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Venerdì 9 novembre 2018 - 14:08

Libia, Salamé: a Palermo emerga unità internazionale su piano Onu

Per riportare sicurezza e favorire riunificazione del Paese
Libia, Salamé: a Palermo emerga unità internazionale su piano Onu

Roma, 9 nov. (askanews) – Dalla conferenza di Palermo può arrivare il pieno sostegno della comunità internazionale al nuovo piano per la stabilizzazione politica, economica e di sicurezza della Libia presentato ieri dall’inviato dell’Onu Ghassan Salamé al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È l’auspicio espresso dallo stesso emissario delle Nazioni Unite: perché “l’unità della comunità internazionale è cruciale se vogliamo fare passi avanti nella stabilizzazione della Libia”, ha sottolineato nel suo intervento, “affrontando la vera sfida rappresentata dalla ricostruzione di uno Stato unito, legittimo e sostenibile”.

SICUREZZA, ADDESTRARE FORZE PROFESSIONALI

Sul fronte sicurezza, Salamè ha dichiarato che la conferenza di Palermo “è un’occasione per gli Stati membri di offrire sostegno concreto nell’addestramento di forze di sicurezza professionali” in modo che i libici siano aiutati a “voltare pagina rispetto alla loro dipendenza dai gruppi armati per la propria protezione”. Gruppi armati protagonisti lo scorso settembre di violenti scontri a Tripoli, costati la vita a oltre 120 persone, e con cui l’inviato Onu ha negoziato un accordo di cessate il fuoco, seguito da un piano globale per la sicurezza della capitale libica. L’intesa, ha spiegato Salamé, mira a “fare in modo i gruppi armati che operano nella città smettano di intimidire o controllare le istituzioni e che, a lungo termine, Tripoli sia protetta da forze di polizia regolari e disciplinate”. E “il successo nella capitale è cruciale, non solo perché ospita gran parte delle istituzioni governative e il 30% della popolazione libica, ma anche perché quello che funziona a Tripoli può essere un modello da replicare in altre città del Paese”, ha detto il diplomatico.

ECONOMIA, PROMUOVERE REDISTRIBUZIONE RICCHEZZA NAZIONALE

Sul fronte economico, “la conferenza di Palermo potrebbe offrire l’opportunità di ottenere più supporto pratico alla creazione di un sistema di redistribuzione della ricchezza nazionale” che vada a beneficio dell’intera popolazione. Salamé ha infatti ribadito come il conflitto libico sia in gran parte uno scontro per il controllo delle risorse dello Stato e che “fino a quando questo non sarà risolto, non ci sarà stabilità”. Perché se è vero che la Libia è un Paese ricco, grazie al petrolio, e che solo nella prima metà dell’anno ha registrato profitti per oltre 13 miliardi di dollari, tuttavia “i libici sono sempre più poveri mentre i criminali che ricorrono alla violenza e al clientelismo rubano miliardi dalle casse nazionali”. Tuttavia, proprio gli scontri di settembre hanno offerto “un’opportunità unica” di avviare riforme economiche volte a migliorare le condizioni di vita dei libici e a ridurre le opportunità di guadagno delle milizie, riducendo il grosso divario tra il tasso di cambio ufficiale e quello del mercato nero, che ha consentito a pochi di arricchirsi, e fronteggiando la mancanza di liquidità nelle banche, che costringe i libici a lunghe file fuori dagli istituti di credito. “Questo è stato solo il primo passo – ha puntualizzato l’inviato Onu – è necessario fare di più per normalizzare ulteriormente la situazione”, favorendo la graduale revoca delle sovvenzioni sulla benzina, che hanno consentito ai “trafficanti di accumulare miliardi di dinari”, ma soprattutto “promuovendo la riunificazione” della Banca centrale e delle istituzioni finanziarie.

POLITICA, PIÙ RAPPRESENTATIVITÀ PER USCIRE DA IMPASSE

Una riunificazione delle istituzioni finanziarie che passa necessariamente da una decisione politica sulla riunificazione del Paese, oggi spaccato tra due governi, quello di Tripoli, a Ovest, e quello di Beida, a Est. A fronte del “fallimento” della Camera dei rappresentati di Tobruk, nell’Est, nel garantire una cornice costituzionale alle elezioni da tenersi il 10 dicembre, come era stato deciso al vertice di Parigi dello scorso maggio, l’inviato Onu ha annunciato che si procederà, all’inizio del 2019, con una Conferenza nazionale che offra a “un gruppo più vasto e più rappresentativo di libici l’opportunità di incontrarsi in suolo libico, senza interferenze esterne, per definire un chiaro cammino che permetta di uscire dall’attuale impasse”, avviando il processo elettorale nella primavera del 2019. Attraverso questa Conferenza i libici “potranno fare pressioni” sulle attuali istituzioni politiche libiche, dell’Est e dell’Ovest, perché adottino le misure necessarie per far avanzare il processo politico. Ma, anche in questo caso, “il sostegno internazionale sarà cruciale” per il successo dell’iniziativa. “Insieme dobbiamo sostenere il dialogo dei cittadini con le loro istituzioni, premere perché le istituzioni ascoltino e costringere queste istituzioni a fare quello che viene richiesto loro – è stata la raccomandazione di Salamè – so che la competizione e la rivalità tra potenze è normale, e in qualche modo legittima. Ma ha ripercussioni davvero dannose sulla Libia… l’unità della comunità internazionale è quindi fondamentale che vogliamo favorire la stabilizzazione della Libia”.

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