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Lunedì 24 settembre 2018 - 09:25

Da Caterina a Politkovskaja, storia di Russia attraverso le donne

"Là dove s'inventano i sogni" di Margherita Belgiojoso
Da Caterina a Politkovskaja, storia di Russia attraverso le donne

Mosca, 24 set. (askanews) – Quella russa è una storia che va raccontata al femminile, e non soltanto per il genere del sostantivo in questione. Grandi donne, dalla volontà indomita, ma non prive di complessi e di paure, hanno segnato il passato del Paese più esteso al mondo e ancora oggi rappresentano una categoria più dominante di quanto si possa pensare, sempre meno silenziosa. Ed è dunque stata una scelta davvero brillante e per nulla scontata, quella di Margherita Belgiojoso, scrittrice e già a lungo corrispondente a Mosca, che attraverso una serie di ritratti, offre la sua visione del passato russo, dai tempi della zarina Caterina II sino alla reporter Anna Politkovskaja in “Là dove s’inventano i sogni. Donne di Russia”, Ugo Guanda editore.

Belgiojoso, con uno stile che talora strizza l’occhio ai romanzi dell’Ottocento, proietta i sentimenti di queste signore del passato in una dimensione moderna, matura. Contemporaneamente madri e figlie. Donne realizzate, ma anche leziose. Come Ekaterina Furceva, “un’operaia al ministero della Cultura” che però si alza la mattina “pensando a cosa si sarebbe messa quella sera”. Dominate dal dramma interiore, come Marija Volkonskaja, che si scopre da un giorno all’altro moglie di un decabrista. E ancora Anna Achmatova, “Cassandra di Pietroburgo”, nonchè mito poetico al femminile per tutte.

Mosca nel libro è un castello dei destini incrociati, dove la redazione del giornale della Politkovskaja, “”Novaja Gazeta” si trova …a pochi passi dalla strada dove abitava Ljubov’ Orlova prima di sposare Grigorij Aleksandrov e dove passeggiava Lili Brik di ritorno dagli appuntamenti con Majakovskij”. La Orlova, nata bene ed eroina del cinema sovietico, è il personaggio forse più affascinante e più riuscito, quella che per farsi venire coraggio si versa un bicchierino: “Non era certo facile essere l’attrice preferita di Stalin”. Ma anche assolutamente figlia del suo tempo: “Ljubov’ faceva fatica a capire tanta passione per gli Stati Uniti. Forse perchè non aveva figli? Nessuno al suo fianco poteva aiutarla a interpretare il mondo che cambiava”.

Il ritratto più inatteso però è quello che Belgiojoso non tratteggia, o per meglio dire abbozza soltanto nell’epilogo: “Anna Politkovskaja è l’unica, tra queste donne, che ho conosciuto di persona, una mattina dell’inverno del 2004, a una conferenza stampa per il processo contro il movimento di Eduard Limonov”, annota la scrittrice, che scatena nel lettore grande curiosità.

Quello che emerge è inoltre l’osservare un Paese perennemente in movimento, dove i cambiamenti radicali, hanno un riflesso diretto sulle donne. Come l’abolizione della servitù della gleba, che non solo “aveva gettato sul lastrico centinaia di famiglie aristocratiche”, ma aveva lasciato migliaia di ragazze di buona famiglia “senza dote e condannate al dilemma se rimanere zitelle o darsi da fare, studiare, trovarsi un lavoro e costruirsi da sole un futuro”. Ed è forse in quel momento che la donna in Russia inizia ad avere quella marcia in più, di cui più o meno tutti hanno sentito parlare.

(Credits: Foto di Giulio Pietromarchi)

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