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Giovedì 17 maggio 2018 - 16:04

Giappone, sterilizzazioni forzate: tre vittime denunciano lo Stato

Realizzate nell'ambito di una legge eugenetica
Giappone, sterilizzazioni forzate: tre vittime denunciano lo Stato

Roma, 17 mag. (askanews) – Tre giapponesi che, durante l’adolescenza sono stati sottoposti a sterilizzazione forzata nell’ambito di una legge eugenetica, hanno presentato denuncia contro il governo. Si tratta di una nuova denuncia, venuta dopo un primo caso già discusso quest’anno.

“Io spero che le altre vittime, che hanno sofferto come me nei decenni, protestino e si uniscano a noi”, ha dichiarato Saburo Kita, 75 anni, presentando la sua denuncia al tribunale di Tokyo. “Voglio – ha continuato – che il governo riconosca la verità e mi renda la mia vita”.

Come migliaia di altre persone, Kita è stato sterilizzato urante l’adolescenza. Prima di sposarsi non ha ammesso la sua condizione con quella che sarebbe diventata la moglie, confesando solo poco prima che questa morisse nel 2013. Chiede allo Stato un risarcimento di 30 milioni di yen (230mila euro), ha precisato il legale Naoto Sekiya.

Due altre persone hanno depositato simultaneamente la denucnia in altre regioni del Giappone. “La Dieta non ha preso misure (per abolire la legge), l’amministrazione ha fallito nel mettere in campo disposizioni contro quella che era una chiara violazione della Costituzione, anche per l’epoca”, ha sottolineato Sekiya.

Le autorità hanno riconosciuto che qualcosa come 16.500 persone hanno subito interventi chirurgici di sterilizzazione nel quadro di una legge approvata nel 1949 e rimasta in vigore fino al 1996 destinata a persone con handicap mentali. In 8.500 casi l’operazione è avvenuta, secondo le statistiche ufficiali, senza consenso. Ma in molti altri casi, seocndo i giuristi, l’operazione era “di fatto forzata” con pressioni sui pazienti o sulle loro famiglie.

Germania, Svezia, Stati uniti e altri paesi hanno avuto leggi o programmi eugenetici simili. In procedimenti legali in questi paesi le vittime hanno avuto sempre responsi negativi, con la motivazione che la procedura era considerata legale al’epoca dei fatti.

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