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Lunedì 20 novembre 2017 - 19:25

Le prime ammissioni sulla fuga radioattiva di cui non ci avevano detto niente

Rutenio-106
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Mosca, 20 nov. (askanews) – Il servizio meteorologico russo ha confermato la presenza alla fine del mese di settembre di concentrazioni “estremamente alte” dell’isotopo radioattivo Rutenio-106 in alcune zone del Paese, dopo le notizie di una possibile contaminazione circolate in Europa. La concentrazione più elevata – un livello 986 volte superiore alla radiazione naturale di fondo – è stata registrata dalla stazione meteorologica di Argayash, nella regione di Chelyabinsk, a una trentina di chilometri dal sito nucleare di Mayak, già teatro nel 1957 di un grave incidente e utilizzato oggi come impianto di riprocessamento del combustibile esaurito.

A lanciare l’allarme in Europa era stato l’Istituto per la Sicurezza nucleare francese, che aveva rilevato tracce di Rutenio-106 in territorio francese fra il 27 settembre e il 13 ottobre: la fonte della contaminazione – non a livelli pericolosi per la salute – era stata identificata in un punto compreso fra il Volga e gli Urali.

L’ente nucleare russo, Rosatom, aveva dichiarato all’epoca che i livelli radioattivi “attorno all’intera infrastruttura nucleare russa sono nella norma e al livello della radiazione di fondo”; il Rutenio-106 non esiste in natura ed è prodotto dalle reazioni nucleari all’interno di un reattore. (Foto di repertorio) Mgi/Int2

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