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Venerdì 9 novembre 2018 - 12:53

L’onda della cultura genderless travolge i ragazzi cinesi

Boom dei make-up artist, ma anche preoccupazione delle autorità
L’onda della cultura genderless travolge i ragazzi cinesi

Roma, 9 nov. (askanews) – I giovani cinesi hanno scoperto il colorato mondo dei make-up artist e sposando lo stile “genderless” che da anni spopola in Giappone e Corea del Sud. Sul web è in corso un vero boom dei vlogger che insegnano ai ragazzi come truccarsi e quali prodotti per la pelle usare, in un fenomeno che indica un cambiamento dell’approccio all’immagine e alla sessualità della generazione che non ha conosciuto la Cina prima delle riforme di Deng Xiaoping. E che sta suscitando qualche preoccupazione alle autorità di Pechino.

Il settore dei cosmetici è cresciuto enormemente negli ultimi anni in Cina, secondo i dati forniti dal Consiglio per lo sviluppo del commercio di Hong Kong (HKTDC). Nel 2017 valeva qualche cosa come 32 miliardi di euro, quasi tre volte il valore che aveva solo nel 2012. La grandissima parte di questo valore è certamente dovuto al mercato femminile. Tuttavia quello maschile sta osservando un boom negli ultimissimi anni. Nel 2017 la crescita annua del volume d’affati è stata del 6,7 per cento. Secondo il sito di e-commerce JD.com, se nel 2015 ogni maschio ha usato 26,6 yuan (4 dollari) in media in meno delle donne per i cosmetici, l’anno seguente questa differenza si era dimezzata.

Ma, se questi dati possono non impressionare, la questione appare molto più rilevante se si osserva il boom nei social media degli influencer e dei make-up artist che insegnano ai ragazzi come truccarsi e prendersi cura del loro volto. La moda, che è iniziata, per quanto riguarda l’Asia in Giappone, si è diffusa fortemente attraverso gli idoli sudcoreani della musica K-pop. Ed è arrivata ora, con una certa forza, anche in Cina.

Il Global Times, un portale d’informazione dell’austero Partito comunista cinese con una linea editoriale nazionalista, tempo fa calcolava in oltre 4 milioni gli utenti che seguivano su Weibo, il Twitter cinese, Fang Junping, che spiega sul suo profilo come usare i prodotti per la cura della pelle maschile. Altre star del web cinese come Vincent Liu e Chen Yueqiang hanno qualcosa come 2 milioni di follower e fanno la stessa cosa: raccontano il make-up o propongono prodotti per la bellezza ai giovani utenti. Sul sito di domande-e-risposte Zhihu, poi, il post intitolato “Quali prodotti per la cura della pelle dovrebbero usare gli uomini?” conta oltre 3 milioni di iscritti.

La piattaforma di ecommerce VIPS, secondo il Global Times, ha diffuso un rapporto nel quale stima che il mercato dei prodotti per la pelle per gli uomini ha raggiunto i 10 miliardi di yuan (1,2 miliardi di euro) nel 2018 e toccherà i 15,4 miliardi (1,9 miliardi di euro) nel 2019.

Questo trend ad annullare le differenze di genere, per quanto riguarda l’Asia, nasce negli anni ’80, quando in Giappone si diffuse uno genere musicale che era anche stile nel look denominato “Visual-kei”. La bellezza dei trucchi e dei costumi di band come gli X Japan – che proponevano un misto di rock postpunk, heavy metal, gothic – colpirono l’immaginario collettivo in gran parte dell’Asia. Poi arrivò l’onda del K-pop che riprese quello stile: ragazzi imberbi, che galleggiano in un’ambiguità eterea si moltiplicarono nello star-system per invadere le scuole e le strade. Da anni in Giappone si parla di “jandaresu-kei”, stile genderless.

Il boom in Cina è venuto nell’ultimo paio di anni e hanno portato ampia visibilità a questo stile. Le prime pubblicità per i prodotti cosmetici maschili, che hanno visto come protagonisti giovani attori dall’aspetto femmineo, hanno provocato uno spettro di reazioni abbastanza ampio che va dall’ammirazione al disgusto. Era scontato che vi fosse una reazione in una società che tradizionalmente vuole dal maschio un approccio abbastanza definito.

Il South China Morning Post raccontava giorni fa che le autorità sono preoccupate. In un editoriale il Beijing qingnian bao, giornale della gioventù comunista di Pechino, ha scritto: “Se non poniamo limite a questa tendenza, molte persone saranno orgogliose di questa effeminatezza e la mascolinità del nostro paese andrà in crisi”. Lo scorso mese, in un commento dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, si leggeva: “L’impatto che questa cultura malata potrebbe avere sulla nostra generazione giovane è incommensurabile”.

Ma non tutti sono d’accordo con la valutazione negativa del fenomeno. Fang Gang, professore di sessuologia a Pechino, al Global Times ha collegato questa tendenza a un cambiamento culturale positivo. La diversità diventa sempre più diffusa e “l’apparizione di questi vlogger dimostra che anche gli uomini possono essere raffinati”, ha commentato.

Critiche che non sembrano toccare particolarmente i giovani influencer. Chen Yuaqiang, dall’alto del suo milione di fan sulla piattaforma social TikTok, è stato oggetto di commenti feroci, ma spiega al SCMP di non riteenre che “la maturità sia determinata dall’apparenza fisica e, allo stesso modo, la mascolinità non dovrebbe essere definita dall’aspetto”. Vincent Liu, dal canto suo dice che a lui non importa nulla. “Non m’importa nulla delle opinioni che hanno contro di me. Può loro parlano, più visibilità io ottengo”.

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