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Mercoledì 11 settembre 2019 - 10:46

Dopo 55 anni a italiana negata cittadinanza e soggiorno in Gb

Anna Amato intervistata da "La Repubblica"
Dopo 55 anni a italiana negata cittadinanza e soggiorno in Gb

Roma, 11 set. (askanews) – Antonella Guerrera per La repubblica ha intervistato Anna Amato, 57 anni, originaria di Caserta, a cui sono stati negati cittadinanza e soggiorno permanente nonostante una vita passata oltremanica e marito e figli britannici: “Il Regno Unito mi ha tradita, i miei diritti sono stati calpestati, mi hanno reso all’improvviso una cittadina di serie B”.

Il suo caso è così clamoroso qui a Londra che è stato preso a cuore e ritwittato persino da Jeremy Corbyn: “Anna ha vissuto nel nostro Paese per 55 anni, dopo esser arrivata qui da bambina con sua madre dall’Italia”, ha lamentato il leader Labour, “come mai può un governo trattare in questo modo persone che sono diventate nostri amici, vicini di casa o addirittura familiari?”.

Anna è Anna Amato, una donna italiana di 57 anni, di cui 55 vissuti in Regno Unito, “l’unico Paese della mia vita”, dopo esser arrivata dalla provincia di Caserta con la madre negli anni Sessanta. Ha marito e due figli tutti britannici e ovviamente parla un inglese perfetto, madrelingua, oltre a pezzi di italiano rimasti dall’infanzia. Eppure tutto questo, nel delirio burocratico ed esistenziale dell’imminente Brexit, sinora non è bastato a farle avere la cittadinanza britannica, né la residenza permanente. “Sono distrutta, disgustata, indignata da questa vicenda”, si sfoga con “Repubblica” con la voce stanca e distrutta, “non so dove andare adesso, che cosa fare. Mi trattano già come una cittadina di serie B. Mi è caduto il mondo addosso. Il governo italiano mi aiuti”.

Anna, partiamo dall’inizio di questa ennesima incredibile storia della Brexit. “Sono arrivata a Bristol, dove ho sempre vissuto, 55 anni fa, insieme a mia madre. Ho fatto le scuole, poi a 17 anni ho iniziato a lavorare come impiegata in un ospedale pubblico, poi dopo altri lavori da libera professionista, consulente e assistente e infine per circa 20 anni ho gestito un negozio di “pizza take-away”. Ho sempre pagato le tasse (che secondo i suoi calcoli sono arrivate a oltre 500mila sterline durante tutto questo tempo, ndr)”.

E com’è possibile che lo Stato britannico non riconosca il suo diritto alla cittadinanza o alla residenza permanente? “È devastante. Purtroppo tutta la mia documentazione non è bastata a dimostrare di aver vissuto per almeno cinque anni di fila sul suolo britannico”.

Ma perché? “Purtroppo i documenti antecedenti all’ingresso del Regno Unito in Europa non sono stati digitalizzati e quindi ora sono introvabili”.

Signora Anna, lei è evidentemente disperata. Cosa ha in mente di fare adesso? “Dopo il no del Ministero, ho fatto appello, il che include anche l’umiliazione di essere interrogata in una stanza dalle autorità per l’immigrazione. Sono arrivata alla conclusione che le autorità britanniche bloccano scientemente le domande di cittadinanza e di residenza permanente. Difatti, mi sento già una cittadina di seconda classe, dopo aver vissuto tutta la mia vita qui. Ti fanno sentire un numero, non una persona che ha dato tutto a questo Paese. Inizi ad avere dubbi sulla tua identità, su chi sei veramente, su quale sarà il tuo futuro. Secondo le autorità britanniche, io sono colpevole perché non riesco a dimostrare di aver vissuto qui per 55 anni dei miei 57 di vita. Mio marito e i miei figli britannici sono impotenti in questa tragedia. Il Regno Unito mi ha tradita. Ma mi ha tradito anche l’Italia”.

Perché dice questo? “Perché l’Italia, di cui sono cittadina, dovrebbe intervenire per difendere i miei diritti calpestati e di tanti altri come me. Far sentire la propria voce. Invece mi sento sola, abbandonata. Se mio padre, deceduto di recente, fosse ancora vivo, oggi morirebbe di crepacuore a vedermi trattata così, dopo tutti i sacrifici che ha fatto per garantirmi un futuro che ora mi è crollato addosso”

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