte.

Tanto basta perché si configuri una situazione di conflitto d’interessi di carattere etico che non ammette replica. Questa non comporta comunque un’accusa di sorta nei confronti di Ricardo Merlo da due anni membro del governo italiano. È chiaro che è lecito immaginare che possano esistere rapporti particolari e informazioni decisive in grado di compromettere la correttezza dell’aggiudicazione dell’appalto. Non viene soddisfatto quindi il principio dell’onestà della moglie di Cesare, pietra di paragone del comportamento diligente di chi svolge una funzione pubblica. Una scelta questa, offuscata quindi da una situazione di conflitto, che, però, ha dei risvolti che conosciamo solo noi, italiani residenti nella Repubblica Dominicana. La nostra comunità è rimasta per due anni senza ambasciata e per quattro ha dovuto affrontare il grave disagio dovuto in un primo tempo alla mancanza dei servizi consolari e successivamente agli arretrati accumulati, in particolare, nelle erogazioni di passaporti.

La chiusura è stata decisa dalla Farnesina a partire dal 2015 e fino al 2017 per motivi di bilancio. Un provvedimento rientrante, infatti, nella spending review. Si tenga presente che la nostra sede diplomatica non sosteneva spese di affitto in quanto gli immobili adibiti a ufficio e a residenza dell’ambasciatore erano di proprietà demaniale. Riaperta l’ambasciata dopo due anni di abbandono è stata denunciata l’inagibilità delle sue strutture e l’inadeguatezza funzionale della residenza dell’ambasciatore. Sarebbero bastati dei lavori di restauro. Invece, questa scelta è stata messa da parte dal senatore italo-argentino. Gli immobili di proprietà demaniale sono stati abbandonati e sono stati stipulati contratti di locazione che tra una cosa e l’altra comportano un costo complessivo di circa 300.000 euro annui.

Perché menziono questa cifra approssimativa? Semplice, dopo il primo anno di chiusura della nostra ambasciata, Mario Giro, l’allora sottosegretario agli esteri si è vantato di aver risparmiato proprio 300.000 euro… Ecco, secondo la logica del “pater familias”, sarebbe stato più opportuno investire in lavori di ristrutturazione a Santo Domingo e sistemare la cancelleria consolare di Montevideo con uffici presi in locazione. Questo secondo una logica della diligenza minima, evitando anche di violare il termine di confronto dell’onestà della moglie di Cesare. In un modo o nell’altro finiamo sempre per attingere alla saggezza dei nostri antenati, spesso, però inutilmente.

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