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Giovedì 13 febbraio 2020 - 14:03

Coronavirus in Giappone, donna morta non ha avuto contatti con Cina

Si cerca di capire canale d'infezione
Coronavirus in Giappone, donna morta non ha avuto contatti con Cina

Roma, 13 feb. (askanews) – Adesso non è solo una nave bloccata in un porto. Oggi il ministro della Salute giapponese Katsunobu Kato ha comunicato che una donna di più di 80 anni della prefettura di Kanagawa è morta e, dopo il decesso, è arrivata conferma che era stata infettata dal nuovo coronavirus.

Si tratta del primo decesso in Giappone per questa epidemia, del terzo al di fuori della Cina “continentale” (gli altri due a Hong Kong e nelle Filippine).

Sempre oggi è arrivata la conferma del contagio di un tassista di Tokyo (aveva trasportato dei cinesi dall’Aeroporto di Haneda alla città); di un medico di Wakayama per il quale, secondo quanto hanno dichiarato le autorità locali, non ci sono indicazioni di un contatto diretto con cinesi e altrettanto vale per un ventenne di Chiba, vicino a Tokyo, a cui è stata rilevato il contagio.

Intanto il numero dei contagiati nella Diamond Princess è salito ulteriormente a quota 218, portando a più di 250 il numero dei contagiati totali nel Paese.

La vicenda della donna morta a Kanagawa è particolarmente inquientante. La signora, infatti, non aveva una storia di viaggi all’estero, non si era recata in Cina e specificamente nello Hubei, epicentro dell’epidemia. Per questo motivo, al momento le autorità sanitarie non sanno quale sia stato il canale di contagio.

Secondo la ricostruzione fornita dal ministro la donna si sarebbe ammalata il 22 gennaio, sarebbe stata ricoverata il primo febbraio e negli ultimi giorni avrebbe avuto un aggravamento che l’ha portata oggi alla morte. A quanto pare, dopo la morte stata verificata la positività al virus.

Questa notizia è destinata certamente ad accrescere l’ansia attorno al contagio.

Attualmente, oltre ai circa 3.600 tra passeggeri e membri dell’equipaggio sulla Diamond Princess a Yokohama, ci sono 197 persone in qurantena in un hotel a Chiba, vicino a Tokyo. Si tratta di persone rientrate il 29 gennaio da Wuhan. Se dovessero risultare negative, potrebbero tornare presto a casa.

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