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Mercoledì 7 agosto 2019 - 08:57

Sergio Ferrara vincitore del super-premio della Fisica Breakthrough Prize

Lo scienziato a Rep: un milione a testa, quasi mi vergogno
Sergio Ferrara vincitore del super-premio della Fisica Breakthrough Prize

Roma, 7 ago. (askanews) – Un italiano tra i vincitori del Breakthrough Prize 2019 per la Fisica Fondamentale: Sergio Ferrara, assieme a Dan Freedman del Massachusetts Institute of Technology e Stanford University a e Peter van Nieuwenhuizen della Stony Brook University), si è aggiudicato l’ambitissimo riconoscimento (e premio da tre milioni di dollari) per “l’invenzione della supergravità”.

«La supergravità risale al mio periodo parigino», racconta Ferrara, scienziato del CERN e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Laboratori Nazionali di Frascati, in una intervista a La Repubblica.”

“Nella capitale francese incontrai Daniel Freedman e cominciammo a “trafficare” con la relatività generale per coniugarla con la fisica delle particelle. Poi a noi si sarebbe unito Peter van Nieuwenhuizen, dell’Università Stony Brook di New York. L’anno successivo tutti e tre insieme firmammo l’articolo che avrebbe dato vita alla teoria della supergravità”

Ferrara, oggi 74 anni, è di Roma – dove nel 1968 si è laureato alla Sapienza in Fisica – ma da tempo abita a Ginevra. Dal 1980 è nello staff permanente del Cern, eccellenza europea per lo studio delle particelle elementari. Ieri, il riconoscimento del valore di un’idea nata oltre 40 anni fa.

“Noi fisici teorici ci siamo abituati – dichiara nell’intervista – anche Francois Englert e Peter Higgs hanno ricevuto il Nobel sessant’anni dopo la teoria sull’omonimo bosone. Tra l’altro la nostra supergravità non è ancora stata verificata sperimentalmente”.

Quindi, afferma il fisico italiano, “credo che sia un riconoscimento al fatto che questa teoria ha aperto la strada a tutta una serie di studi successivi. Senza la supergravità, per esempio, non ci sarebbe stata la teoria delle stringhe. Il comitato del Breakthrough, guidato dal grande fisico Edward Witten, ha voluto premiare uno studio del 1976 che per la prima volta metteva insieme la relatività generale e le altre interazioni fondamentali”.

Alla richiesta di spiegare in semplicità la teoria, Ferrara dice che “la supergravità permette di trattare la teoria della gravitazione di Einstein a livello quantistico con l’aiuto di una simmetria. Questa supersimmetria ha la proprietà di scambiare le particelle che veicolano i campi delle forze fondamentali (i bosoni) con le particelle di cui è fatta la materia (i fermioni). L’idea che i bosoni si potessero convertire in fermioni, e viceversa, è stato il vero nuovo ingrediente: ha permesso di elaborare un teoria della gravità che per la prima volta metteva insieme anche le altre interazioni, quella elettromagnetica, la nucleare debole e la nucleare forte. È stata la prima unificazione tra relatività generale e fisica delle particelle”.

Concetti non esattamente di facile e comune gestione. “In effetti, la supersimmetria usa persino i cosiddetti numeri “anticommutanti”. Numeri, per esempio, il cui quadrato può fare zero».

Ferrara dice di “vergognarsi quasi a dirlo”, ma il premio Breakthrough vale “circa un milione di euro a testa per noi tre vincitori. Tre volte il premio Nobel”. Non ha ancora deciso come usare la notevole cifra: “Non ci ho ancora pensato. Ma non ci sono restrizioni da parte di chi lo assegna, il premio è completamente personale: protei comprarci una casa o lasciarli ai nipoti».

Il riconoscimento proprio non era atteso, assicura Ferrara. “Si aspettava il premio? «Assolutamente no. Il 18 luglio sono tornato casa dopo una cena a ristorante e ho trovato dei messaggi in segreteria. Quando ho richiamato mi hanno detto che avevo vinto. Ed è stata una vera sorpresa, perché il comitato che lo assegna è molto selettivo ed è raro che lo conferiscano a dei fisici teorici”.

Un premio importante, sottolinea Ferrara, “anche per gli istituti che rappresentiamo, nel mio caso il Cern e l’Infn”. Quanto alle prove sperimentali della teoria della supergravità, “succederà quando il Large Hadron Collider del Cern dimostrerà l’esistenza di nuove particelle con proprietà particolari: superpartner delle particelle che già conosciamo. Ci vorrà tempo, ma io e la maggioranza della comunità scientifica siamo convinti che accadrà, per il semplice motivo che questa teoria non ha alternative altrettanto convincenti. Se ripensiamo ai sessant’anni che ci sono voluti per scoprire il bosone di Higgs, noi abbiamo ancora due decenni di tempo».

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