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Venerdì 14 giugno 2019 - 13:57

Hong Kong, governo pensa a “pausa” per controversa legge estradizione

Per cercare di disinnescare le tensioni nell'ex colonia britannica
Hong Kong, governo pensa a “pausa” per controversa legge estradizione

Roma, 14 giu. (askanews) – Il governo di Hong Kong sta cercando di disinnescare le proteste che nei giorni scorsi hanno infiammato il territorio cinese semi-autonomo, anche in vista di una nuova manifestazione convocata per domenica, prendendo in considerazione la possibilità di mettere in “pausa” la contestata legge sull’estradizione che, a dire dei dimostranti, darebbe a Pechino un’arma per imprigionare i dissidenti politici. Lo hanno riferito fonti al South China Morning Post.

Questa ipotesi, tuttavia, è al centro di una frattura all’interno del Consiglio esecutivo, il governo dell’ex colonia britannica, con una parte dello stesso che ritiene invece si debba accelerare sul progetto di legge.

Carrie Lam, la chief executive e quindi capo del governo, l’altro ieri, a scontri ancora in corso, aveva insistito che non ci sarebbero stati cambiamenti nella proposta di legge del governo.

Domenica scorsa, secondo i manifestanti, più di un milione di persone sono scese in piazza per protestare contro il progetto di legge. Poi, mercoledì, ci sono stati scontri di piazza con un’ottantina di feriti. La polizia ha usato gas lacrimogeni in quantità doppia rispetto a quella usata nel 2014, in occasione delle proteste del movimento Occupy, e proiettili di gomma, attirandosi addosso critiche internazionale.

In seguito ai disordini sono stati effettuati 11 arresti. Tra questi, quello di Ivan Ip, un giovane poi rilasciato su cauzione, che era il moderatore di un gruppo sull’app di messaggeria Telegram dal quale partivano indicazioni per coordinare le proteste. Lo stesso servizio di messaging russo è stato oggetto di un attacco informatico partito proprio dalla Cina.

Il testo del provvedimento, che dovrebbe essere approvato entro il 20 giugno, consentirebbe richieste di estradizione dalle autorità di Cina, Taiwan e Macao per indagati accusati di reati penali quali omicidio e stupro. Le richieste, se avanzate ufficialmente, sarebbero esaminate caso per caso.

Il disegno di legge arriva dopo che un diciannovenne di Hong Kong ha ucciso la sua fidanzata incinta di 20 anni mentre erano in vacanza a Taiwan, nel febbraio dello scorso anno. L’uomo è fuggito a Hong Kong e non può essere estradato a Taiwan perché non esiste un trattato di estradizione bilaterale.

Dietro questa ennesima crisi, comunque, alligna l’immanente difficoltà di conciliare la crescente pressione cinese con l’impegno assunto di gestire l’ex colonia britannica secondo il principio “uno Paese, due sistemi”.

Pechino ha dovuto smentire di aver ispirato la proposta di legge sull’estradizione e ha accusato di “ingerenza” chi, come l’Unione europea, ha chiesto che venga rispettato il diritto di manifestare dei cittadini.

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