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Martedì 25 settembre 2018 - 17:35

Abusi, studio tedesco: nodo non è gay o celibato ma maturità

"Seminario visto da alcuni per negare propria sessualità"

Roma, 25 set. (askanews) – La percentuale relativa dei diaconi accusati è molto inferiore a quella dei sacerdoti (celibi) accusati. E il 62,8 per cento delle vittime di abuso sessuale erano di sesso maschile, il 34,9 per cento di sesso femminile. Sono alcuni dati che emergono dallo studio commissionato dalla conferenza episcopale tedesca sugli abusi sessuali compiuti dai preti sui minori tra il 1946 e il 2014. Gli abusatori nel 14 per cento dei sacerdoti accusati in base ai fascicoli delle diocesi, nel 19,1% di quelli registrati nei fascicoli giudiziari e nel 72% di coloro che sono stati intervistati dai ricercatori sono stati registrati “indizi di un orientamento omosessuale”. Omosessualità e celibato sono il problema?

Lo studio individua diversi fattori, tra i quali il fatto che prima del Concilio vaticano II al servizio di chierichetti erano ammessi sono i maschi, per poi concentrare l’attenzione sugli “atteggiamenti ambivalenti della morale sessuale cattolica nei confronti dell’omosessualità e sul significato del celibato. L’obbligo di una vita nel celibato – è la spiegazione – potrebbe sembrare la soluzione dei propri problemi psichici a seminaristi inclini a negare le proprie tendenze omosessuali, dato che offre anche la prospettiva di una stretta convivenza esclusivamente con uomini, perlomeno in seminario. A questo riguardo specifiche strutture e regole della Chiesa cattolica potrebbero avere un elevato potenziale di attrazione per persone immature con tendenze omosessuali” e “c’è quindi il pericolo che queste tendenze debbano essere vissute ‘di nascosto’.

La complessa interazione di immaturità sessuale, di possibili latenti tendenze omosessuali negate e respinte in un ambiente in parte anche manifestamente omofobo potrebbe essere un’altra spiegazione della prevalenza di vittime di sesso maschile nell’abuso subito da religiosi cattolici. Tuttavia né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori». Sempre sul tema dell’omosessualità, i ricercatori tedeschi precisano che “non è un fattore di rischio di abuso sessuale” ma, scrivono, “i risultati dello studio ci obbligano a occuparci del significato che hanno le idee specifiche della morale sessuale cattolica riguardo all’omosessualità nel contesto dell’abuso sessuale su minori. Deve essere urgentemente ripensato anche l’atteggiamento fondamentalmente negativo della Chiesa cattolica verso la consacrazione di uomini omosessuali. Le terminologie idiosincratiche usate dalla Chiesa in questo contesto come quelle di ‘tendenze omosessuali profondamente radicate’ sono prive di qualsiasi fondamento scientifico. Al posto di questi atteggiamenti occorre creare un’atmosfera aperta e tollerante”.

In generale, per lo studio tedesco, “una vita nel celibato scelta con maturità e su base volontaria è possibile. La premesse di base, cioè la scelta volontaria e la maturità dello sviluppo della personalità non sono necessariamente presenti in tutti i seminaristi”.

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