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Venerdì 22 maggio 2020 - 14:11

Cina elimina richiamo a riunificazione “pacifica” con Taiwan

Relazione del governo al Congresso nazionale del popolo
Cina elimina richiamo a riunificazione “pacifica” con Taiwan

Roma, 22 mag. (askanews) – Taiwan è probabilmente il tema più dolente nella politica globale cinese. Ma la Cina emersa dalla pandemia COVID-19 sembra svoltare verso un taglio più decisionista, almeno a giudicare da un documento politico chiave presentato al Congresso nazionale del popolo, iniziato a Pechino. Nella relazione del governo, rispetto al tema della “provincia ribelle”, è stato rimosso – ha notato il South China Morning Post – il riferimento all apossibilità di una “riunificazione pacifica”.

Questa omissione viene dopo che a Taipei è stata confermata presidente la sgradita Tsai Ing-wen, considerata da Pechino un’indipendentista, che nel suo discorso di re-insediamento ha detto chiaro e tondo che la dottrina “un paese, due sistemi” – in vigore a Hong Kong e Macao – danneggerebbe il popolo di Taiwan.

Negli ultimi sei rapporti di lavoro dell’era Xi Jinping presentati all’annuale sessione del “parlamento” cinese il riferimento alla “riunificazione pacifica” era stato sempre inserito. Si tratta di un riferimento basato sull’ambiguo consenso del 1992 in base al quale entrambe le parti accettavano la politica dell'”Unica Cina”. Beninteso: ognuno interpreta a modo suo quale sia l'”Unica Cina”.

Il primo ministro Li Keqiang, nel leggere la relazione, in questo caso ha fatto riferimento a Taiwan dicendo: “Aderiremo ai grandi principi e alle politiche in campo su Taiwan; ci opporremo risolutamente e impediremo ogni attività separatista che cerchi l”indipendenza di Taiwan'”.

Non stiamo parlando, ovviamente, di una pre-dichiarazione di guerra. “Miglioreremo gli accordi istituzionali, le politiche e le misure che incoraggino gli scambi e la cooperazione tra le due parti dello stretto di Taiwan, ulteriori integrati svilutto sulle due sponde dello stretto, e proteggeremo il benessere dei nostri compatrioti di Taiwan”, ha detto Li nella relazione. “Li incoraggeremo ha proseguito – a unirsi a noi nell’opporsi all”indipendenza di Taiwan’ e a promuovere la riunificazione della Cina. (…) Con questi sforzi, sicuramente creeremo uno splendido futuro il rinvigorimento della nazione cinese”.

Ciononostante, l’eliminazione della parola “pacifica”, davanti a “riunificazione” è un messaggio chiaro, in una relazione che è sempre calibrata in tutti i suoi dettagli. Tra Pechino e Taipei – in un momento in cui anche i rapporti tra Cina e Stati uniti sono al loro livello più basso – il momento è abbastanza critico. Nell’era Xi più di una volta la Cina ha chiarito che non esclude l’uso della forza per la riunificazione. Taipei dal canto suo ha ribadito che non considera la dottrina “un paese, due sistemi” come una base negoziale per una riunificazione. Tanto più oggi, mentre Pechino a Taiwan sta mettendo la seconda parte dello slogan (“due sistemi”) sotto stress, cercando di imporre una norma sull’ordine pubblico che comprimerebbe fortemente l’autonomia e le libertà a Hong Kong.

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