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Venerdì 11 ottobre 2019 - 13:09

Ambasciatore turco a Roma: non siamo contro i curdi, Italia capisca

"Stiamo difendendo i confini Nato e indirettamente anche dell'Ue"
Ambasciatore turco a Roma: non siamo contro i curdi, Italia capisca

Roma, 11 ott. (askanews) – “I turchi non sono contro i curdi, e vorrei ripeterlo: non siamo contro i curdi. La Turchia è contro le organizzazioni terroristiche e in questa operazione noi non stiamo prendendo di mira i curdi, noi prendiamo di mira l’organizzazione terroristica Ypg-Pyd, come prendiamo di mira tutte le organizzazioni terroristiche, come l’Isis”. Così esordisce l’ambasciatore della Turchia in Italia, Murat Salim Esenli, davanti ai giornalisti incontrati all’indomani della convocazione dalla Farnesina sull’operazione militare turca nel Nord siriano. La sua è una dichiarata richiesta “di essere capiti”, dall’Italia, dall’Ue e dal mondo preoccupato e indignato per l’operazione militare lanciata nel Nord della Siria. “Voi in Italia vivete in un quadro civilizzato, noi no, bisogna fare le dovute proporzioni e capire”, dice Esenli.

Il doppio acronimo usato dall’ambasciatore, Ypg-Pyd, mette assieme le milizie curde dell’Unità di Protezione Popolare, Ypg, e l’ala locale (Pyd) del Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk che, fa notare Esenli, “è una organizzazione terroristiche e come tale è riconosciuta dall’Italia e dallUe, oltre che dagli USA”.

“Il punto è fondamentale – ha spiegato il diplomatico turco, che si è definito “scioccato e deluso dalle dichiarazioni di esponenti del governo italiano” – perchè noi trattiamo tutte le organizzazioni terroristiche allo stesso modo, per noi Daesh (Isis) è pericoloso come le Ypg”.

“Vorrei chiarire su un malinteso che riguarda Ypg-Pyd: di recente la stampa li descrive come alleati della Nato o di alcuni membri della Nato, un modo di riferirsi a queste formazioni estremamente pericoloso”, ha affermato Esenli, “nel 2017 le Ypg-Pyd si sono messe a usare il nome di Forze democratiche siriane (Fds), per evitare la reazione della Turchia. Sfortunatamente in questo Paese e in molti altri tale approccio deviato è stato accettato, cosa che ci preoccupa estremamente”. Perchè “in ultima istanza quello che fa la Nato è cercare di eliminare una organizzazione terroristica usandone un’altra”, ovvero di lottare contro l’Isis usando una branca del Pkk.

“Siamo determinati a continuare a spiegare questo fatto ai nostri alleati e continueremo a prendere tutte le misure necessarie ai nostri confini, perché è una questione di sicurezza”, ha continuato l’ambasciatore turco, secondo cui “non stiamo solo difendendo i confini della Turchia, ma della Nato e, indirettamente, dell’Unione europea”.

Ad oggi, ha dettagliato il capo missione turco, 50mila siriani sono tornati a casa e ci sono 300mila curdi siriani in Turchia. Chiediamoci perché sono venuti in Turchia: perché sono stati cacciati dagli uomini delle milizie Ypg”.

Senza citare le minacce lanciate ieri dal presidente Recep Tayyip Erdogan sui profughi siriani che potrebbero essere mandati in massa in Ue, Esenli ha ricordato che “ci sono 4,2 milioni di rifugiati in Turchia e 3,6 milioni sono Siria, quindi c’è ancora molto lavoro da fare”.

“La Turchia è molto attenta alla questione dell’integrità territoriale della Siria. (Le milizie) Ypg-Ypd sono una minaccia per l’integrità del territorio siriano, mentre noi vogliamo una Siria territorialmente integra e politicamente stabile”. E l’Europa e gli Usa non vedono che, “appena si è creato un vuoto di potere hanno organizzato un assetto cantonale”, un primo passo verso una reale autonomia molto inviso ad Ankara.

Quanto al pericolo di fuga dei prigioneri Isis nei territori controllati al momento dai curdi, l’ambasciatore respinge la domanda e il timore al mittente: “Se arriviamo alle prigioni dove sono militanti Isis prima che Ypg li lasci andare, saranno allora trattati come meritano. Ma non ci possiamo fidare delle Ypg, per cui doveste fare questa domanda agli USA, non alla Turchia”.

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