Header Top
Logo
Lunedì 24 Settembre 2018

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Esteri
  • Cosa dice il politologo russo Lukyanov sull’attacco Usa in Siria

colonna Sinistra
Martedì 17 aprile 2018 - 10:47

Cosa dice il politologo russo Lukyanov sull’attacco Usa in Siria

"Hanno perso il jolly"
Cosa dice il politologo russo Lukyanov sull’attacco Usa in Siria

Mosca, 17 apr. (askanews) – “La Russia non attaccherà nessuno” poichè sa bene che “tanto più sarà di successo la carta Assad, tanto più efficace sarà la risposta all’America”, che sulla Siria non ha una linea, come non l’hanno i Paesi dell’Ue, se non quella dello scontro con Mosca (e Teheran), per tentare di ridimensionarne il ruolo nel Paese mediorientale. Lo dice in un colloquio con Askanews il peso massimo tra i politologi russi, Fyodor Lukyanov, parlando della situazione in Siria. L’esperto sottolinea come “i militari conoscono bene i rischi e, con tutte le forze, cercano di evitare lo scontro diretto. Poiché lo scontro diretto rende lo sviluppo della situazione ancora più imprevedibile. Sugli attacchi di sabato, ad esempio Trump ha detto “missione compiuta”, anche se non è chiaro, non solo perché dica compiuta, ma neppure quale fosse la missione. Ma è palese che quella linea rossa che era stata posta da Mosca, invalicabile, di non toccare alcune strutture, gli americani l’hanno osservata”.

La situazione descritta da Lukyanov è molto più complessa, persino di quello che ci si potrebbe aspettare. Un gioco di equilibri complicatissimo, dove a suo dire gli Usa non hanno più neppure un cavallo su cui puntare, se non sè stessi. “Sia gli Stati Uniti, sia i paesi europei, non hanno una linea. O meglio non è chiaro realmente quello che vogliono ottenere. Due anni fa per lo meno, si sapeva che gli Usa puntavano sulla opposizione moderata, e volevano il suo rafforzamento. Idealmente era un cambio di regime, ma anche se non fosse stato possibile un cambio di regime, almeno avrebbero esercitato un’influenza sul regime. Al momento questo tipo di forze non esistono più. Ci sono sempre gli islamisti radicali, mentre tra le fila di chi era all’opposizione moderata, alcuni hanno abbandonato la lotta, alcuni sono passati dalla parte di Assad, alcuni sono emigrati.

Insomma non ci sono quelle forze che venivano sostenute dagli Stati Uniti in passato. E quindi viene da domandarsi: che cosa vogliono adesso? E la risposta a me sembra fin troppo semplice .

Non permettere alla Russia di rafforzarsi in Siria. Anzi diciamo all’Iran e alla Russia”.

Già perchè non c’è solo Mosca in questo gioco così coomplesso. “L’Iran – continua Lukyanov – ha una storia di potenza regionale, ha i suoi rapporti politici, mentre la Russia è una forza esterna, che da 2-3 anni si è trasformata da marginale a centrale. Questo ovviamente dà molto fastidio agli Stati Uniti”. Coma offre motivo di irritazioni, l’asse Ankara-Mosca. “Il presidente francese Emmanuel Macron, con una sincerità sconcertante, ieri sera ha dichiarato che i francesi, gli americani e gli inglesi sono riusciti a dividere la Turchia dalla Russia. Come noto Ankara sosteneva gli attacchi, mentre la posizione russa è ben chiara. La Turchia appoggia un cambio di regime, mentre Mosca e contraria. Ma per il resto entrambi i Paesi si trovano e su posizioni coincidenti. Ovviamente ogni volta che gli americani fanno qualcosa, e i turchi li sostengono, questo aggiunge nuove difficoltà alla trojka Russia-Iran-Turchia”.

In questo senso, lo scopo sembra scompaginare quell’asse che viene visto da molti come la possibile futura Yalta mediorientale, con una sonora e ingombrante esclusione di Washington. “Gli attacchi degli Stati uniti sono, mi pare, abbastanza comprensibili: gli attacchi hanno avuto un carattere esclusivamente dimostrativo. Proprio come lo scorso anno per l’amministrazione di Donald Trump era importante dimostrare di essere pronti e capaci di prendere una posizione di forza, in qualsiasi momento, quando sia considerato necessario. E soprattutto dimostrare che contro di loro nessuno può far nulla e di essere la più importante superpotenza. Ma resta il fatto: non è chiaro quale sia l’obiettivo”, dice il politologo.

E mentre sui social si sono levate voci di un possibile ‘rilancio bellico’ siriano, appoggiato dalla Russia, nella regione di Deir Ezzor Idlib, Daraa, Quneitra, Lukyanov consiglia di guardare alla sostanza: “Mosca svolge quell’importante funzione di sostegno, ma non combatte sul campo, se non a livello minimo. La questione è piuttosto che cosa faranno le truppe siriane. Ma a me sembra che una vera e propria risposta, dalla Russia non bisogna aspettarsela. La Russia, a differenza della degli USA, ha un compito molto chiaro: rafforzare la posizione del governo siriano affinché si riprenda il controllo sulla maggior parte del territorio. Penso che tutti capiscano che tornare indietro al 2011, è impossibile. Ma allargare il controllo, liquidare le sacche che si possono liquidare,, dove in sostanza non ci sono gli americani, questo è il compito. È un lavoro molto pesante, poco appagante, ma è comunque parte del processo politico, e in questo senso rispondere alle azioni americane significa, mettere ulteriormente in forse il processo politico”.

Cgi/Int9

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su