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Mercoledì 6 dicembre 2017 - 19:23

Russia, Putin corre per il Cremlino, candidato contro nessuno

Simonov: non causale Nizhny Novgorod, città che respinse polacchi
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Mosca, 6 dic. (askanews) – Qualcuno ci scherza: “si è risolto il principale quesito dell’anno”. Qualcuno la prende davvero sul serio come la presidente del senato russo Vlaentina Matvienko: “Questa decisione rimuoverà l’ansia nella società”. Di fatto l’ufficializzazione della candidatura di Vladimir Putin alle presidenziali di marzo 2018, se da una parte non sembra affatto una sorpresa, dall’altra scioglie molti nodi della politica, e ne riannoda altri. Putin è un marchio di fabbrica e una certezza per il Paese, che quando lo ha visto arrivare veniva fuori dalla violenza del capitalismo selvaggio degli anni Novanta. E oggi, alla luce di quella che sembra una rielezione sicura in base ai sondaggi, tira un sospiro di sollievo. “Non c’è nessuna notizia” afferma il direttore generale della Fondazione russa per la sicurezza energetica, Konstantin Simonov, interpellato da Askanews. “Il sistema politico senza Putin non funziona” aggiunge, pur notando che la vera posta in gioco e la vera lotta per la poltrona si sta consumendo altrove: per la poltrona di premier, dove comunque può essere considerato tra i più favoriti l’attuale capo di governo Dmitri Medvedev.

Secondo l’analista e politologo, il messaggio politico è fin troppo evidente. “Era sin dall’inizio chiaro – continua Simonov – che Putin non sarebbe potuto andare da nessun’altra parte. Il sistema funziona solo con lui. Quando Dmitri Medvedev si candidò alla presidenza, per entrare in carica 4 anni nel 2008, era fin scontato che si trattava di una decisione temporanea. Oggi non è così. Oggi è vitale costruire un nuovo sistema politico, nel quale Putin non ci sarà. Ma oggi, quel sistema non esiste ancora e il sistema politico attuale ovviamente non può funzionare senza di lui”.

Interessante anche capire il codice usato per avanzare la candidatura. “Putin l’ha fatto da Nizhny Novgorod, che non è neppure un caso: nel 1612 fu la città dove, nel periodo dei torbidi proprio mentre i polacchi erano fuori Mosca, si era formata la seconda milizia nazionale per combattere l’invasione”. Ossia respingere un attacco da Ovest. “Sulla Piazza rossa c’è Monumento a Kuzma Minin e al principe Dmitry Pozharsky, i leader della milizia e della vittoria sulla Polonia nel 1612. Penso che Putin abbia scelto questa città non a caso, perché proprio in questo momento bisogna trovare delle risposte alle aggressioni esterne”. E questa campagna offre molte risposte sulla politica estera, mentre non offre per ora alcun programma su quello che farà il presidente russo sul fronte nazionale.

Inoltre va valutato il fatto che “Putin – spiega l’analista – ha fatto questo annuncio in una fabbrica, in questo pomeriggio, davanti a un pubblico giovane. Anche questo non è casuale. Putin di solito costruisce le sue campagne in base a concetti molto semplici: io conosco bene il popolo, io vengo dal popolo. La formula era stata già rodata nella campagna precedente: all’epoca c’era una chiara contrapposizione tra chi lavorava nelle fabbriche e chi veniva dal centro delle grandi città e andava in piazza a protestare: questi ultimi erano i cosiddetti hipster. Il formato era abbastanza organico, soprattutto dopo le grandi proteste di piazza del 2011-2012. Proprio attraverso quella campagna elettorale, la gente semplice, dalle fabbriche o dalle campagne, si era schierata contro gli hipster. La provincia aveva sostenuto Putin”.

La campagna elettorale per quello che è un nuovo biglietto elettorale che permetterà a Putin di restare in sella sino al 2024 sarà, secondo Simonov, “classica”, “rituale”, di quelle alle quali Putin ci ha ormai abituato. “Quello che invece sarà nei prossimi sei anni, lascia aperti molti punti di domanda. Perché al momento non c’è alcun programma. E non ci sarà. Se non quelle tesi scontate secondo le quali bisogna sviluppare l’economia o non bisogna dimenticare il sociale, quel classico programma dove tutto è bene quel che finisce bene. E non c’è nulla di male”.

Ma il mistero c’è. “Il vero e proprio intrigo di questa campagna elettorale non è quello che accadrà durante, ma quello che sarà dopo. Ad esempio capire quale sarà il corso economico. In questo momento a queste domande lo stesso Putin non è in grado di rispondere. Perché lui evidentemente non ha un vero e proprio quadro. Inoltre bisognerà cercare un nuovo quadro politico. Come sarà la nuova forma di sistema politico nel futuro. Tra sei anni dovrà essere chiaro chi sarà il delfino e quale sarà il sistema politico”.

C’è chi dice che Putin non arriverà alla fine del mandato. Il quarto non consecutivo. Ma Simonov non è d’accordo. “Si dicono un sacco di sciocchezze purtroppo. Anche di questo governo si diceva che non sarebbe arrivato alla fine dell’anno. Ma invece quello che è fin troppo chiaro è che manca un nuovo sistema politico, che possa reggere senza Putin. O con lui. Ci sono modelli anche di questo genere, basti pensare alla Cina: Deng Xiaoping” che ha ricoperto ruoli direttivi nel Partito Comunista Cinese (PCC) a più riprese nel corso dell’era di Mao Zedong, diventando leader de facto della Cina dal 1978 al 1992. “Ma credo che la questione non si risolverà velocemente. Per questo non penso che non se ne andrà presto, tra un anno, per esempio. Prima bisogna trovare un nuovo sistema”.

Intanto altri candidati, realistici, non si vedono. Da Ksenja Sobchak, la “candidata contro tutti”, al garante del Cremlino per gli imprenditori, l’esponente dell’ala liberale dell’establishment russo, Boris Titov, secondo Simonov non si tratta di voci rappresentative. Anzi per l’ala liberale Sobchak è molto meno rappresentativa di quanto lo fosse Mikhail Prokhorov la volta scorsa. “I problemi economici non sono pochi. E lo si vede anche dalla retorica di Titov. Titov dice che è a favore di Putin, ma il suo modello economico non lo convince. È davvero una strana storia: sono tutti a favore di Putin, eppure tutti pensano che in economia va tutto male. È abbastanza paradossale. Una storia paradossale, perché Putin ha fatto molto per la politica estera e all’interno della Russia molti pensano che in politica internazionale ha ottenuto dei grandi successi. Magari voi all’Ovest pensate diversamente, ma qua è così. E questo permette a Putin di fare in modo che la popolazione non si curi di altro”. Ma i problemi ci sono e in un modo o nell’altro andranno risolti. “Il livello di vita medio si è molto abbassato negli ultimi tre anni, e questo lo capiscono tutti”.

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