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Martedì 19 maggio 2020 - 16:47

Burundi alle urne domani nonostante la pandemia

Dopo 15 anni presidente Nkurunziziza lascerà formalmente il potere
Burundi alle urne domani nonostante la pandemia

Roma, 16 mag. (askanews) – Domani il Burundi va al voto per le elezioni presidenziali, legislative e amministrative, nonostante la pandemia di coronavirus e forti tensioni di piazza tra i sostenitori del principale partito di opposizione, il CNL, il cui leader Agathon Rwasa sfida (e la corsa di deciderà sul filo di lana) il successore scelto dal presidente uscente Nkurunziza, Evariste Ndayishimiye.

Le elezioni in ogni caso porteranno alla fine ufficiale dei sanguinosi 15 anni di governo del presidente Pierre Nkurunziza anche se non è affatto detto che in caso di vittoria del suo successore designato l’ex presidente non continui a far sentire il suo peso ingombrante.

Ma il coronavirus rappresenta una minaccia. Il Burundi ha cacciato i lavoratori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo che l’organizzazione aveva sollevato dubbi sul modo in cui le autorità le autorità hanno scelto di gestire l’emergenza.

Le autorità sono state accusate dai critici di minimizzare la pandemia. Il governo, secondo gli attivisti per i diritti umani, sembra usare le misure di contenimento antivirus più che altro per limitare l’opera degli osservatori elettorali.

Più del virus, tuttavia, è la paura della violenza che pesa su molti degli oltre cinque milioni di persone che possono votare. Gli agenti governativi sono stati accusati di aver molestato il principale partito di opposizione, il CNL dello sfidante Agathon Rwasa . Zinder, 19 mag. (askanews) – Più di 145 membri del CNL sono stati arrestati da quando è iniziata la campagna il 27 aprile, secondo SOS Medias Burundi, un gruppo di giornalisti indipendenti. Il portavoce della polizia Pierre Nkurikiye, dal canto suo, ha accusato Rwasa di fare commenti incendiari e diffamatori e di incitare alla rivolta.

Sullo sfondo di questa situazione le ombre, ancora fitte, della storia recente, come fa notare un’analisi Ispi. Una trentina d’anni fa, come nel vicino Rwanda, il Burundi è stata dilaniato da una sanguinosa guerra civile tra Hutu e Tutsi. Nell’ottobre del 93 venne assassinato Melchior Ndadaye, il primo presidente hutu democraticamente eletto dopo decenni di potere tutsi, scatenando crudeli massacri nei confronti dei tutsi, ma anche degli hutu considerati “traditori” – cioè coloro che non aderivano alla logica della separazione etnica.

Inizia allora una lunga guerra civile che termina formalmente con la firma dell’Accordo di Arusha per la Pace e la Riconciliazione in Burundi il 28 agosto 2000 sotto l’egida di Nelson Mandela, ma gli scontri armati proseguono fino al 2005, quando il processo di transizione democratica porta Nkurunziza alla presidenza, eletto dall’Assemblea Nazionale e dal Senato per un mandato di cinque anni e rieleggibile una sola volta. Sul finire del primo mandato Nkurunziza manifesta chiare tendenze autoritarie e una certa intolleranza verso qualsiasi tipo di opposizione, ma le elezioni del 2010, seppur fortemente criticate per totale mancanza di trasparenza, lo riconfermano per altri cinque anni. Zinder, 19 mag. (askanews) – Sfidando i testi della Costituzione e dell’Accordo di Arusha, che prevedevano un limite massimo di due mandati, Nkurunziza annuncia a fine aprile 2015 la sua nuova candidatura, facendo leva sulla (presunta) impossibilità di definire valido il suo primo mandato perché attribuito dall’Assemblea Nazionale e dal Senato, non dal popolo.

Nel 2017 viene delineato un progetto di revisione costituzionale che prevede una serie di modifiche, tra cui l’estensione della durata dei due mandati presidenziali da cinque a sette anni ciascuno e la possibilità di ristabilire la monarchia. Messo ai voti tramite referendum nel maggio 2018, il progetto viene approvato riservando potenzialmente la poltrona a Nkurunziza fino al 2034. Nonostante ciò, dopo essersi assicurato una pensione d’oro e la nomina a “guide suprême éternel” del Cndd-Fdd, Nkurunziza cede il passo al nuovo candidato Evariste Ndayishimiye – pur restando, beninteso, una presenza granitica.

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