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Giovedì 11 luglio 2019 - 09:16

Gb, Boris Johnson nella bufera: ha scaricato ambasciatore negli Usa

Prossimo premier non ha difeso diplomatico da attacchi Trump
Gb, Boris Johnson nella bufera: ha scaricato ambasciatore negli Usa

Roma, 11 lug. (askanews) – Levata di scudi da tutto l’arco politico britannico, ma soprattutto dall’interno del suo partito conservatore, contro Boris Johnson, dopo che è emerso che ieri l’ambasciatore negli Usa si è dimesso perchè il probabile prossimo premier di Londra non ha detto una parola in sua difesa contro i pesanti attacchi del presidente Donald Trump.

Sir Kim Darroch ha dato le dimissioni con un colpo di teatro dopo aver visto il dibattito televisivo tra i due candidati alla guida dei Tories mercoledì sera, durante il quale Johnson, interrogato più volte, non ha escluso di rimpiazzare il diplomatico prima della scadenza del mandato a dicembre. Intanto Downing Street ha confermato i primi contatti tra il governo e la polizia nell’indagine sulla fuga di documenti confidenziali nei quali Darroch dipingeva un’amministrazione Trump “inetta” e caotica.

La premier uscente Theresa May ha espresso “grande dispiacere” per le dimissioni di un diplomatico di grande esperienza, ex consigliere per la sicurezza nazionale, e ha lanciato una frecciata al suo probabile successore chiedendo al parlamento di riflettere sull’importanza della “difesa dei nostri valori e e principi, in particolare quando sono sotto pressione”.

Ma ci sono stati attacchi ben più diretti a Johnson per il suo ruolo nella vicenda. Il sottosegretario agli Esteri Sir Alan Duncan ha definito il suo comportamento spregevole e l’ha accusato di aver “gettato l’ambasciatore sotto un treno”. E il capo del sindacato dei funzionari pubblici, Dave Penman, ha detto che Sir Kim è stato messo in una posizione “impossibile” da Johnson e dal suo entourage, che non gli hanno offerto “sostegno inequivocabile”. “Johnson e i suoi alleati hanno mandato un segnale chiarissimo a Sir Kim, al corpo diplomatico, a tutta la funzione pubblica e purtroppo anche ai governi stranieri, che è necessario il parere professionale e imparziale dei funzionari pubblici, ma questi sono sacrificabili se politicamente conveniente” ha dichiarato.

Il deputato indipendente Nick Boles, che ha lasciato i Tories nei mesi scorsi, ha detto “Boris Johnson non è ancora primo ministro ed è già responsabile di un grave danno alla reputazione internazionale della Gran Bretagna”.

L’ex presidente del partito conservatore Sir Patrick McLoughlin, che sostiene il rivale di Johnson per la leadership, Jeremy Hunt, ha attaccato a testa bassa: “Non è edificante vedere una persone che vuole essere premier e non è in grado di difendere un funzionario pubblico che lavora e non ha fatto nulla di sbagliato, attaccato da un governo straniero. Essere un leader vuol dire difendere la tua squadra”.

Pochi dubitano che il presidente della Commissione esteri dei Comuni, il tory Tom Tugendhat, avesse Johnson in mente dichiarando: “I leader difendono i loro uomini. Li incoraggiano a provare e li difendono quando sbagliano”.

I funzionari del Foreign Office hanno espresso la loro solidarietà a Darroch in una riunione che secondo il capo del servizio diplomatico Sir Simon McDonald è stata la più partecipata della sua carriera. Duncan ha chiesto esplicitamente a May di nominare il prossimo ambasciatore negli Usa prima di dimettersi il prossimo 24 luglio per togliere la decisione dalle mani di Johnson. Downing Street non ha commentato limitandosi a dire che la nomina verrà fatta “a tempo debito”.

Johnson dal canto suo si è detto dispiaciuto dell’uscita di scena di “un superbo diplomatico” con cui ha lavorato per anni. Con una pinta in mano, durante un evento di campagna elettorale, ha detto che in responsabili della fuga di notizie andrebbero “cacciati, presi e sventrati”. Hunt, che nel dibattito Tv aveva promesso di confermare Sir Kim a Washington se diventerà primo ministro, ha detto che il diplomatico ha servito il suo Apese con “la massima dedizione e capacità”.

Anthony Gardner, ex ambasciatore Usa presso la Ue, ha detto che Darroch è stato vittima di chi vede la Brexit come “una guerra religiosa” e lo ritiene un pericoloso agente del Remain. “La vera notizia nella vicenda di Kim Darroch non sono le dichiarazioni inaccettabili di Trump, ma gli sforzi dall’interno per liberarsi di un dirigente pubblico contrario all’uscita dalla Ue”. “Stiamo davvero vivendo una guerra religiosa. La decenza è stata buttata alla ortiche”.

In contrasto, si felicita il capo del Brexit Party Nigel Farage, entusiasta sostenitore di Donald Trump e per qualcuno non del tutto estraneo alla fuga di notizie, che ha salutato “la decisione giusta”. “E’ il momento di nominare un non-Remainer che vuole un accordo commerciale con gli Usa” ha twittato. Forse lui stesso, secondo i maligni.

Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione laburista, ha detto che il rifiuto di Johnson di difendere Darroch dimostra che non terrà testa a Trump e difenderà il Regno unito quando sarà premier. “Johnson vuole un bell’accordo commerciale con Trump per aprire il servizio sanitario pubblico alle aziende private Usa” ha detto. “Non lascerò mai che il leader di un altro paese scelga chi rappresenta la Gran Bretagna”.

e la ministra ombra laburista degli Esteri Emily Thornberry ha dichiarato: “Il fatto che Sir Kim sia stato costretto al lasciare il suo posto dai capricci di Donald Trump e dalla patetica risposta untuosa di Boris Johnson è una cosa che genera vergogna per il nostro Paese. Rende ridicolo il nostro governo e dice a tutti i brillanti rappresentanti della Gran Bretagna all’estero che il prossimo primo ministro Tory non li difenderà, anche quando non faranno altro che dire la verità e il loro lavoro”.

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