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Venerdì 9 novembre 2018 - 08:16

Myanmar, gruppi umanitari contro rimpatrio Rohingya: è prematuro

"Terrorizzati" dall'idea di lasciare il Bangladesh, luogo sicuro
Myanmar, gruppi umanitari contro rimpatrio Rohingya: è prematuro

Roma, 9 nov. (askanews) – Un piano per rimpatriare i musulmani Rohingya fuggiti dal Myanmar è ancora prematuro, perché i rapprsentanti di questa minoranza del Paese sono “terrorizzati” dall’idea di lasciare il Bangladesh dove hanno cercato rifugio contro le violenze esercitate dai militari classificate dall’Onu come “genocidio”.

Più di 720.000 musulmani Rohingya sono fuggiti dallo stato di Rakhine, nel Nord del Myanmar, dopo una massiccia repressione militare nell’agosto dello scorso anno a cui si sono aggiunti, secondo il racconto dei sopravvissuti, stupri di massa e uccisioni extragiudiziali.

Il Myanmar ha sempre respinto le accuse dei Rohingya e dell’Onu, sostenendo che i militari si sono soltanto difesi da attacchi che sarebbero stati compiuti da membri di questa minoranza musulmana contro postazioni delle forze di sicurezza.

Bangladesh e Myanmar hanno firmato un accordo, nel novembre dell’anno scorso, per consentire ai Rohingya di tornare a casa, ma molti di loro temono di non avere alcuna garanzia di cittadinanza, libertà di movimento e sicurezza. Tuttavia i governi hanno confermato nelle ultime settimane di stare portando avanti il primo rimpatrio su larga scala fissato per metà novembre, provocando una dura protesta da parte degli attivisti per i diritti umani, secondo i quali le condizioni sul terreno a Rakhine non sono ancora adeguate.

“Sono terrorizzati da ciò che gli accadrà se torneranno in Myanmar ora e sono angosciati dalla mancanza di informazioni che hanno ricevuto”, hanno detto 42 agenzie umanitarie e gruppi della società civile in un comunicato congiunto che definisce il progetto di rimpatrio “pericoloso”. “Sono fuggiti in Bangladesh per cercare sicurezza e sono molto grati al governo del Bangladesh per aver dato loro un rifugio sicuro”.

Oxfam, World Vision e Save the Children sono tra i gruppi che hanno firmato la dichiarazione, spiegando che i rifugiati temono di vivere in insediamenti chiusi come quello nello stato centrale di Rakhine, dove oltre 120.000 Rohingya sono stati confinati nei campi per sei anni, da quando è esplosa la violenza nella regione nel 2012.

(fonte afp)

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