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Sabato 13 ottobre 2018 - 14:48

Fratello: Romero santo è “un dono di Dio al popolo salvadoregno”

Gasper Romero: siamo molto orgogliosi, onorati e stupefatti
Fratello: Romero santo è “un dono di Dio al popolo salvadoregno”

San Salvador, 13 ott. (askanews) – Quello che Gaspar Romero ricorda dei funerali del fratello è il tonfo delle esplosioni in una piazza affollata, il rumore degli spari, le urla della gente, e in mezzo a tutto questo, l’arcivescovo Oscar Romero sepolto “in tutta fretta”. Questa era San Salvador, la capitale di un paese alle prese con terribile guerra civile nel 1980, pochi giorni dopo l’uccisione dell’arcivescovo sull’altare, mentre officiava la messa. A distanza di 38 anni, Gaspar Romero sarà domani in un’altra piazza affollata, Piazza San Pietro, per la canonizzazione del fratello, con la guerra civile in El Salvador ormai nei libri di storia.

“La famiglia è molto orgogliosa, molto onorata, persino stupefatta dall’incredibile evento che si terrà”, ha detto l’88enne Romero alla France presse. La canonizzazione del fratello “è un dono di Dio al popolo salvadoregno, che soffre per tanta criminalità e violenza sociale”. Romero ha dovuto farsi concedere un prestito per essere a Roma con sette familiari per la cerimonia che sarà presieduta da Papa Francesco. Un viaggio che rappresenta una grande soddisfazione personale per Gaspar Romero, che ricorda come all’indomani dell’omicidio del fratello fosse vietato anche solo citare il suo nome, e avere i suoi libri equivaleva a una condanna a morte, qualora fossero stati scoperti dalla polizia.

“Ci siamo sentiti soli, perché c’è stato un tempo in cui nessuno lo ricordava, a cominciare dalla gerarchia: pensavamo che la sua morte fosse stata ordinata dalla capitale”, ha ricordato. L’arcivescovo Romero dedicava omelie e interventi a favore dei poveri e delle vittime della repressione, entrando così in conflitto con il governo di destra e la gerarchia cattolica, che lo considerava troppo politico. Come Romero, anche sacerdoti e suore e altre figure religiose furono uccise dagli squadroni della morte e dalle forze di sicurezza.

Quando il fratello domani diventerà santo, Gaspar Romero ricorderà le decine di persone uccise al suo funerale. Erano circa 150.000 le persone radunate davanti alla Cattedrale di San Salvador per la messa funebre, celebrata da un inviato di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale messicano Ernesto Corripio Ahumada. Quando iniziarono gli spari, le persone terrorizzate cercarono rifugio nella cattedrale e la bara grigia di Romero fu portata di corsa all’interno. “La messa venne interrotta: la piazza era piena, improvvisamente una bomba esplose in mezzo alla gente, vedevo la gente che esplodeva e volava in tutte le direzioni. E’ stato qualcosa di indescrivibile. Lo seppellirono in tutta fretta”, mettendo la bara in un sito “provvisorio” in un’ala della cattedrale. Dopo le esplosioni, “la gente scappò alla ricerca di un riparo e dagli edifici alti le autorità sparavano alle persone in fuga”. Stando alle diverse stime, furono circa 40 le persone uccise da esplosioni, spari e calca. La salma dell’arcivescono è oggi sepolta nella cripta della cattedrale. (fonte Afp)

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