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Giovedì 14 marzo 2019 - 10:48

Raffaele Grompone racconta i parrucchieri italiani di Montevideo

Un'intervista di Gente d'Italia
Raffaele Grompone racconta i parrucchieri italiani di Montevideo

Roma, 14 mar. (askanews) – Un giorno come oggi, 62 anni fa, Raffaele Grompone sbarcava in Uruguay. Il destino – scrive Gente d’Italia che ha lo ha intervistato – ha voluto che il giorno scelto per l’intervista fosse proprio questo e forse qualcosa vorrà pure dire. Tra un taglio di capelli e un altro, il parrucchiere ripercorre le tappe principali di una vita vissuta con un moderato ottimismo mentre sfoglia le pagine del primo passaporto che custodisce gelosamente in un’altra stanza.

Nato a Gioi in provincia di Salerno, Grompone è uno dei migliori interpreti della grande tradizione dei parrucchieri italiani a Montevideo. Il suo salone è a pochi passi dal parque Batlle su avenida Italia e questa è un’altra coincidenza. Il mestiere lo ha imparato da bambino in questo piccolo paese del Cilento in cui è cresciuto e dove tutto è iniziato. “Avrò avuto sei o sette anni quando insieme ai miei fratelli cominciai a dare una mano nel salone di mio zio spazzando i capelli dal pavimento” ricorda parlando con un cliente che lo ascolta con grande ammirazione.

“Un giorno ricevemmo la lettera di un parente di cui non avevamo notizie da 25 anni che ci consigliava di venire a vivere in Venezuela. Mio padre era pronto a partire. Una settimana dopo però arrivò a casa una seconda lettera. Questa volta a scrivere erano le sorelle di mio padre e la destinazione era diversa: Uruguay. Mio padre cambiò idea e decise di raggiungere le sorelle. Noi arrivammo un anno dopo, il 9 marzo del 1957. Eravamo 4 fratelli, tutti parrucchieri per donna, e andavamo in giro per Montevideo con una valigetta a presentarci e a farci conoscere. 8 mesi dopo avevamo già il nostro salone. Io avevo 14 anni e potevo contare già su una grande esperienza però ero ancora abbastanza piccolo e avevo bisogno di salire su una cassa di bibite per poter tagliare i capelli”.

“È stato facile” ripete più di una volta quasi a sovvertire quel luogo comune che associa sempre l’emigrazione con la sofferenza. “È stato facile perché gli italiani erano ben visti in tutto ciò che facevano. Si lavorava seriamente, si facevano grandi sacrifici come tutti gli emigranti”. Come diceva sempre ai ragazzi che imparavano il mestiere con lui, “l’importante è che ti piaccia questo lavoro”.

Ma qual è il segreto di ogni buon parrucchiere? “Bisogna capire le persone e trarre le dovute conclusioni” risponde specificando che “bisogna essere anche un po’ psicologi ed entrare nella testa dei clienti, ascoltarli e capirli”. A queste doti lui ne aggiunge un’altra: “Io mi sono sempre caratterizzato per essere anche uno stilista perché non mi limito ad analizzare i capelli ma guardo sempre come ogni persona è vestita, che lavoro fa eccetera”.

La filosofia ottimista che muove la vita di Raffaele Grompone si scontra pesantemente con la forte delusione che nutre verso la collettività italiana dopo una vita di impegni. Casa degli Italiani, ente di assistenza Aiuda, patronato Acli, associazione campana Aercu, Federazione Associazioni Italiane: c’è stato tutto questo e altro ancora all’interno dei molteplici incarichi ricoperti in oltre mezzo secolo di Uruguay da questo elegante parrucchiere cilentano.

“Mi trovo molto meglio con gli spagnoli tanto che una volta sono anche stato presidente di un club. Nutro una grande delusione per l’Italia e questo mi fa male ma non lo posso nascondere. Abbiamo perso la capacità di aiutarci a vicenda, ormai si guardano solo gli interessi personali. Questo problema riguarda tutti sia i rappresentanti della collettività che le associazioni e le istituzioni italiane, non siamo stati in grado di mantenere niente, abbiamo perso praticamente tutto. Basta vedere solo i tempi lunghissimi per i servizi consolari. Non è normale. È una vergogna”.

In difesa del suo amaro ragionamento cita in seguito il lungo elenco dei patrimoni italiani scomparsi negli ultimi anni e che “dimostrano quanto ormai non contiamo più niente in questo paese che è stato profondamente italiano. Dobbiamo prendere esempio dalle altre collettività come gli spagnoli che sono molto più uniti e sono riusciti a mantenere le loro sedi storiche. Bisogna guardare avanti”.

Tra pochi mesi Raffaele Grampone tornerà a vivere in Italia dove raggiungerà il resto della famiglia che abita in provincia di Vicenza. In Italia era già tornato a vivere negli anni novanta, quando per una decina d’anni lavorò al distretto militare di Padova. “Sarà un grande cambio ma la famiglia viene prima di tutto”. Un principio che continua ad essere valido anche dopo 62 anni.

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